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	<title>Il Giullare &#187; Amore Sconsacrato</title>
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	<description>Mensile di Approfondimento della Valdinievole e di Pistoia</description>
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		<title>“Cambiare sesso, processo doloroso”</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 16:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisabetta Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore Sconsacrato]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo di cambiare genere è sempre estremamente doloroso e di solito è l’ultima possibilità, normalmente praticata dopo anni di ricerca interiore. I transessuali sono spesso accusati di essere eccentrici ed egoisti, ma la difficile strada che essi affrontano non è mai il frutto di curiosità, noia o di un capriccio. Se viene scelta questa strada è perché non sono più sopportabili altri stili di vita. Il cambiamento di sesso non è facile né rapido. E’ un processo lungo, costoso, doloroso e spesso il risultato finale è simile a un compromesso, con se stessi e con il resto della società. Quello che accade alle persone che nascono in un sesso in cui si sentono a disagio e sentono di appartenere in realtà all’opposto è la sensazione costante e crescente di guardarsi allo specchio e non riconoscersi. Il corpo in cui ti trovi non è il tuo e si ha persistentemente l’idea di appartenere ad un genere sconosciuto, non hai la percezione delle tue caratteristiche fisiche e sai solo che, nonostante ogni evidenza, tu senti di appartenere veramente all’altro sesso. Insomma è un profondo, enorme disagio, che condiziona tutto e spinge ad affrontare ogni genere di sacrificio per realizzare una condizione che restituisca dignità e la possibilità di una nuova, vera vita. L’unica maniera che la persona ha per stare meglio è adattare il corpo alla mente; in passato medici, psichiatri e psicologi provavano a fare il contrario, ma riuscivano ad ottenere solo un aumento del tasso di suicidi e depressione nei loro pazienti.</p>
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		<title>“Gay e innamorati, ma non più cattolici”</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 16:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Giullare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore Sconsacrato]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[ratzinger]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve, mi chiamo Christian e amo il mio ragazzo Davide, conosciuto 12 anni fa  alla discoteca Area di Montecatini. Abbiamo comprato una casa in Valdinievole, con un mutuo ancora da finire di pagare. Siamo una coppia normale e ci piace vivere alla luce del sole. A ottobre mio padre si è spento dopo una lunga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salve, mi chiamo Christian e amo il mio ragazzo Davide, conosciuto 12 anni fa  alla discoteca Area di Montecatini. Abbiamo comprato una casa in Valdinievole, con un mutuo ancora da finire di pagare. Siamo una coppia normale e ci piace vivere alla luce del sole. A ottobre mio padre si è spento dopo una lunga malattia e Davide l’ha curato con lo stesso amore e devozione come se fosse suo figlio. Siamo sempre stati accolti e accettati bene dalle nostre famiglie. Per lo Stato italiano, unico in Europa (a parte la Grecia), la nostra famiglia non esiste. All’ospedale, per aver accesso ai risultati degli esami di mio padre, Davide ha dovuto inventare di esser suo figlio. In caso di disgrazia, invece, il partner sopravvissuto rischia di restare senza una casa. Senza contare che, dopo una vita trascorsa insieme, non abbiamo il diritto alla reversione della pensione, ma, in compenso, dobbiamo pagare la tassa di successione dell’8 per cento, mentre gli altri non la pagano. Che dire delle parole dell’ex vescovo Scatizzi? L’amore merita tutt’altro rispetto. Proclami del genere aizzano alla violenza e all’omofobia. Noi non crediamo nella chiesa cattolica e, per questo, invitiamo tutti a versare l’8&#215;1000 alla Chiesa valdese, una Chiesa che predica bene e che razzola benissimo. Nel Nord Europa c’è una vera e propria fuga dalla chiesa cattolica, basti pensare che nella Germania di Ratzinger un terzo dei fedeli si è fatto cancellare.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Christian (e Davide) via e-mail.</strong></p>
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		<title>&quot;Ora chiamatemi Sandra&quot;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 16:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Scardigli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore Sconsacrato]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[il tirreno]]></category>
		<category><![CDATA[pistoia]]></category>
