“Uno stadio per Mariani”
Pubblicato il 06/02/2010, 02:02:57 | Da Roberto Grazzini | Categoria: il campione dimenticatoIl 20 febbraio di del 2007 ci lasciava Amos Mariani, l’eroe di Wembley. Montecatini perdeva uno dei suoi figli prediletti, bandiera di un calcio che non esiste più. Termale doc, aveva iniziato a giocare a pallone con la gloriosa casacca biancoceleste, prima di passare, giovanissimo, all’Empoli. Mariani vestì le maglie di Juventus, con la quale vinse due scudetti, Atalanta, Udinese, Fiorentina, Milan (uno scudetto e una Coppa dei Campioni), Padova, Lazio e Napoli (una Coppa Italia). Ma la maglia più amata era quella della Nazionale: sette le presenze in azzurro e la partecipazione con la rappresentativa olimpica ad Helsinki 1952. Il suo nome è legato soprattutto a quel pomeriggio, diventato storico, del 6 maggio 1959, quando nella sfida contro l’Inghilterra di Bobby Charlton, a Wembley, tempio indiscusso del calcio mondiale, trascinò l’Italia, sotto di due reti, a un’autentica impresa. Quell’ala scattante, dai capelli sempre in ordine e dai piedi di velluto, siglò la rete del definitivo 2-2 e per la prima volta la nazionale azzurra tornò imbattuta dal regno della perfida Albione. Appese le scarpette al chiodo per intraprendere la carriera di allenatore. Lucchese, Nuova Igea e il suo Montecatini in serie C furono le tappe iniziali. Quindi, precursore dei tempi, fu uno dei primi tecnici italiani ad emigrare all’estero, il primo italiano in assoluto a guidare squadre greche, l’Ethnikos di Atene e a seguire il Kavalla. Negli ultimi anni oltre a fare l’osservatore per l’Empoli aveva messo la sua esperienza, passione e professionalità al servizio del settore giovanile in veste di direttore sportivo e precisamente con il Montalbano (dove scoprì Gelson che ha giocato in Coppa dei Campioni con il Thun) e con il Montecatinimurialdo. Non importava che un ragazzo palleggiasse. Da come camminava, Amos capiva se era tagliato per il calcio. Carattere spigoloso e dolce allo stesso tempo, mai avvezzo ai compromessi con quell’impermeabile portato sulle spalle in giacca, cravatta ed immancabile sigaretta all’angolo della bocca. Questa è l’immagine indelebile che è rimasta nella mente di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, oltre al ricordo ben vivo di chi lo ha amato e apprezzato, come i familiari e soprattutto il figlio Paolo, che ne conserva gelosamente l’imponente archivio fotografico, reperti e cimeli. Il quotidiano “Il Tirreno” sollecitò nei giorni successivi alla scomparsa l’iniziativa di intitolare quantomeno il campo sussidiario alla figura di Mariani. Una proposta che il nostro giornale condivide e appoggia. Ex colleghi ed amici di un tempo, fra cui Bruno Bolchi e Guglielmo Magrini, proposero l’istituzione di un torneo internazionale in sua memoria. Adesso con una persona di calcio, molto sensibile alle vicende cittadine, come l’assessore allo Sport Stefano Pucci, sicuramente qualcosa verrà fatto. Montecatini gliedo deve.
“Il suo calcio pieno di valori”
Stupende le parole che usò ,qualche tempo addietro Pietro Barghigiani, apprezzato giornalista de “Il Tirreno” e che ci sentiamo di sposare in pieno. Di Amos scriveva: ”Uno dei figli illustri di una Montecatini che comincia a perdere i suoi connotati e ancora non ne trova di nuovi, merita di essere ricordato con un segno tangibile. Un simbolo ad imperitura memoria di quali fossero i valori e lo spirito di un personaggio che era un’istituzione per il suo passato e per quello aveva saputo trasmettere da allenatore e uomo di calcio a tutto tondo. Amos e il calcio erano una cosa sola. Un calcio d’altri tempi, vissuto con sentimenti più genuini e spontanei di quelli a cui ci hanno abituato le cronache, dentro e fuori i campi, di un sport che è diventato un’industria. E allora il bel gesto, ma forse sarebbe meglio scrivere l’atto dovuto, potrebbe arrivare dal Comune con l’intitolazione del sussidiario del Mariotti ad Amos Mariani. Sarebbe un riconoscimento apprezzabile per rendere omaggio alla memoria di un personaggio che ha dato lustro alla sua città.
