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	<title>Il Giullare &#187; la bizona</title>
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	<description>Mensile di Approfondimento della Valdinievole e di Pistoia</description>
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		<title>Eroi Veterani: quando la salvezza è un miracolo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 17:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Grazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per capire il significato della parola “veterano” occorre andare parecchio indietro nel tempo, cioè ai fasti dell’antica Roma. I veterani (dal latino vetus, cioè antico) erano quei combattenti di mille battaglie, fedeli legionari pronti a morire per il Cesare di turno, ma soprattutto a mettere a disposizione dei soldati più giovani, la loro esperienza. [singlepic [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire il significato della parola “veterano” occorre andare parecchio indietro nel tempo, cioè ai fasti dell’antica Roma. I veterani (dal latino vetus, cioè antico) erano quei combattenti di mille battaglie, fedeli legionari pronti a morire per il Cesare di turno, ma soprattutto a mettere a disposizione dei soldati più giovani, la loro esperienza.</p>
<p>[singlepic id=2136 w=320 h=240 float=left]Erano talmente stimati che sotto l’impero di Gaio Mario, finito il lungo servizio militare, non solo percipivano un stipendio, ma addirittura venivano ricompensati con appezzamenti di terreno. Nel nostro caso, i Veterani Montecatini, sono una squadra di calcio, nata appena tre anni fa, per volontà di un gruppo d’amici, molti dei quali cresciuti nel vivaio di quel sodalizio biancoceleste allora denominato “solo” Montecatini. Per carità, nessuna risposta polemica al Montecatinimurialdo, altra società nata dalla ceneri del glorioso club dell’airone, ma semplicemente la voglia di fare calcio in una città, dove il gioco inventato dagli inglesi, o forse dai fiorentini, ha sempre stentato ad attecchire, oscurato dalle lunghe ombre dei giocatori di basket.</p>
<p>A capo della neonata società fu eletto il presidentissimo Fabio Rafanelli, personaggio schivo quanto passionale per i colori del suo club. A proposito di sfumature cromatiche, i colori scelti per le divise furono l’oro e il nero: segno di distinzione voluto perchè è un mix di toni difficilmente riscontrabile nelle altre società. Come era difficilmente riscontrabile che due vice presidenti, tutt’ora in carica al pari Rafanelli, Marco Severi e Leonardo Gensini, si mettessero scarpette per scendere in campo a dare il proprio contributo alla squadra. Nicola Cannone, segretario e Alessio Degrandi, tesoriere, le altre due colonne che hanno fatto diventare realtà, un sogno. Il progetto ha inizio. Si parte dal fondo del barile, cioè dall’inferno della terza categoria, ma allo stesso tempo da una gestione all’inglese con tanto di merchandising: dalla T shirt, fino alla giacca modello Harrington.</p>
<p>La prima stagione, 2007-08, è di rodaggio. La successiva invece è costellata di successi fino alla promozione in Seconda. Senza contare la quota record di oltre 150 abbonati, cifra davvero alta per la categoria. A guidare il gruppo dalla panchina un ex terzino, ovviamente del Montecatini, dai piedi ruvidi, dalle entrate decise, ma dal cuore grande, all’anagrafe Emiliano Pacini da Ponte Buggianese. Il capolavoro arriva al termine dell’attuale stagione. Nessuno, alla vigilia, avrebbe scommesso sulla salvezza diretta dei nero-oro, invece ce l’hanno fatta con largo anticipo. A tutti gli effetti è un piccolo scudetto, cucito a pelle, sul petto dei 24 Veterani schierati da Pacini nel corso del campionato.</p>
<p>Nelle home page del sito della squadra, sopra il nome degli atleti campeggia , in oro, una semplice scritta “Eroi”.</p>
