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	<title>Il Giullare &#187; al di là del Serravalle</title>
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	<description>Mensile di Approfondimento della Valdinievole e di Pistoia</description>
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		<title>Ecco come sarebbe un Festival Blues invernale</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 23:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Scardigli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E di un altro festival, che ne pensereste? Non è retorica, né tanto meno provocazione, ma non siete d’accordo con noi che Pistoia, dopo trent’anni di Blues’In, meriti, per aver superato brillantemente gli esami a pieni voti, anche l’occasione invernale? Insomma, non è ammissibile dover aspettare un anno per poter assistere ad eventi musicali dal vivo che non siano quelli proposti dagli amati, insostituibili, qualificati e gradevolissimi personaggi indigeni, da Becattini a Montaleni, da Mazzoni a Capecchi, con tutti i rispettivi strumentisti al seguito e sempre nei soliti ameni bugigattoli. A dicembre insomma, mese approssimativamente equidistante da luglio tanto partendo dall’alto che dal basso, al Palazzetto di Sant’Agostino o in quello di viale Adua, una maratona musicale si potrebbe anche organizzare. Casomai senza scomodare i mostri sacri che si addicono più al caldo che al freddo e senza il patrocinio, utile e qualificato, dei boss del Blues’In. Come? Il Comune della città e il suo assessorato potrebbero iniziare a farsi carico di un evento virtualmente onlus, perché a costi equivalenti ai guadagni, con il beneficio collaterale di riproporre Pistoia all’attenzione, se non planetaria, almeno nazionale. Casomai offrendo un ticket omnicomprensivo, che contempli ingresso allo spettacolo, pernottamento, buono pasto e perché no, un percorso guidato tra le bellezze della città, un giro di vita e di cultura a 360 gradi, che fonda e confonda la buona musica, l’ospitalità, la cucina e l’arte, requisiti questi di cui Pistoia può, o meglio, potrebbe vantarsi. E cibarsi, iniziando così quel percorso, inevitabile, visti i tempi, della necessaria trasformazione di un’industria che dovrà riqualificarsi, abbandonando le macchine inquinanti e confidando negli investimenti puliti. Sarebbe un’ideona: prendetela come suggerimento, o voi che dovreste!</p>
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		<title>“Uniamo la città per la Pistoiese”</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 23:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Scardigli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno si è mai sognato, in città, di vedere gli arancioni competere contro i diavoli rossi di Manchester o le camicette bianche di Madrid. Ma nessuno di quelli che non hanno mai cullato illusioni poteva lontanamente immaginare che nel giro di trent’anni, tra alterne e non limpidissime vicende, la Pistoiese calcio dovesse, dopo aver assaporato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno si è mai sognato, in città, di vedere gli arancioni competere contro i diavoli rossi di Manchester o le camicette bianche di Madrid. Ma nessuno di quelli che non hanno mai cullato illusioni poteva lontanamente immaginare che nel giro di trent’anni, tra alterne e non limpidissime vicende, la Pistoiese calcio dovesse, dopo aver assaporato la massima serie, cambiare due volte nome, prima di scivolare, pateticamente e tragicomicamente, negli inferi dell’anonimato del cuoio, costretta a contendersi il passaggio in Interregionale con squadre composte, spesso, da scapoli sfigati e ammogliati traditi.</p>
<div>
<p>Oh, è vero, ben altre e più blasonate realtà calcistiche, legate a ferree tradizioni tra l’altro costellate da scudetti, si sono smarrite nel tempo, fino a scomparire. Ma siamo profondamente convinti che Pistoia possegga numeri e liquidità per poter sorreggere l’urto, spesso devastante, di una concorrenza decisamente sleale, ma con la quale, se si vuol conservare il prestigio, occorre necessariamente fare i conti, casomai aggirando l’ostacolo principale e ricorrendo a scorciatoie molto impegnative: costruire in casa i calciatori di domani, che non somiglieranno Messi, Cristiano Ronaldo o Rooney, ma nemmeno Luis Silvio Danuello. Nell’era della globalizzazione, che continua a proteggere chi non ne ha alcun bisogno massacrando invece chi dovrebbe essere realmente tutelato, Pistoia potrebbe davvero costituire e creare un precedente, tanto a se stessa quanto all’intera comunità pallonara. Una squadra figlia di un’équipe finanziaria di sole aziende locali che offre la possibilità di vestire la maglia arancione solo e soltanto a quei piccoli virgulti che vivono in città, affidando loro non solo le sorti agonistiche, ma anche e soprattutto il sapore goliardico di sentirsi, a ragione, portavoce e portacolori di un’intera comunità. Occorre che qualcuno inizi a contemplare questa strada, perché la memoria dei fasti faraonici (quanto mai indicati, pensando all’ultimo Presidente con la P maiuscola) non è più probabilmente ripercorribile, ma quel rettangolo verde, non a caso intitolato a Marcello Melani, con tribuna coperta, curva nord riservata ai fedelissimi di tutte le generazioni che si sono susseguite come supporters, tribuna centrale scoperta, ideale nelle mezze stagioni e la sud riservata gli ospiti, un catino di dodici-quindicimila spettatori, non può cadere nel dimenticatoio e vivere il resto della propria storia rispolverando solo e soltanto il passato. Certo, ci sono problemi ben più seri, in questo momento, in città: le incertezze della Breda, una ditta di servizi che non paga da troppo tempo i suoi lavoratori, una raffica di chiusure di piccole e medie aziende che suona a morto e molti altri contrattempi che meritano approfondimenti ben meno eterei. Ma senza scomodare i fratelli del Blues (“quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”), si potrebbe forse iniziare a programmare un futuro sportivo-agonistico, foriero di lavoro e occupazione, e di sani ed equosolidali principi, quelli che dovrebbero inevitabilmente muovere le coscienze del terzo millennio e convivere con lo sport, calcio compreso.</p></div>
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