Il Giullare > “Vado in fuga per la vittoria”
SETTIMO AL TOUR DE FRANCE, 12 VITTORIE DA PROFESSIONISTA E 70 IN CARRIERA. UN TITOLO ITALIANO JUNIORES E UN BRONZO AL MONDIALE. QUESTO E’ IL RICCO PALMARES DI VINCENZO NIBALI, SICILIANO DI NASCITA E ATLETA EMERGENTE DEL PANORAMA DEL CICLISMO ITALIANO. E’ DIVENTATO L’IDOLO DI MASTROMARCO, PAESE DEL QUALE AVEVA DIFESO I COLORI DELLA PRESTIGIOSA SOCIETA’ DI CICLISMO LOCALE. PER LUI E’ STATO FONDATO ANCHE UN FAN CLUB: I CANNIBALI. UNA PASSIONE PER LE DUE RUOTE EREDITATA DAL PADRE SALVATORE
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Ricordo ancora una delle prime corse di Vincenzo Nibali con la maglia del Mastromarco, fece una fuga di oltre 40 chilometri e vinse. Oppure quando a Pontedera, scattò a pochi chilometri [singlepic id=969 w=320 h=240 float=right]dall’arrivo e i suoi avversari arrancavano e perdervano continuamente la strada. Le sue vittorie sono sempre delle grandi imprese, quando arriva primo è perché stacca tutti. Poi è un ragazzo semplice, amorevole. E’ per quello che ci ha conquistato così tanto. Ci regala forti emozioni”. Le parole sono quelle di Rudy uno dei componenti del fan club e la storia è quella di Vincenzo Nibali, passista scalatore molto agile, classe 1984, nativo di Messina e oggi tra le stelle del ciclismo nazionale. Lo incontriamo poco dopo le sue imprese al Tour de France e un mese prima del campionato mondiale, che ha dovuto saltare per un infortunio alla spalla sinistra. “Questo mondiale sembrava disegnato per me. Si correva in Italia, a Mendrisio, e il percorso montuoso avrebbe avvantaggiato atleti con le mie caratteristiche”. Lui si trova nella sua amata Mastromarco, ormai la sua seconda città, ed è insieme a un gruppo di persone che indossano più o meno tutti la stessa maglietta. “Siamo i Cannibali – ci spiega subito un giovane che ha l’aria di essere quello che tira avanti il carro – praticamente alcuni anni fa, abbiamo fondato il club Nibali e, dato che ci stava bene con il cognome e poi mangiamo veramente tanto, per quello l’abbiamo chiamato così”. Il fan club Nibali (o Cannibali) infatti è una struttura organizzatissima. Nella stanza adiacente al circolo di Mastromarco si pianifica un po’ di tutto: trasferte per seguire le corse del proprio beniamino, anche sui monti più sperduti, slogan per gli striscioni, eventi. “Quest’anno abbiamo organizzato una serata per la dislessia – racconta Carlo Alberto – i fondi sono stati raccolti attraverso il concentro di Povia che si è tenuto a Lamporecchio”. E il beniamino sta accanto a loro, ascolta e osserva incuriosito, mentre in un maxischermo scorrono le immagini delle sue più grandi imprese. “Il loro impegno è stroardinario, vengono a sostenermi ovunque”. Carlo Alberto, uno dei più attivi di tutto il fan club Nibali, sottolinea: “Il nostro è un vero e proprio ristorante a cielo aperto. Prima delle gare, cerchiamo il [singlepic id=970 w=320 h=240 float=right]punto del percorso dove ci vogliamo fermare e prepariamo la nostra postazione. Poi iniziamo a cuocere il cibo in un pentolone, ormai caratteristico. Pasta, salsicce, porchetta a volontà. Da noi hanno mangiato tutti, anche i tifosi di qualche nostro avversario. giornalisti e commentatori del Tour de France e del Giro d’Italia, ad esempio Cassani”. Vincenzo Nibali sembra un ragazzo che ha raggiunto un sogno: “Da bambino il mio obiettivo era quello di diventare un ciclista professionista, ce l’ho fatta. Quando ero piccolo mi affascinava Moser, che era l’idolo di mio padre. Poi mi sono emozionato a veder corrrere Marco Pantani, un mito. Ma, una volta che sono diventato professionista, devo ammettere che mi ha impressionato Danilo Di Luca, che è stao il mio primo capitano. Non voglio pensare a quello che è accaduto, ma lui è veramente un campione e un capitano tanto carismatico. Ci caricava sempre, anche quando sapeva di non farcela”. Una bella favola quella della “libellula” di Messina, attualmente in scuderia Liquigas, insieme agli altri leader, Basso e Pellizzotti. “Ho iniziato a correre nella squadra della mia citta – racconta Vincenzo – poi già da allievo sentivo dentro di me, che volevo fare questo sport da professionista. Allora è stato necessario andarmene dalla Sicilia e così sono arrivato a Mastromarco. In questo paese mi sento proprio a casa, non mi manca niente. Fare del ciclismo in Sicilia è impossibile, lo sto vedendo com mio fratello che non lo fanno correre, ma non lo vogliono nemmeno lasciar libero di cambiare squadra”.[singlepic id=971 w=320 h=240 float=right]
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