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		<title>Cardelli, il libero ideale di Sacchi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 18:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Grazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Je ne regrette rien”. Non rimpiango niente. La più bella canzone dell’usignolo Edith Piaf è la colonna sonora ideale per accompagnare quelle che sono state le gesta, restando nei francesismi, dell’enfant prodige del calcio montecatinese. Stiamo parlando di Massimo Cardelli, ragazzo dalla faccia pulita e dai modi garbati, nato (nel 1966) e cresciuto “Sottoverga” nonché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Je ne regrette rien”. Non rimpiango niente. La più bella canzone dell’usignolo Edith Piaf è la colonna sonora ideale per accompagnare quelle che sono state le gesta, restando nei francesismi, dell’enfant prodige del calcio montecatinese. Stiamo parlando di Massimo Cardelli, ragazzo dalla faccia pulita e dai modi garbati, nato (nel 1966) e cresciuto “Sottoverga” nonché campione predestinato che forse non ha raccolto tutto ciò che avrebbe meritato. Per chi non ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo, diciamo che la sua storia calcistica comincia nei ragazzini del Montecatini del maestro Cardelli (nessuna parentela solo un omonimo). Già dai primi calci si capisce che Massimo ha delle grandi capacità tecniche, ma soprattutto è un piccolo condottiero in campo. Gioca davanti la difesa e la visione totale del campo unita alle naturali dosi di posizione e alla spiccata personalità gli permettono, già in tenera; età di comandare il gruppo.</p></blockquote>
<p>15 anni è capitano di quella fantastica formazione Berretti (il Montecatini era allora in C2) che approderà alla finali nazionali. Gioca con gente maggiorenne che gli obbedisce alla lettera. Impossibile che l’Empoli, da sempre un passo avanti a tutti nella scoperta dei giovani talenti, non lo noti. L’anno dopo è in casacca azzurra. Un effetto cromatico dal doppio significato perché oltre al colore sociali del club empolese è anche quello della Nazionale Under 16. Lui pensa alla difesa, Roberto Baggio all’attacco. Una stagione fantastica che si chiude con il prestito alla Fiorentina. Lì diventa il pupillo di Arrigo Sacchi nella Primavera viola. E’ perfetto nel chiamare il fuorigioco, alzano la mano ed urlando verso il guardalinee. Ancor più perfetto nel far salire la squadra come un elastico sincronizzato. “Massimo, fai tornare dietro Bortolazzi (ex secondo di Donadoni in Nazionale ndr) che mi tiene lunga la squadra” &#8211; gli urla il tecnico di Fusignano di cui ricorda le interminabili doppie lezioni tattiche, prima a lui poi alla squadra. Di Massimo si fidava ciecamente. Intanto dall’allora “Bar Ilio” al sabato partivano le “macchianate” per andare a vedere “il Cardellino” giocare al campo militare. Papà Valerio seguiva in disparte, senza dire una parola, ma qualche volta sorridendo. “Sono stati due genitori fantastici che non hanno mai interferito nella mia carriera, lasciandomi libero di crescere” &#8211; dice Cardelli, che ci incontra nel suo appartemento di Via Pastrengo. Niente fa pensare ad una casa di ex calciatore ora allenatore. I ricordi sono in un cassetto, accuratamente ordinati. Alle pareti solo quadri. “Le senzazioni non sono da appendere, ti restano nel cuore” &#8211; taglia corto. Come il giorno che nasce la sua niportina, figlia della sorella Valeria, mentre lui giocava allo stadio dei Pini per le finali del Torneo di Viareggio. La folgorante annata del libero montecatinese non passa inosservata e la stagione successiva “Picchio” De Sisti lo porta in ritiro con la prima squadra. Tante convocazioni, ma nessun debutto. Nel frattempo esordisce con la nazionale juniores dove i compagni di reparto sono nientemeno che Luppi e Ciro Ferrara e vince il “Quattro Nazioni”. Silvano Bini, padre padrone dell’Empoli (e del suo cartellino) decide che è arrivato il momento di riportarlo nel club d’appartenenza. Il ragazzo è maturo. Ma lo era anche prima sotto tutti i punti di vista. L’Empoli, allora come adesso in serie B, guidato da mister Salvemini inizia la stagione in un girone di ferro di coppa Italia. L’Inter e l’Avellino sono le due compagini di serie A contro cui giocarsi la qualificazione. Il Castellani è indisponibile per i lavori di ristrutturazione e quel vecchio volpone di Bini, per la