Il Giullare > “Così ho preso a pugni la vita”

“Così ho preso a pugni la vita”

Sul perchè il pugilato venga definito la nobile arte ci sono diverse scuole di pensiero. Molti pensano che ciò si debba far risalire all’Antica Grecia dove oltre all’istruzione, all’uso delle armi ed alla lotta, anche il pugilato aveva una parte fondamentale nell’educazioni di un giovane. Senza contare che già dal 688 avanti cristo era disciplina ufficiale nei Giochi Olimpici. Altri invece fanno risalire l’aggettivo nobile al fatto che gran parte delle regole siano state dettate nel 1866 dal marchese Queensberry, uomo di casta superiore e che fosse proprio l’aristocrazia di allora a dilettarsi nel tirare pugni. A noi, vecchi nostalgici, piace credere che la nobile arte stia nel fatto di rispettare quel codice d’onore che differenzia il boxeur dal brigante di strada, avvezzo ai colpi proibiti. Non per niente,si tira di scherma e si tira di boxe. [singlepic id=1721 w=320 h=240 float=left]A Luigi Boscarelli, apprezzato consulente linguistico di giorno e arbitro e giudice internazionale di pugilato la notte, la passione per questo sport l’ha trasmessa nonno Tullio, ufficiale di marina e campione militare nella categoria dei pesi medi. Sulle sue ginocchia, appena dodicenne ed insonnolito, vide in tv la leggendaria sfida tra Frazier ed Ali disputata nel tempio del Madison Square Garden di New York nel 1971 e tre anni dopo, sempre nel cuore della notte, saltò di gioia quando a Kinshasa Alì riconquistò il titolo mondiale dei massimi. Poi, grazie ad una borsa di studio conseguita all’Istituto Alberghiero Ferdinando Martini, partì a soli 16 anni per il Regno Unito per imparare la lingua, diplomandosi brillantemente allo United World College of the Atlantic. Dopo tre anni tornà a Montecatini e si iscrive alla facoltà di Scienza politiche. Ma la passione per il pugilato c’è sampre. Anzi è aumentata tanto che a 23anni va alla palestra Leonardo da Vinci per “imparare il mestiere. Ma il maestro Giuliano Baldi gli dice che è troppo vecchio e che la boxe va imparata da piccolo. [singlepic id=1722 w=320 h=240 float=right]Il tenace Luigi però non si perde d’animo e prova alla palestra di Borgo a Buggiano. Il maestro Graziano Melosi e Natalino Piacenini, inflessibile vigile urbano che i montecatinesi meno giovani ricorderanno senz’altro, si mostrano assai più comprensivi. Così dopo tanto sacco, corda e corsa Luigi passa nel 1984 la visità d’idoneità agonisticanella fascia denominata “dilettanti per età”. Tutto è pronto per il debutto, ritardato per mancanza di avversari, forse intimoritì dall’aggressività di questo super leggero che in palestra menava tutti. “Quando finalmente varcai le corde del ring, sentii che il mio sogno si stava per realizzare – ricorda con un pizzico di commozione. Ero convinto che niente e nessuno poteva battermi. Mi sbagliavo”. Suona il gong e dopo pochi istanti l’avversario va al tappeto.[singlepic id=1724 w=320 h=240 float=left] Si rialza e il folletto montecatinese lo abbatte di nuovo. La gente applaude e urla. Il malcapitato non getta la spugna e pur a fatica si rimette in piede. Luigi è pronta ad avventarsi nuovamente su di lui, ma forse per la troppa foga fa un movimento brusco. Il ginocchio fa crac. Il dolore è lancinante. I legamenti hanno ceduto. E’ stato il suo primo ed ultimo match. Gli propongono di restare in ogni caso nella società. E’ un ragazzo serio, che si fa ben volere e potrebbe ricoprire un incarico dirigenziale. Ma a Gigi piace l’azione e così quando nel 1989 viene a sapereche c’è un corso per arbitri coglie la palla al balzo. Intanto ha conosciuto e sposato la sua bella francesina Claire. Poi nasceranno Edouard che si distingueranno nel Nuoto Valdinievole ed Eunice, provetta musicista. Il 26 giugno del 1989 ad Arezzo sale di nuovo sul ring. La divisa è diversa: non più canottiera e calzoncini, ma camicia bianca e papillon nero “Fu ugualmente una grandissima emozione come lo è ogni volta che arbitro. E’ un rito che si ripete e non perde mai il suo fascino”. Da allora sono passati ventuno anni e oltre 6000 incontri di cui circa 4000 da giudice a bordo ring e più di 2000 da arbitro. Fra questi, 33 match con in palio il titolo tricolore . “Il primo fu nel 1999 con protagonisti Zoff che sarebbe diventato campione del mondo della categoria piuma e il compianto Peruginini”. Quindi le nove sfide per il titolo intercontinentale perchè dal luglio 2008, Luigi Boscarelli è stato promosso arbitro internazionale per le W.B.O e W.B.F. E guai a chi gli dice che il pugilato è uno sport da abolire “Ognuno ha diritto a dire ciò che pensa, ma per quel che riguarda la mia personale esperienza è una disciplina molto più ”pulita” di tante altre. Inoltre la prima nostra regola è quella di vegliare sulla incolumità fisica degli atleti e vi garantisco che i giudicie gli arbitri italiano sono fra i più scrupolosi e preparati”. Troppo facile indovinare il sogno nel cassetto “ Arbitrare per un titolo mondiale che nonc’è ancora stato e che potrebbe diventare l’incontro del secolo. Noi arbitri in Italia andiamo in pensione a 65 anni . Però esiste la proposta di portareil limite a 70 anni. D’altronde, pietre miliari come Frak Cappuccino hanno dato il meglio in vecchiaia, forti dell’enorme esperienza. Quindi mi restano quasi vent’anni per sperare che un altro mio desiderio si avveri”. Fuori i secondi.

6,

mar at 10:14 AM

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