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“Chi sbaglia, lo deve accettare”

Pubblicato il 05/02/2010, 09:02:23 | Da Jacqueline Monica Magi | Categoria: Dialoghi
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Quante volte mi capita, e capiterà a tutti, di far notare a qualcuno un suo problema e ricevere insulti, aggressioni da questo soggetto. Io vivo in un palazzo dotato di cortile interno da cui si esce sulla strada tramite un cancello su cui campeggia un cartello inequivocabile di divieto di sosta, dotato di indicazione della relativa ordinanza comunale. Non passa giorno che non si trovi chi ostruisce il suddetto passo carrabile, talvolta anche avendo davanti e dietro di sé posto libero e potendo evitare di bloccare il passaggio a chi vive nel palazzo. Così come non passa volta che non si faccia notare, a chi ostruisce il passo carrabile, che sta creando un problema a delle persone che hanno invece diritto a uscire dal loro cortile quando vogliono. Incredibilmente in una situazione così netta in cui vi è un soggetto che viola un altrui diritto ed un soggetto vittima di ciò, chi viola il diritto, la regola e crea un problema reagisce in modo deciso contro la vittima che gli fa notare il suo torto. Regolarmente il maleducato di turno offende a parole chi ha già offeso a fatti. Rare le scuse. Questo è solo un banale esempio di un fenomeno più generale che si estende in tutte le situazioni.
Si legge di moltissimi episodi di genitori che contestano i docenti perché hanno criticato i loro figli. Per gli insegnanti non è possibile in questi casi svolgere adeguatamente il loro compito di educatori, che quando è fatto bene e per il bene e la crescita degli alunni necessita anche di rilevarne gli errori e i difetti. Ma per questi genitori è più importante cullare il loro cieco narcisismo che dotare i figli di strumenti adatti ad affrontare il mondo nel miglior modo possibile. Sembra che in questa società non sia possibile far rilevare a nessuno i propri errori o per lo meno le proprie reali attitudini, i propri umani limiti. Il muro del narcisismo si erge contro la realtà.
L’illusione della perfezione rende ciechi di fronte alla vita e la vita continua il suo corso lasciando indietro chi insegue vanamente la perfezione.
Così si può arrivare a scegliere di non essere piuttosto che essere ciò che possiamo, quando il potere non coincide con il volere.
Compito di tutti è accettare e insegnare ad accettare ciò che siamo, con i nostri limiti. Noi siamo umani e cresciamo, invecchiamo, si rallenta il metabolismo e ingrassiamo, ci compaiono le rughe, le forme del corpo si modificano ma tutto questo è la natura delle cose, cercare di fermarla con operazioni di qualunque genere è follia. Allo stesso modo come non si può pretendere di avere venti anni quando se ne hanno cinquanta non si può pretendere di svolgere compiti cui non siamo portati o preparati. Una gallina non può pretendere di ruggire come un leone così come un leone non può pretendere di volare come un colibrì, ma non per questo uno di loro ha meno dignità dell’altro e diritto di esistere.
Noi uomini dobbiamo imparare dagli animali ad accettare ognuno ciò che è, rispettandoci tutti qualsiasi cosa siamo e rispettando per prima cosa noi stessi per ciò che siamo, senza pretendere di essere un’altra cosa.
Ma l’arte di essere e di vivere è lontana, purtroppo, dalla nostra cultura occidentale, nata dal platonismo e dal suo dover essere, rafforzata dal cristianesimo e il suo ideale celeste. Così ci violentiamo per inseguire ideali irraggiungibili e odiamo tutto quanto ci ricorda il nostro umano stato di realtà.
In questo odio per il reale si annida l’odio per la vita, così imperfetta, così poco ideale ma così Vera.

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