partita interna con l’Avellino, sfruttando l’effetto Cardelli, emigra al Mariotti. Già un’ora prima del fischio d’inizio i 4500 posti fra tribuna e gradinata sotto tutti occupati. Un applauso scrosciante accompagna l’ingresso in campo di quel ragazzino che dopo pochi minuti di gara stende, al limite del regolamento e dell’area di rigore, Ramon Diaz, portandogli via il pallone. L’applauso diventa un boato e l’incitamento “Massimo, Massimo” anticipa di vent’anni la nota acclamazione nel film “Il Gladiatore”. Stessa sorte, in altra sede, tocca a Rummenigge, nel turno successivo. E’ titolare inamovibile per i primi due mesi di campionato. Poi Salvemini, a cui piacciono i giovani, ma preferisce far giocare i veterani, lo sostituisce con Picano, che ha il doppio dei suoi anni. A distanza di tanto tempo, con umiltà disarmante, Cardelli difende la scelta del mister: “Ha fatto bene. Ero troppo giovane e lui per guidare la difesa voleva un giocatore esperto. Non gliene faccio una colpa, anzi lo ringrazio per avermi dato un’opportunità che tanti giocatori non avranno mai”. La vita da professionista l’ha fatta sin da piccolo. Nessun grillo per la testa, nessuna discoteca né cene fuori orario. “Del resto ho avuto tre grandi maestri di vita: il maestro Cardelli che mi ha insegnato quanto è bello il gioco del calcio, mister De Min con cui ho affinato i primi rudimenti del mestiere, capendo e apprezzando pure la cultura della sconfitta e mister Donati, imbattibile nell’arte di infondere grinta e determinazione. Con questo bagaglio ho appreso poi il meglio dagli altri allenatori che ho avuto. Ognuno mi ha insegnato qualcosa che mi è servito non solo sotto il profilo calcistico. Come non ho mai pensato che sul football fosse basato il resto della mia esistenza”. Tornando alla carriera, dopo aver collezionato una ventina di presenze fra coppa e campionato e preso il diploma di maturità, per il buon Massimo arriva il servizio di leva. In quegli anni va a giocare al sud: “quando vincevamo mi portavano primizie e pesce fresco, quando si perdeva dovevamo stare attenti alle gomme della macchina”. Poi Siena (era in C2) e sempre nella stessa categoria la Rondinella. Dopo la salita, la discesa, ma non la caduta. Approda in Serie D alla Colligiana e va la sua seconda scelta di vita, iniziando a lavorare come consulente alle vendite (stesso lavoro attuale) in una concessionaria, sia pure part time. E’ realista, concreto ed ha sempre saputo che prima o poi i sogni finiscono. Nel 1993 sposa Sabrina, suo primo grande amore, Presto arriverà Federico. Adesso gioca nel Via Nova e quando guarda ridendo le fotografie, non crede che quello possa essere il suo babbo. “Non ha i miei piedi, ma è un bravissimo ragazzo” &#8211; ammette il padre premuroso, accarezzandolo. C’è a un certo punto della carriera, un altro grande amore: la squadra di calcio del Montecatini, che lo aspetta a braccia aperte. Poco importa se fra i dilettanti. Lui fa parte di quell’undici che vincerà 4-0 allo “Strulli” un derby memorabile col Monsummano. Scherzi del destino: è proprio la società amaranto che tessera Cardelli per le sue ultime apparizioni da calciatore. “Cinque belle annate con un paio di promozioni che ricordo volentieri”. Alle soglie delle 36 primavere dice basta. Però, appese le scarpe al chiodo, si mette ad allenare. “Rigorosamente dopo il lavoro &#8211; puntualizza. Prima la Vergine e venendo ai giorni nostri la Pieve (quinta stagione in corso) di questa nuova esperienza. L’album si richiude, senza rimpianti. “Ho avuto un paio di infortuni gravi, ma ripeto mi ritengo molto fortunato. E vi dico che può dare molta soddisfazione allenare in seconda categoria, trovando gente che fa grossi sacrifici per essere presente e puntuale. Il calcio è cambiato. Non voglio dire che adesso è più o meno bello. Di sicuro i giocatori sono più tutelati. Magari, e qui bisogna che la famiglia e certe società si prendano le proprie resposabilità. Molti ragazzi vivono la loro avventura nel mondo del calcio, in un clima ovattato, troppo protettivo e quindi non si mettono mai in gioco. Non accettano la competizione pagandone dazio nella vita di tutti i giorni”. La chiacchierata è finita. Per Massimo è tempo di andare a lavorare. Più tardi, col buio, gli allenamenti. Ma va bene così. E’ una storia così “normale” quasi da sembrare una favola. E c’è, a nostro avviso, un gran bel lieto fine.</p>