		<category><![CDATA[tognarini]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; in lista d’attesa all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Nel giro di un anno, la sala operatoria del nosocomio emiliano, dovrebbe riuscire, con un doppio intervento chirurgico, a cancellare, per sempre, i ricordi del suo passato che si chiama Alessandro Tognarini e consegnarla al futuro come Sandra Tognarini. “Mi ci è voluto del tempo, molto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in lista d’attesa all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Nel giro di un anno, la sala operatoria del nosocomio emiliano, dovrebbe riuscire, con un doppio intervento chirurgico, a cancellare, per sempre, i ricordi del suo passato che si chiama Alessandro Tognarini e consegnarla al futuro come Sandra Tognarini. “Mi ci è voluto del tempo, molto, forse troppo – racconta Sandra Tognarini, 46 anni, dalla propria abitazione milanese, dove vive da oltre dieci anni &#8211; , ma il dado è finalmente tratto e sono sulla strada di diventare Sandra: Sandra Tognarini, giornalista professionista, mestiere che faccio da quando non sapevo che cosa volesse riservarmi di così prodigioso il futuro”. Alessandro Tognarini l’abbiamo conosciuto<br />
a Pistoia, alla redazione de Il Tirreno, dove arrivò carico di sogni, alcuni esauditi, altri persi per strada, nel 1989. Ma in tanti anni di sistematica e quotidiana frequentazione non avevamo mai scorto quel suo desiderio di essere una donna. “Ho provato a tenere lontano questo lato della mia indole fino a quando ho potuto. Poi però, dopo varie sedute psicologiche, mi sono dovuta arrendere all’evidenza e ho iniziato questo percorso. Sono felice e credo anche di essere pronta a vivere questa mia seconda vita, questo nuovo tratto<br />
della mia esistenza. E’ vero, l’intervento, anzi, gli interventi, ai genitali e al seno, salvo contrattempi, dovrei subirli nel 2011, ma mi sento profondamente donna da un bel po’ di tempo e anche per strada, qui a Milano, la gente che ignora i miei trascorsi maschili, mi chiama signora, una parola semplice e banale che mi riempie di soddisfazione”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>A Pistoia invece, con i genitori e le vecchia amicizie, le cose sono diverse?</strong>[singlepic id=1791 w=320 h=240 float=right]<br />
“Sì, e non potrebbe essere diversamente. Però ringrazio i miei genitori per come sono riusciti a metabolizzare il mio cammino, il mio percorso. Devo riconoscere loro una straordinaria dose di amore e comprensione, perché capisco che non sia facile, per una madre e un padre, ritrovarsi improvvisamente di fronte ad una figlia che è stata, per oltre 45 anni, un figlio”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Hai letto lel dichiarazioni di Monsignor Simone Scatizzi, l’ex Vescovo di Pistoia, circa gli omosessuali? </strong>Ha detto che “l’ostentata e di chiarata omosessualità impediscono l’amministrazione della comunione”&#8230; “Io sono cattolica credente. Ma, in questo caso, l’eretico è lui, non io. Non ho fatto scelte, ma mi sono<br />
adeguata a un richiamo insopprimibile. A Pistoia comunque, dove vengo puntualmente per le feste comandate, vado regolarmente in chiesa nella mia parrocchia.<br />
Nessuno ha mai sindacato sulla mia nuova sessualità: ero un figlio di Dio, sono diventata una figlia di Dio”.<br />
Sandra è nata a Firenze nel 1964 e dopo una breve parentesi aglianese, si è trasferita a Pistoia. Si è laureata a Firenze, in Scienze Politiche, proprio durante la scalata al professionismo giornalistico. Ha collaborato con la redazione pistoiese de Il Tirreno dal 1989 al 1993 e poi, dopo un anno sabbatico, un lustro presso La Nazione. Nel 1999 ha lasciato Pistoia e si è trasferita a Milano, dove quattro anni più tardi, grazie ad un rapporto di collaborazione con Mediaset, le è stato riconosciuto il praticantatoed è diventata professionista.</p>
<p><strong>Quando hai capito di essere nata in un corpo sbagliato?</strong> “Da sempre. Sin da bambino non ho mai avuto quegli atteggiamenti che contraddistinguevano i miei coetanei, ma non ho mai creduto di essere una donna. Ho provato in tutti i modi a tenere lontano quel calice che non riuscivo a digerire, ma poi, dopo due anni di incontri psicologici,iniziati per cercare di provare a guarire, me ne sono fatta una ragione eho intrapreso questo percorso”.</p>
<p><strong>Mai avuto rapporti sessuali quando eri Alessandro?</strong><br />
“No, e nemmeno ora, da Alessandra: sono vergine insomma. Prima non sentivo la minima attrazione, ora ho paura che qualche corteggiatore, di fronte all’evidenza da correggere, reagisca male. Devo pazientare ancora un po’, ma arriverà il giorno che del mio trascorso maschile non ci sia più traccia e potrò, tanto per fare un esempio, pagare con la carta di<br />
credito e non fare, preventivamente, prelievi al bancomat; o ritirare alle Poste una raccomandata con il mio nuovo nome e la mia nuova identità”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Dopo l’intervento chirurgico tornerai a vivere a Pistoia?</strong><br />
“No, non credo proprio, ma non perché Milano sia quella metropoli della quale tanto si parla. E’ molto più provinciale di quanto si creda, ma la mia vita professionale,<br />
tra Focus junior e altre riviste di viaggi per le quali collaboro, ormai è qua”.</p>
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