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Se tremasse anche la nostra terra?

La terra trema 

E se un terremoto come quello emiliano – dove le zone colpite presentavano lo stesso tasso di rischio di gran parte del territorio toscano – colpisse uno dei nostri centri storici? I danni – e la conta delle vittime – potrebbero essere assai più gravi di quelli registrati nel territorio padano perché il 75% del patrimonio edilizio in Toscana è costruito senza criteri antisismici. Negli ultimi anni, la regione Toscana ha avviato un censimento del patrimonio pubblico di importanza “strategica” (scuole, caserme, ospedali) nelle zone a rischio ed è risultato che su 1500 edifici da controllare e mettere a norma, 900 sono stati visionati e altri 400 ancora da verificare. Dei 287 comuni toscani sono 182 quelli considerati a rischio sismico. La  Toscana, con DGR 604 del 16/06/2003, ha classificato le zone sismiche del suo territorio da 1 a 4, con pericolosità decrescente: la Valdinievole risulta in zona 3 (bassa) il pistoiese (Abetone, Cutigliano, Piteglio, Sambuca e San Marcello) in zona 2 (media) mentre  particolare classificazione si ha per Serravalle Pistoiese, Quarrata, Agliana, Larciano e Lamporecchio che si trovano in zona 3S, ovvero in zona di bassa sismicità ma con una particolare situazione geologica che potrebbe causare gravi eventi calamitosi. Per quanto riguarda la diversità di classificazione tra il Pistoiese e la Valdinievole, essa  dipende dalla distanza dalle faglie individuate principalmente  dell’Appennino Parmense, Mugello e Senese, oltre che dalla  conformazione strutturale profonda del terreno (ove profonda si intende oltre i 300ml). Per quanto riguarda la realizzazione di edifici che rispettino i parametri antisismici, sono le NTC (norme tecniche per le costruzioni) che disciplinano il modo di costruire nelle varie zone di appartenenza. “Gli edifici antisismici – ci spiega l’architetto Andrea Gabbani - sono in genere costruiti a telaio in acciaio o cemento armato anche se oggi l’ultima tendenza risulta essere il legno, essendo questo elastico, e più prestante anche a livello energetico, ha un costo certo e tempi estremamente rapidi per la realizzazione. Secondo la legge, anche una casa in muratura può essere antisismica, a patto che si adottino i giusti criteri progettuali. Molto dipende dalla tecnica di costruzione e dalla qualità dei materiali impiegati. Se si usano buone malte, ad esempio quelle fatte con calcio e pozzolana e non con il fango – come è successo per alcuni edifici crollati in Abruzzo – e se si adottano spessori forti, la casa in muratura non crolla. Resiste bene anche un edificio fatto con pietre da taglio, meglio ancora se connesse con morsature di rame”. Per quanto riguarda il nostro territorio le strutture sensibili – scuole, ospedali, edifici pubblici – risultano, ad oggi, assolutamente a rischio sismico essendo tutte di costruzione remota e antecedente alla normativa attuale (datata 1982). “A Montecatini - continua l’architetto Gabbani – la scuola di più recente costruzione risulta essere la Merlini Lorenzini inaugurata dalla mia generazione con le scuole elementari nei primi anni ’70: l’unico intervento di adeguamento di un certo rilievo risulta essere l’inserimento di catene (collegamenti orizzontali) fatto dalla giunta Severi alla Scuola Media Chini in seguito ad evidenti lesioni che si erano verificate nel corpo aggiunto, in un secondo tempo, su Viale Bicchierai”. E per quanto riguarda Pistoia, invece? “Una considerazione sul nuovo ospedale di Pistoia, struttura soggetta alla più rigida normativa antisismica costruita, però, senza l’inserimento di isolatori e sulla quale incombe il dubbio sulla giusta locazione. Esistono fronti contrapposti, ma più di un geologo ha già asserito, prima e durante la realizzazione dell’opera, che questa sia stata allocata in una zona a rischio idrogeologico su un substrato sabbioso, una zona golenale dell’Ombrone a rischio subsidenza, cioè abbassamento del piano di campagna dovuto allo sfruttamento delle falde acquifere. Zona, inoltre, dove in caso di sisma il terreno sarebbe soggetto al cosiddetto fenomeno della “liquefazione” evento molto raro sul nostro territorio ma che abbiamo già visto recentemente in Emilia”.

 

Cosa sono i terremoti

I terremoti sono gli eventi naturali più potenti sulla terra: possono rilasciare in pochi secondi un’energia superiore a migliaia di bombe atomiche. Basti pensare che un terremoto riesce a spostare volumi di roccia di centinaia di chilometri cubi. Un edificio localizzato in una regione ad alto pericolo sismico è a più basso rischio se esso è costruito secondo i principi dell’ingegneria sismica. D’altra parte, un edificio in mattoni localizzato in una regione con una storia di minore sismicità, su un terreno soggetto a frane, può essere a più alto rischio. Si può quindi definire il rischio sismico come il prodotto della probabilità di occorrenza dell’evento sismico e il livello atteso di scuotimento del suolo. Il rischio sismico può essere ridotto da programmi attivi che migliorano la risposta dell’emergenza e delle infrastrutture di base.

 

Tra i terremoti più forti e disastrosi che hanno scosso l’Italia, ricordiamo quello in Val di Noto (11 gennaio 1693), magnitudo 7.41 che causò 60.000 morti. 40.000 vittime in più in quello del 28 dicembre 1908 a Reggio Calabria e Messina, magnitudo 7.24. Tristemente famoso il terremoto dell’Irpinia (23 Novembre 1980) che con 6.89 gradi di magnitudo provocò 2.914 morti.

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23,

giu at 9:04 AM

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