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		<title>“Amo il calcio e Montecatini”</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 15:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Grazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di Bruno Bolchi fu la prima figurina stampata della raccolta “Calciatori Panini”. Capelli perfettamente pettinati, zigomi forti, mascella pronunciata con quella maglia dell’ Inter a pari collo dai rigoni vistosi. Bruno, per tutti Maciste in virtù della stazza statuaria, nasce a Milano il 21 febbraio del 1940. Tempi duri, e non solo per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quella di Bruno Bolchi fu la prima figurina stampata della raccolta “Calciatori Panini”. Capelli perfettamente pettinati, zigomi forti, mascella pronunciata con quella maglia dell’ Inter a pari collo dai rigoni vistosi. Bruno, per tutti Maciste in virtù della stazza statuaria, nasce a Milano il 21 febbraio del 1940. Tempi duri, e non solo per i calciatori.  Nel settore giovanile dell’ Internazionale tira i primi calci e a soli 18 anni debutta in prima squadra. Alla fine della sua esperienza in nerazzurro saranno 109 le presenze, impreziosite da 10 reti. Verona , Atalanta, Torino e Pro Patria (dove gioca, ma anche allena) le tappe di un carriera chiusa alle soglie dei 32 anni. In Valdinievole arriva nel 1972 per guidare la Pistoiese e quindi l’anno successivo l’Unione Valdinievole del lungimirante patron Marcello Melani. Si stabilisce a Montecatini, in Via Mascagni per trasferirsi successivamente nella quiete del complesso del Vergaiolo. E’ qui che ci riceve, in quella sorta di eremo che non ha più lasciato, pur girovagando per tutta l’Italia, isole comprese, nel suo pellegrinaggio da allenatore.</p></blockquote>
<p>Fra me e la Valdinievole è stato amore a prima vista &#8211; dice guardando fuori dalla finestra dello studio -. Abituato ai [singlepic id=1018 w=320 h=240 float=right]frenetici ritmi meneghini, qui si arriva a sera quasi senza accorgersene, gustandoti ogni momento della giornata. Anche mia moglie Paola ne rimase colpita e così abbiamo deciso di far crescere qui i nostri figli Alessandro ed Andrea. Agli amici increduli al Nord raccontavo che per i divertimenti era come essere a Milano &#8211; prosegue Bolchi &#8211; al Kursall arrivavano le migliori compagnie, sia teatrali che musicali, e il Gambrinus era sempre gremito di gente, fuori e dentro i portici, per vedere i cantanti del momento. E non c’era il problema di far smettere la musica alla 23, 30. Era un piacere passegiare per i viali principali, tenuti come salotti di casa”. Una breve pausa, poi con un pizzico di amarezza aggiunge: Putroppo adesso le cose sono cambiate. La sera a Montecatini pare ci sia il coprifuoco. Le strutture ci sono e la natura fa il resto. Mancano le idee e le persone giuste al posto giusto”. A questo punto passiamo a parlare di calcio, il suo pane quotidiano. “Dalle vostre parti, che ormai per adozione, reputo pure le mie piace<br />
di più il basket e devo dire che mi sono fatto trascinare dalla passione per questo sport, anche perché uno dei miei figli è stato per diverso tempo il fisioterapista dell’ attuale Agricola Gloria. Che la gente ami la pallacanestro e i colori rossoblu ne ho avuto un esempio tangibile nello spareggio salvezza della scorsa stagione”. Maciste, tornando al calcio, parla di Marcello Melani. “Aveva provato a creare un club che riunisse l’intero comprensorio, ma probabilmente per troppo campanilismo, l’esperimento Unione Valdinievole fallì dopo pochi anni. Mi ricordo ancora una delle prime riunioni con i dirigenti di tutte le società. Melani parlò per un’ora spiegando il suo progetto e quando dette la parola a chi lo ascoltava la prima domanda fu: Ma di che colore le facciamo le maglie? Roba da farti cadere le braccia. A Montecatini il calcio non ha mai attecchito, a parte la gloriosa parentesi della serie C 2. La cittadina, che ha dato i natali a tanti campioni da tante stagioni vive nell’ anonimato delle serie inferiori”.[singlepic id=1019 w=320 h=240 float=left]</p>
