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“La mia nuova chiesa sono Silvia e Giulio”

Pubblicato il 05/03/2010, 06:03:59 | Da Luigi Scardigli | Categoria: La storia
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L’abbiamo incontrato nell’emeroteca della libreria “San Giorgio”, a Pistoia. Cristiano Vannucchi, l’ex don Cristiano Vannucchi, ex parroco di Vicofaro, il sabato mattina porta lì suo figlio, Giulio, di 4 anni, nato dall’amore che lo lega a Silvia. La sua vicenda all’epoca, fece molto scalpore. “Sono cambiate tante cose da quando ho lasciato gli abiti talari e indossato quelli civili, ma sono lo stesso di prima” – ci confessa, con un divertente gioco di parole.
Ma chi, tra lei e la Chiesa, ha tradito?
“Nessuno. La Chiesa non ha mai usato mezze misure: è da sempre, secolarmente, chiara. Sono nato il 9 aprile del ‘63 e, nel giorno del mio 25esimo compleanno, sono diventato prete. Ho terminato il mio diaconato a 24 anni e credo che quella sia un’età nella quale prendere decisioni tanto importanti, come il celibato, sia difficile”.
E’ stata dunque Silvia, sua moglie, il motivo scatenante della sua anticonversione?
“No, o forse è più corretto dire, non solo. Come scriveva don Milani: il prete è come una puttana o una maestra, sottintendendo cioè l’immensa grandezza e la contemporanea limitazione del presbiterismo, perché il prete, seguito principalmente da una popolazione femminile, è un vero e proprio valorizzatore dei crismi delle donne, specialmente di quelle sposate”. prete1
Perché non ha provato a proclamarsi paladino di un diritto-dovere, tanto caro ai protestanti, che il mondo circostante ritiene inevitabile, necessario?
“Perché non ero, non sono e non sarò pronto per una crociata tanto impegnativa. Quando ripenso a quel momento, a quel sì pronunciato, ricordo perfettamente che il mio animo non fosse animato da dubbi, ma dalla certezza. Il paradosso non è rappresentato dall’attrazione femminile, dalla tentazione, ma da quel senso di profonda solitudine di una vita sistematicamente espropriata, dove tutti vogliono e possono entrare, portandosi puntualmente via qualcosa di importante, decisivo, irrinunciabile. E’ questo esclusivismo che ha probabilmente lacerato, nel tessuto, il mio sacerdozio”.
Però con questa chiesa, quella che si rifiuta di dare l’eucarestia ai gay, tanto per fare uno degli ultimi, ma comunque eclatanti esempi, lei è sempre apparso un pesce fuor d’acqua, alla stregua di altri suoi ex colleghi: don Santoro, don Farinella, don Gallo, don Della Sala e tanti altri, spesso definiti “dissidenti”…
“Non ha alcun senso che ora, da esterno, mi permetta il lusso di dare un giudizio. Ho solo il terrore che tutti quei preti che lei ha citato verranno, lentamente, allontanati dalla gente con la quale fanno sistematicamente comunione, zittiti e resi impotenti di essere davvero discepoli di Dio”.
In quale chiesa, quando è a Pistoia, va alla S.Messa?
“Il mio lavoro (Vannucchi è segretario generale della fondazione Un raggio di sole), spesso, mi porta fuori, ma quando sono in città, la domenica vado alla celebrazione della chiesa del Belvedere, quella di don Roberto Breschi: è la sua cura dettagliata dell’omelia, il suo calore che mi affascinano”.
Mai provato nostalgie?
“Spesso, perché il momento eucaristico è qualcosa di immenso, non solo spiritualmente. Il calore che ricevevo prima, da sacerdote, lo continuo a sentire ancora oggi e, paradosso, soprattutto dalle persone più anziane, che sono decisamente più avanti rispetto all’immobilismo dei Palazzi. In molti mi chiamano ancora don Cristiano: lo fanno con un senso di appartenenza e di tenerezza sul quale non mi sono mai permesso il lusso di specificare, chiedendo inutili e assurde correzioni. Il vangelo è la legge dell’amore, non l’amore della legge”.

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