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	<title>Il Giullare &#187; Dialoghi</title>
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	<description>Mensile di Approfondimento della Valdinievole e di Pistoia</description>
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		<title>Fu vera crisi?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacqueline Monica Magi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola più usata in questo momento è CRISI. Solo di questo si ragiona. Ma crisi di cosa? Dell’economia certo, ma di quale economia? Si sta diffondendo un panico da crisi che trovo estremamente preoccupante e distruttivo, tanto che si sta assistendo anche a vari suicidi di persone che si sentono evidentemente in trappola a causa della crisi. Mi pare però che non si riesca a ragionare serenamente su questa crisi e a osservare cosa realmente sta succedendo. Non ho certo le competenze per dare soluzioni o giudizi ma vorrei riflettere su alcuni punti e invitare tutti a riflettere e a fornire le proprie idee e osservazioni, vorrei che le persone provassero a pensare realmente alla situazione senza ascoltare i media. La grande crisi economica che ho vissuto prima di questa fu quella del 1974 -75, gli anni della crisi petrolifera, quando la domenica andavamo a piedi per l’Austerity. A quell’epoca l’Italia era diversa, le famiglie vivevano perlopiù in affitto, non avevano case di proprietà, poche le auto, non moltissimi i telefoni, la tv aveva due canali, la lavastoviglie era di pochi e i vestiti si compravano per le feste. Non c’erano vari tipi di negozi per ogni categoria di merce, si andava alla merceria per l’intimo e l’unico supermercato a Montecatini era l’Esselunga, appena aperto. Oggi molte di più sono le case di proprietà, i giovani non pensano ad andare in affitto, ma a comprarsi la casa. A 18 anni si comprano l’auto e per famiglia si contano dalle due alle quattro auto. Non contiamo il numero degli elettrodomestici, non solo lavastoviglie ma asciugatrici, computers, giochi elettronici, di tutto, tanto che oggi c’è il problema di cosa regalare, perché tutti hanno tutto, sono sepolti dalle cose!!!!<br />
Appare evidente che il tenore di vita attuale di un italiano medio è molto più alto di quello di meno di quaranta anni fa e, crisi o non crisi, rimane più alto, non fosse altro per quanto già accumulato. Allora cosa è che non possiamo più fare a causa della CRISI? Riempirci le case di ogni oggetto possibile? Comprare per diletto e non per necessità? Ci siamo trasformati tutti in consumatori senza alcun criterio. E l’unico lavoro che pare esistere è il commercio, vendere ogni tipo di cose. Osservando le nostre città si nota che sono solo vetrine di negozi tutti uguali. Una società di venditori e compratori. Questo è quanto ora appare essere la nostra società. Non vedo altro. Non vedo persone che vogliono creare delle cose, artigiani, artisti, coltivatori. Dove sono fanno vita grama, non compresi, non considerati. Al sud sono stati fatti morire interi rami di artigianato raro, unico al mondo, all’inseguimento dell’industrializzazione. Mi riferisco alla coltivazione del bergamotto in Calabria, all’artigianato siciliano, calabrese, all’inseguimento del lavorare tutti nell’industria. Ad un certo punto della nostra storia si è abbandonata anche l’industria cercando di diventare tutti venditori, impiegati, tutti impiegati nel terziario in una ricchezza creata solo da terziario e dal finanziario. Allora mi chiedo: questa che CRISI è se non la crisi di una società basata sul nulla, sull’assenza di un vero progetto creativo, di una guida e una programmazione economica a partire dalla scuola, dove non vengono fornite ai giovani indicazioni reali sul loro futuro, su cosa sarà la società futura e cosa potranno fare realmente, una società in cui il tessuto economico si è sviluppato senza guida in modo confuso e senza reali professionalità, in cui dove le professionalità ci sono non vengono riconosciute e dove tutto è stato drogato fino ad oggi dal “clientelismo”, la principale legge dell’economia e della politica italiana fino ad ora.</p>
<blockquote><p>Se CRISI vuol dire scoppio di quella bolla di aria in cui stiamo vivendo per giungere ad una società in cui si forniscono ai giovani linee guida di crescita, concretezza e professionalità, possibilità di far valere le loro competenze allora sono felice della CRISI. Se CRISI significa uscire da una bolla d’aria in cui tutti devono essere ricchi con il gioco finanziario, vestiti all’ultima moda tutti uguali e dotati di ogni genere di oggetto, pena l’esclusione dal mondo civile per entrare fra i nuovi emarginati della storia allora sono felice di questa CRISI. Se questa CRISI ci porta a riflettere su dove stiamo correndo e per cosa e a ripensare in modo pacato ed equilibrato, senza “ismi” di alcun genere, alla nostra società e alla nostra vita, allora è una buona CRISI.</p></blockquote>
<p>Sono stanca di vivere fra allarmismi di ogni genere, sulla pelle di noi persone comuni che svolgiamo il nostro lavoro cercando di farlo al meglio che possiamo, spinti ad una corsa verso mete inutili e che non ci interessano. Sono stanca di un mondo dove i valori sono ricchezza e competizione, vorrei un mondo dove i valori sono creatività e pluralismo.</p>