<p>E’ l’eccezione che conferma la regola in una Valdinievole che raccoglie ben 14 squadre dalla serie D alla seconda categoria. “Se mi permettete vorrei spendere due parole sulla Polisportiva Margine Coperta, esempio di come si deve fare calcio di qualità a livello di settore giovanile. Atleti come Pazzini, Guarente, Pisani, Rossini, Pagano per citare i nomi più importanti, lanciati da questa società legata all’Atalanta, dimostrano la bravura dello staff del Margine nello scovare e far crescere i talenti”. Il calcio è in continua evoluzione. Era meglio prima o è meglio adesso? Bolchi ci dà la sua visione: “Oggi il ragazzo prima deve avere un determinato fisico poi, in un secondo momento, si guarda la parte tecnica. Prima era esattamente il contrario. Del resto Il football attuale è molto muscolare e la velocità è notevolmente aumentata. Riguardo agli schemi puntualizza &#8211; vorrei sfatare una volta per tutte la leggenda della mia Inter definita “catenacciara”. Attaccavamo in sei, compreso il sottoscritto e il povero Facchetti, e difendevamo in cinque. Adesso [singlepic id=1020 w=320 h=240 float=left]vedo squadre che difendono in undici dietro la linea del pallone”. Ma non è  solo questo che non gli va a genio. “La legge internazionale sui contratti lunghi porta il giocatore ad adagiarsi. Si [singlepic id=1021 w=320 h=240 float=left]impegna fino ad un certo punto. Prima, ogni stagione dovevamo sputare l’anima per il rinnovo”. Gli chiediamo se ha qualche rimpianto come il fatto di non aver mai allenato una cosiddetta “big”. “Oltre a giocare nell’Inter, ho avuto la fortuna di vestire l’azzurro di tutte le rappresentative nazionali e da tecnico sono stato alle dipendenze di società importanti, lasciando (oltre a sei promozioni ndr) credo un ottimo ricordo ovunque. Allo stesso tempo ha avuto a disposizione degli ottimi atleti, ma soprattutto degli uomini eccezionali come Rizzitelli o Ambrosini che a Cesena si faceva ogni giorno un centinaio di chilometri per andare a studiare a casa e poi tornava nel pomeriggio ad allenarsi. Cosa devo chiedere di più? Tuttora sono convinto che in generale, i tecnici italiani siano fra i più preparati al mondo dal punto di vista tattico. All’ estero hanno capito che per vincere qualcosa ci vuole la nostra fantasia, e perché no, anche la nostra furbizia. Ecco spiegata la fuga di cervelli oltre i confini nazionali. Visto che siamo in argomento, vorrei fare una tiratina di orecchie ai media che consacrano troppo presto al ruolo di grandi condottieri i nuovi allenatori. Secondo me ci vogliono tante panchine e tante battaglie prima di essere definiti grandi con la g maiuscola”. Abbiamo capito che comunque il calcio lo diverte ancora. “Specie quando vedo Messi in questo momento è il giocatore più forte al mondo, ricorda Maradona”.</p>
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		<title>Tutto su il calcio locale</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 22:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Grazzini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ECCELLENZA PESCIAUZZANESE Finita l’era Petroni, arriva Giuli, giovane tecnico che finora ha sempre lavorato a livello di settore giovanile. Reduce da una stagione eccezionale con gli juniores regionali del Pietrasanta Marina, portati alle finali tricolori, avrà il non facile compito di garantire la permanenza in Eccellenza ai black orange. Budget ridimensionati e via libera totalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ECCELLENZA</strong></p>
<p>PESCIAUZZANESE<br />
Finita l’era Petroni, arriva Giuli, giovane tecnico che finora ha sempre lavorato a livello di settore giovanile. Reduce da una stagione eccezionale con gli juniores regionali del Pietrasanta Marina, portati alle finali tricolori, avrà il non facile compito di garantire la permanenza in Eccellenza ai black orange. Budget ridimensionati e via libera totalmente alla linea verde. Con novità in Valdinievole: juniores e prima squadra si alleneranno insieme gli stessi giorni alle stesse ore. Partenza dolorosa quella del bomber Pisani. Basteranno i giovani e la volontà a colmare il vuoto?</p>
