“Sud Africa, terra di forti emozioni”
Pubblicato il 06/02/2010, 02:02:13 | Da Il Giullare | Categoria: Giramondodi Simeone Clamori
L’ approccio con questa destinazione è sempre e comunque una sorpresa, subito dopo poche ore dal nostro arrivo, si vanifica l’idea che ognuno di noi è solito farsi associando l’immagine stereotipata dell’Africa. E’ quasi sempre consigliabile iniziare il nostro viaggio partendo dalla fascinosa Cape Town (Città del Capo) e per comprendere a fondo la natura ed il carattere di questo avamposto occidentale nella parte più estrema del continente nero. Due cenni storici: Cape Town nacque per volere della Compagnia Olandese delle Indie Orientali e fu Jan van Riebeeck che nel 1652 vi fondò il primo insediamento, come stazione di rifornimento per le imbarcazioni della Compagnia che vi facevano tappa prima di proseguire per il mare di Giava. I coloni olandesi, negli anni a venire poi ribattezzati con il nome di boeri, “contadini”, o afrikaner, si dedicarono principalmente all’agricoltura e all’allevamento. Fu poi con l’arrivo dei primi Ugonotti in fuga dalla Francia, i quali, dopo avere trafugato i pregiati vitigni francesi su commissione della Compagnia, che la regione del Capo iniziò i suoi primi passi nell’arte della vinificazione, creando così le basi di quella che oggi è un’attività fiorente ed apprezzata in tutto il mondo. In questo periodo i coloni importarono schiavi dall’Indonesia, dal Madagascar e dall’India, poi i matrimoni misti fra i discendenti degli schiavi e quelli dei coloni crearono un’etnia mista, i cosiddetti cape coloured. Cape Town è una città di 3 milioni e mezzo di abitanti situata su una bella baia sovrastata dalla Table Mountain un contesto panoramico unico. Bastano poche miglia lungo la Victoria road per essere subito colpiti dal fascino di Camp’s bay, una baia che pare uscita dalle mani sapienti di un impressionista della scuola di Barbizon. Poche miglia ancora lungo la panoramica Main road e siamo nella Riserva del Capo di Buona Speranza e via fino all’osservatorio per ammirare i due oceani che s’incontrano e si fondono alla punta estrema del continente. Oltre il Capo la costa prosegue con la False Bay lungo la quale è possibile avvicinarsi ad una colonia di pinguini africani intenti a pescare e surfare sul ventre le onde. La via del ritorno corre lungo la statale M3 che passa alle spalle della Table Mountain dove consiglio di fermarsi a fare due passi nel Kirsthenbosch Botanic Garden per poi concludere la giornata ammirando il bellissimo tramonto da Signal Hill, un punto panoramico che sovrasta Città del Capo e Robben Island. Non è assolutamente possibile lasciare il Capo senza avere trascorso mezza giornata tra i vigneti e le fattorie. Il mio consiglio spassionato è quello di effettuare questa visita in escursione privata con autista, nel tragitto di ritorno tra i fumi dell’alcool e la guida a destra, il rischio è quello di ritrovarsi in Namibia. E’ incredibile, la mattina ti senti ad un tiro di schioppo dall’Antartide e il pomeriggio sei con il ranger in una Land Rover ad ammirare in rigoroso silenzio una femmina di elefante che abbassa i rami per permettere al suo piccolo di mangiare. Lasciamo la costa e dopo poche miglia a nord ovest siamo già nella regione del KwaZulu-Natal, la terra degli zulù. L’aereo della South African Airways si stacca dal suolo e non vedo l’ora che sia servita la cena per poter dormire, guardo giù dal finestrino e l’ultimo sole illumina il paesaggio, quasi volesse regalarmi un’ultima immagine di questa terra entusiasmante.