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		<title>A Christmas Carol</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 17:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacqueline Monica Magi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Christmas Carol]]></category>
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		<description><![CDATA[Contosoloio e Nonvorreidisturbare erano due sorelle diversissime nel carattere e nella impostazione della loro vita. La prima, estremamente egoista, accumulava qualsiasi cosa potesse, stipando tutto nella sua casa, che aveva fatto costruire, pagando gli operai extracomunitari al nero, proprio nel letto del fiume, abusivamente, sfruttando la vicinanza del terreno dei genitori all’alveo. La casa era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contosoloio e Nonvorreidisturbare erano due sorelle diversissime nel carattere e nella impostazione della loro vita. La prima, estremamente egoista, accumulava qualsiasi cosa potesse, stipando tutto nella sua casa, che aveva fatto costruire, pagando gli operai extracomunitari al nero, proprio nel letto del fiume, abusivamente, sfruttando la vicinanza del terreno dei genitori all’alveo. La casa era quasi un castello fortezza, con complicatissimi sistemi di allarme e pochi erano i “fortunati” ammessi a varcarne la soglia, nelle rare cene che Contosoloio organizzava. Del resto queste rare cene erano uno stress perché Contosoloio era ossessionata dai furti, dalla sparizione delle sue cose, qualunque esse fossero. Aveva infatti elenchi scrupolosi di ogni suo oggetto, catalogava tutto ed era in grado di vedere se qualcosa mancava o era stato spostato con una precisione estrema. Le cantine, grandi quanto la casa, erano piene di ogni genere di cose, compreso tutti gli oggetti, gli abiti e quanto aveva usato nella sua vita, poiché Contosloio non aveva buttato via nulla, aveva tenuto ogni abito usato, ogni paio di calze bucato e catalogato e immagazzinato tutto, fiera della sua enorme mole di oggetti.<br />
Nonvorreidisturbare era il suo opposto. Viveva nel vecchio fienile della casa dei suoi, a monte della casa della sorella, una linda casetta semplice e pulita, ricca dei quadri dipinti da Nonvorreidisturbare e dai suoi amici che potevano recarsi da lei quando volevano sia per chiacchierare, per chiedere consigli, per dipingere, tanto le porte della casa erano sempre aperte. Da Nonvorreidisturbare non c’era niente da rubare, diceva lei, eccetto lei stessa…Nonvorreidisturbare viveva pensando alle sue creazioni pittoriche e letterarie, ai suoi amici e non aveva né tempo né voglia di preoccuparsi di oggetti, abiti, gioielli e varie. Se qualcuno aveva bisogno di qualcosa e lei lo aveva lo donava, convinta che tutto ciò che rimane di noi è quanto si è donato.</p>
<blockquote><p>Un giorno d’inverno particolarmente piovoso le acque del fiume sul quale viveva Contosoloio si gonfiarono oltre ogni misura, ma all’altezza della casa di Contosoloio trovarono la sua casa ad ostacolarne il deflusso e questo ne provocò una violenta tracimazione che travolse la casa di Contosoloio, portandosi via ogni cosa, mobili, abiti, gioielli, oggetti vari comprese vecchie mutande. Contosoloio si salvò per miracolo, solo perché sua sorella Nonvorreidisturbare era corsa ad aiutarla trascinandola via mentre lei si aggrappava alle lampade e all’argenteria nel vano tentativo di portarseli dietro. Purtroppo  la furia delle acque, scatenata dall’ostacolo trovato nella casa di Contosoloio, aveva portato via anche la linda casetta di Nonvorreidisturbare, che solo per miracolo era riuscita a fuggire salvandosi e salvando sua sorella.</p></blockquote>
<p>Le due sorelle si trovarono così sole, al freddo, senza un tetto e nulla più dei vestiti indosso. Contosoloio piangeva disperata, fuori di sé, enumerando tutti i suoi oggetti perduti. Fu accompagnata in un centro di accoglienza ed accudita insieme ad altre persone che, per colpa della sua cupidigia, avevano perso la casa nella tracimazione del fiume. Contosoloio non aveva amici a cui chiedere aiuto, quindi si affidò alla comunità. Nonvorreidisturbare invece iniziò a darsi da fare per dare aiuto nella disperata situazione in cui si trovava la vallata. Stava aiutando nel recupero delle poche cose rimaste agli alluvionati quando vide arrivare alcuni amici. Ben presto gli amici erano tanti e le avevano portato abiti, coperte, cibo, lampade, con cui Nonvorreidisturbare aiutò tutta la valle. Fu ospitata da uno dei suoi amici e nei giorni seguenti ci fu una vera gara a portarle abiti, libri, ogni genere di oggetti. Ben presto Nonvorreidisturbare aveva ricostruito la sua linda casetta, arredata con tutti gli oggetti regalatigli dagli amici, piena di calore e colori come sempre. Dalla finestra però era mutato il panorama. Al posto  della villa-castello di sua sorella c’era il letto del fiume su cui si intravedevano ogni tanto delle rovine della casa che vi era stata. Gli oggetti che vi erano stati accumulati erano stati trasportati chissà dove dai flutti e Contosoloio viveva ancora nel centro di accoglienza lamentandosi delle sue sventure, sola e persa nella sua disperazione degli oggetti perduti.<br />
In una dimensione diversa, in una delle linee di energia sottile in cui vivevano, Iezalel e Nanael guardavano le vicende delle due sorelle, ben consapevoli che quella era la volontà superiore. In alto la spada di Michele scintillava.</p>
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