<p><strong>PROMOZIONE</strong></p>
<p>MONSUMMANO<br />
Dopo lo splendido finale di stagione (9 vittorie e due pareggi e approdo ai play off), il riconfermatissimo mister Macchioni punta a ripetersi, sempre molto difficile nel mondo del calcio. Sulla carta la compagine amaranto sembra avere qualcosina in meno rispetto al recente passato. Cateni Cantini, bomber dal doppio cognome come Vennegor of Hesselink, riceve sulle spalle la pesante maglia di Palazzolo. Barbarito, giocatore dalle comprovate doti realizzative, sarà all’altezza della Promozione?<br />
LAMPO<br />
I “Giardinetti” sembrano un centro di smistamento per l’accademia di West point. Nomi altisonanti alla corte di Luca Ventuirini a cominciare dla funambolo Stobbia, il Simonsen dei poveri ed dx professionista nel Viareggio, per proseguire con Emiliano Tarabusi, bomber per tutte le stagioni e con Marco Giovannelli (andra via?), scuola Fiorentina ed ex Ponsacco e Calenzano. La ciliegina sulla torta porta il nome di Antonio Palazzolo. A lanciare tutti questi attaccanti ci penserà Matteo Sorini, ex gioiellino dell’Anchioneponte. Play off sicuri. Arriverà anche la promozione diretta?<br />
LARCIANESE<br />
A volte ritornano, come scrive Steven King. Il diesse Piero Beneforti, prezioso cavallo di ritorno, punta sull’usat sicuro puntellando la difesa con i fedelissimi pretoriani Fagni e Bargellini, rientrati dal Quarrata. Cencini, Ulivi, Magni e il portiere Sorini, ex Pistoiese, i colpi di mercato. Su tutti però splende l’astro di Gabriel Napoli da cui i tifosi viola si aspettano gol e promozione. Scelta indigena per quel riguarda la guida tecnica. L’allenatore sarà infatti Alessandro Bicchieri, larcianese doc, nonché genero di Carlo Panati, direttore tecnico della Lampo. Si preannunciano tre derby (coppa e campionato) di fuoco. Chi avrà la meglio?<br />
ANCHIONEPONTE<br />
Tante scommesse in casa biancorossoneroverde. A muovere le fila la triade composta da Ennio Pollastrini (team manager), Enrico Galli (direttore generale) e Daniele Fanucci (direttore sportivo) che hanno puntato su atleti in cerca di rilancio. Il nome da seguire è quello di Matteo Degl’ Innocenti, nipote d’arte in quanto il nonno era il popolare Enzo Robotti, mitico terzino della Fiorentina del trio Sarti Robotti e Casrtelletti e allenatore del Montecatini nei professionisti. Il ragazzo è reduce da un bruttissimo infortunio, ma l’ambiente sembra quello giusto per la rinascita. Salvezza diretta o play out?</p>
<p><strong>PRIMA E SECONDA CATEGORIA</strong></p>
<p>Ottima scelta quella della federazione di inserire i play off anche in queste due categorie. Correttezza e spettacolo sono così garantite. Curiosità per il neopromosso Molin Nuovo che, per la prima volta della sua breve storia approda in Prima categoria. Campagna acquisti che strizza l’occhio alla lucchesia, allenatore compreso (Mario Meschi). Il vulcanico presidente Toci vorrebbe un campionato tranquilla, senza troppi patemi d’animo. Il girone pratese lo può consentire. Ben sette le nostre compagini in Seconda categoria. In prima fascia ci mettiamo la Pieve di Cardelli, ex libero dell’Empoli in serie B e della primavera della Fiorentina allora guidata da Arrigo Sacchi. Il diesse Bernacchi ha probabilmente colmato le lacune della passata stagione. Inoltre Cardelli si porta in dote i venti risultati utili consecutivi del campionato 2008/2009. Anche il Chiesina, retrocesso dalla Prima, pare avere le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista. Il gm Pierluigi Carmignani ha confermato in blocco lo zoccolo duro della squadra, impreziosendolo con i migliori giovani del vivaio. Il derby termale sarà Nievole &#8211; Veterani Montecatini. Per i rossoverdi affidati alle sapienti cure di Michele Montuori è la seconda stagione di fila in Seconda. Per i Veterani invece è il debutto assoluto. Il Nievole è totalmente rinnovato, i