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“Batterò la sclerosi 
con una rovesciata”

Pubblicato il 06/02/2010, 02:02:42 | Da Luigi Scardigli | Categoria: La speranza
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Stefano Turchi è convinto che tra la Sla, che lo perseguita da circa 4 anni, e i suoi trascorsi da calciatore, non ci sia una relazione consequenziale. Però, di fronte alle accuse furiose lanciate al sistema calcio e alle sue numerose disfunzioni dalla figlia di Mauro Beatrice, ad esempio, uno dei tanti, troppi, ex giocatori della Fiorentina morti in seguito alla sclerosi laterale amiotrofica, a Stefano, qualche dubbio, gli viene: ma poi preferisce passare oltre. E aspettare. Aspettare casomai che da qualche angolo della ricerca spunti fuori un farmaco capace almeno di frenare la folle corsa di questa malattia, che si presenta così, con piccoli e a volte impercettibili disturbi, per poi dilagare in un battibaleno, e mangiarsi, con voracità, muscoli, articolazioni, forza e voglia di vivere. “Quella mi è rimasta, ci mancherebbe altro – sorride Stefano Turchi, raggiunto telefonicamente presso la propria abitazione di Grumello del Monte, in provincia di Bergamo -: non potrei fare altrimenti al fianco di una donna che amo, mia moglie Simona e in vista del futuro per la nostra piccola Sara, di otto anni. Il resto però ho imparato a viverlo giorno dopo giorno, senza fare progetti, accontentandomi della malattia che, ultimamente, pare aver pretese tutto sommato ragionevoli”. La Sla, a Stefano Turchi – nato a Pistoia 42 anni fa e cresciuto calcisticamente nel Prato, con una dignitosissima carriera che l’ha catapultato fino alla massima serie, con la maglia dell’Ancona, nella stagione 1992-93 – gli è stata diagnosticata al “Besta” di Milano, nel 2005.
“Cominciai a lamentare un ritardo motorio prima alla gamba sinistra, poi al braccio – ricorda Stefano Turchi -: i medici iniziarono ad insospettirsi e da lì sono cominciate le analisi, che hanno poi dato il tragico responso. Il primo anno è stato il più terribile: primo perché i tentacoli della malattia fecero i danni più grandi, evidenti, sensibili, secondo perché fu davvero dura arrendersi all’idea di dover convivere con una compagna così sgradita. Mi hanno salvato l’amore di mia moglie e la comprensione, straordinaria, di mia figlia, senza dimenticare i miei genitori, mia sorella e tanti amici che non mi hanno mai abbandonato”.

E tu sei convinto che con il calcio e i suoi derivati illegali, come il doping, le cure radiologiche, i poderosi integratori, gli incredibili diserbanti, le pomate miracolose, il tuo calvario non abbia alcuna relazione?

“Convinto no, però spero proprio di essere solo uno dei tanti sfortunati e non una vittima di esperimenti, una cavia. Dalla parte della difesa del calcio, a proposito del teorema che hai appena accennato e la relazione con la Sla, vorrei mettere, sul piatto di quella bilancia, i tanti altri sport esposti a queste eventuali letali distrazioni, senza per questo dover poi registrare anomali pandemie. Ma non escludo nulla, perché non posso e soprattutto perché non voglio. E se la moglie e i due figli di Bruno Beatrice hanno subodorato che qualcosa di strano (raggi Roentigen, contro la pubalgia, richiesta danni alla Fiorentina di 10 milioni di euro, 24 settembre 2009) ci sia stato dietro la morte del loro congiunto, fanno benissimo ad urlare tutta la loro rabbia e chiedere che venga fatta giustizia. Di fronte a misteri così dolorosi il coraggio di chiunque è una molla straordinaria per la ricerca della verità, ma anche per la sensibilizzazione”.

Non mi piace insistere: però, il cimitero del calcio è ricco di decessi anomali: Signorini, Taccola, Gorin, Vincenzi, Lombardi e improvvisi strani malori, come successo a Saltutti, De Sisti.

“I medici con i quali sono in contatto e terapia mi hanno assicurato che al momento, di certezze, non ce ne sono. Anzi, una ce n’è, ed è quella tragica che racconta che pare che siano pronti alcuni farmaci sperimentali che non riescono a mettersi sul mercato per mancanza di fondi. Su questo, noi tutti malati di Sla, non possiamo che essere d’accordo: che al di là di una mancata eventuale prevenzione, si faccia poco o nulla per la cura. Ogni tanto si ricordano di noi grazie al coraggio, leonino, di qualche nostro compagno di sventura, Borgonovo su tutti, che decide di uscire allo scoperto e buttare sul piatto della compassione la tragica realtà delle cose. E perché qualche malato, invece che elemosinare attenzioni, decide di proclamare scioperi della fame e porre all’attenzione di tutti un problema che riguarda noi pazienti e le persone che ci gravitano attorno, ma che non esclude certo il resto della società sana, o meglio, non affetta da Sla. Allora spuntano partite del cuore, come quelle organizzate per me a Pistoia e ad Ancona, strazianti testimonianze d’affetto che non mi fanno sentire solo e che mi danno forza ulteriore per continuare ad andare avanti”.

Cosa ti spaventa di più?

“Nulla, te lo dico con il cuore in mano. Da quando mi hanno diagnosticato la malattia ho contemporaneamente smesso di sognare e di aver paura. L’unico progetto che desidero portare avanti è quello che riguarda mia figlia: ha solo otto anni e nonostante non capisca, ringraziando il cielo, la Sla, è profondamente comprensiva nei miei confronti, una bambina con mille premure, infinite attenzioni. Il futuro di Sara: ecco, quello mi preme veramente. Speriamo di avere ancora molto altro tempo per starle vicino e vederla diventare una donna”.

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2 commenti
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  1. Le cause sporadiche di tutte le SLA, sono le frequenti interruzioni della respirazione, (brevi apnee istintive e abituali) svolgendo le attività di lavoro, o attività sportive intense, affaticanti e continuate.
    Queste apnee se ripetute nel tempo causeranno CARENZA DI OSSIGENO AI MOTONEURONI DELLA CORTECCIA CEREBRALE, E ALLE ALTRE CELLULE CHE AZIONANO I MUSCOLI.
    IN SEGUITO, LA CARENZA DI OSSIGENO AI MOTONEURONI CAUSERA’ UNA PROGRESSIVA ATROFIA MUSCOLARE, CHE INDICA LA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA.
    L’UNICA TERAPIA CHE PUO’ FERMARE LA PROGRESSIONE DI QUESTA MALATTIA NEUROMUSCOLARE E’ UNA MAGGIORE PERFUSIONE CEREBRALE, (flusso sanguigno al cervello), GRAZIE AL QUALE LE CELLULE CHE AZIONANO I MUSCOLI OTTERRANNO UNA MIGLIORE OSSIGENAZIONE, PERMETTENDO IN QUESTO MODO LA REGRESSIONE DELLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA.

  2. La SLA è una malattia difficile a raccontarisi, la conosce soltanto chi ha un famigliare e un amico affetto da quesa terribile malattia , ringrazio il mondo del calcio che tanto fa per promuovere la conoscenza e la ricerca. Non colpisce soltanto i calciatori nella mia città Prato dove ci sono una ventina di casi nessuno è calciatore. Speriamo nella ricerca

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