Veterani puntano invece sui senatori che hanno fatto la differenzai in Terza categoria. Saranno due probabili outsider? Tanti campi pure per il Via Nova con il factotum Osvaldo Romani che ha richiamato il fedelissimo Bernardo Nelli per guidare il suo club a un torneo dignitoso. Giocare sul campo sintetico della Palagina (prossimo all’inaugurazione) potrebbe essere un bel vantaggio. L’ex condottiero delle giovanili del Tau calcio, Mario Serino, va ad allenare il Marliana. Società che nella massima umiltà vuole ottenere la permanenza in categoria il prima possibile e senza troppe sofferenze. Infine c’è l’incongnita Vergine dei Pini. Nuovo l’allenatore, Maurizio Martelli. Nuovo il direttore sportivo, Emiliano Marianelli e rosa dei giocatori totalmente stravolta. La garanzia è il super bomber Gabriele Ruggero.</p>
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		<title>I “Veterani” del pallone: la Montecatini che vince</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 17:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Grazzini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il veterano è quello su cui puoi contare nei momenti di difficoltà. È il marines che toglie la recluta dai guai sul delta del Mekong dal fuoco incrociato dei Vietcong. Ogni cicatrice è una battaglia. Ogni ferita, un’esperienza in più. Nel calcio è il centrocampista che sa tenere la posizione, il difensore che fa da chioccia agli esordienti e gli insegna come fare fallo senza farsi vedere dall’arbitro. Lui spesso ha la fascia di capitano perchè lui, e solo lui, sa parlare con l’arbitro. C’è una squadra in Valdinievole che ha voluto usare tale meritorio sostantivo per distinguersi dagli altri, aggiungendo il nome di Montecatini quale borgo d’appartenenza. I Veterani Montecatini nascono così due anni fa, anzi tre stagioni orsono per dirla in termine calcistico “Un tavolo, un gruppo d’amici &#8211; ricorda il presidente Fabio Rafanelli &#8211; e due obiettivi comuni: divertirsi e riportare a livelli accettabili il gioco del calcio nella città delle Terme”. Come allenatore viene scelto Luca Pacini, apprensivo difensore del Montecatini in prima categoria ed in Promozione, alla prima vera esperienza da allenatore, dopo qualche campionato amatoriale. Sente la partita ed è attaccato ai colori sociali. I giocatori lo rispettano e la prima di stagione di rodaggio in terza categoria è tutt’altro che disprezzabile. Tra questi “vecchi” guerrieri si distiunguono Leonardo Gensini, pupillo di Sergio Biliotti, in quel Montecatini tutto zonista di 15 anni prima, e Davide Passalacqua, figlio di Sileno, eroe nazionale a Borgo a Buggiano, al pari di Benito Lorenzi. Come il padre, beniamino dei tifosi della Reggiana e della Ternana, è un cavallo pazzo, ma vede la porta. Poi c’è Alessandro Musella, l’ex Rasta, che lasciata la Larcianese ha sempre vestito i colori cittadini, l’intramontabile Mirko Damiani, ormai quarantenne ma sempre in perfetta forma, Nicola Cannone , nella doppia veste di giocatore e dirigente, Matteo Michelotti, già ex Montecatinimurialdo (una promozione dalla terza categoria) l’immancabile Alessio De Grandi, vulcanico team manager, che soffre più in tribuna che quando giocava fino a Cristiano Spinelli, arrivo di quest’ultima stagione, altro nome conosciuto del calcio termale oltre a tanti altri validi gladiatori.  La seconda stagione, nata per essere protagonisti, rischia di prendere una brutta piega. Dopo un avvio trionfale, l’inverno fa gli stessi danni ai nero-oro (questi i colori sociale) di quanto ne fece la medesima stagione alla truppa napoleonica nella campagna di Russia. Persa la promozione diretta, per salvare la stagione e conquistare la seconda categoria, c’è un’unica alternativa: i playoff. Ed i Veterani non sbagliano più, fino alla doppia trionfale finale con lo Spignana. Nella seconda e decisiva sfida, il sussidiario del Mariotti è pieno come un uovo. Più di 300 persone per una gara di terza categoria. Sulle tribune anche tanti nostalgici che sperano nell’impresa dei Veterani. 0-0 in montagna, 1-0 al Mariotti. La festa inizia al triplice fischio e, a conti fatti non si è ancora conclusa, fra cene e aperitivi vari. Ma ora è tempo di pensare al futuro, di gettare le basi per formare una squadra competitiva anche nella categoria superiore. Il presidente Rafanelli conferma Pacini, nato con il club, e conferma lo zoccolo duro, il gruppo storico. Trovare i giovani in quota il secondo passo. L’entusiasmo aiuterà parecchio.  A pari passo con la squadra c’è da segnalare il sito internet del club ed un fiorente merchandising (vedi felpe, cappellini, sciarpe e via discorrendo) per un modello stile anglossassone da non disprezzare. Dove arriveranno i Veterani? Già restare nella categoria sarebbe un piccolo, ma significativo passo.</p>
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		<title>Larcianese, la stella finisce nella polvere</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 10:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Giullare</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Larcianese]]></category>
		<category><![CDATA[retrocessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo quasi venti anni di calcio dilettantistico ai massimi livelli, la Larcianese scende in Promozione. Si può parlare di un evento storico, perché il vessillo viola è sempre stato, per tutto il movimento calcistico valdinievolino, l’esempio a cui ispirarsi. Adesso la leadership viola è finita, ma la dirigenza assicura che il riscatto sarà immediato. Sandro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi venti anni di calcio dilettantistico ai massimi livelli, la <img class="alignright size-medium wp-image-238" style="margin: 15px;" title="larcianese2" src="http://www.ilgiullare.com/wp-content/uploads/2009/05/larcianese2-300x269.jpg" alt="larcianese2" width="300" height="269" />Larcianese scende in Promozione. Si può parlare di un evento storico, perché il vessillo viola è sempre stato, per tutto il movimento calcistico valdinievolino, l’esempio a cui ispirarsi. Adesso la leadership viola è finita, ma la dirigenza assicura che il riscatto sarà immediato.</p>
<p>Sandro Beneforti, presidente della Larcianese negli ultimi cinque anni, visibilmente amareggiato e deluso per l’epilogo stagionale ha spiegato le ragioni del declino. Dalle sue parole, oltre ad una chiara visione delle ragioni che hanno portato alla retrocessione, si  capisce che l’orgoglio viola è ferito ma non domo. A Larciano c’è voglia di riscatto e la dirigenza attuale si sta guardando intorno, per capire quale sia la strada giusta per riportare in alto la società. “Siamo consapevoli -ammette Sandro Beneforti- di aver commesso qualche errore. Tutti ne hanno fatti: dirigenza; giocatori; allenatore ed ambiente. Quando si ottiene un risultato negativo i demeriti vanno divisi, come si debbono condividere i meriti nei momenti belli.  Questa crisi credo venga da lontano. Tre anni fa ci fu la prima flessione e l’allontanamento dalla società di alcuni personaggi che, a tutti i livelli, ci aiutavano. Pensavamo di pagare subito lo scotto di un depauperamento di risorse umane, invece facemmo un bel campionato. Poi, lo scorso anno, siamo riusciti a finire in una buona posizione di classifica; quindi pensavamo che anche in questa stagione si potesse far bene. Invece è andata come tutti sanno.  Adesso  c’è da lavorare, per riportare in alto  la squadra. Di certo ricominceremo dai giovani. Ne abbiamo di valore e siamo convinti che sia una linea da seguire. Per quanto riguarda la società auspichiamo che si inneschi un processo di aggregazione che  rafforzi il gruppo, ma non escludiamo nulla. Per il bene della Larcianese  questo gruppo dirigente è anche pronto a passare la mano o a mettersi a disposizione di chiunque voglia subentrare e collaborare. La forza della nostra società è l’aver  saputo costruire una struttura efficiente, che può funzionare  bene indipendentemente da chi è al timone di comando”.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-239 aligncenter" title="larcianese" src="http://www.ilgiullare.com/wp-content/uploads/2009/05/larcianese.jpg" alt="larcianese" width="267" height="181" /></p>
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