Il Giullare > Dalle Fornaci a New York
Enrico Cecconi, batterista pistoiese è in tournée negli Stati Uniti con Guy King, Lucky Peterson e Buddy Guy.
È in procinto di partire alla volta degli Stati Uniti, dove lo aspetta una massacrante, ma straordinaria tournée al fianco di Guy King, Luchy Peterson e, udite udite, Buddy Guy, tre stelle di prima grandezza del Blues. Una convocazione più che lusinghiera, che non fa altro però che aggiungere un nuovo trionfale tassello ad una carriera musicale particolarmente interessante.
[singlepic id=2012 w=320 h=240 float=left]Enrico Cecconi infatti, batterista pistoiese alla soglia del 38esimo compleanno, in attesa di solcare teatri così imponenti, continua a studiare disperatamente nella propria abitazione, sotto gli occhi attenti di Jakob, il suo bulldog inglese e l’apparente distratto orgoglio paterno, senza disdegnare mai una serata in un pub qualsiasi, a sessionare con gli amici-colleghi con i quali, da bambino, ha riempito le strade di sogni. Il primo concerto, Enrico Cecconi, lo dette all’età di otto anni, ricevendo, come parcella, un cono gelato della Besana e 200 lire. Due anni più tardi però, il papà e la mamma, suoi infaticabili estimatori nonché promoter e agenti artistici, lo fecero incontrare con un signorotto anglosassone che viveva nelle campagne pistoiesi.
Si chiamava Ginger Baker, per due lustri batterista dei Cream, tanto per intenderci e da quel momento in poi, la vita di Enrico, è cambiata. La scuola, già un inutile fardello prima, divenne un peso, compensato però, con gli interessi, dalle assidue frequentazioni che il giovane virgulto iniziò a scandire nella casa del suo primo grande inimitabile maestro. “Mi diceva sempre ricorda con nostalgia e riconoscenza che un batterista, per ritenersi tale, deve essere in grado di saper suonare tutto”. Enrico prende alla lettera queste raccomandazioni e nonostante, ancora minorenne, sia già il tempo prediletto di bandleader toscani già in voga, decide di fare la sacrosanta e indispensabile gavetta musicale, girovagando l’Italia in lungo e in largo tra balere e festival, mettendo a disposizione il suo groove tanto alla discomusic che al blues, al rock come al funky.
[singlepic id=2010 w=320 h=240 float=right]Brucia velocemente le tappe e dal 2002 vive più all’estero che nella sua Pistoia: le tappe sono quelle estenuanti che lo vedono sul palco con artisti del calibro di Cris Harper, Peaches, e poi negli studi della Delmark, con Lurrie Bell, Lucki Peterson, Michael Coleman, Buddy Guy, Chiko Banks e altri santoni che fanno la spola tra il Pacifico e l’Atlantico, sempre in uno dei 50 Stati a stelle e strisce. A Pistoia, oltre a curare con attenzione i rapporti con i suoi amici d’infanzia, Enrico diventa testimonial Ufip, entrando in confidenza con Agostino Marangolo, batterista di Pino Daniele e di tutta la sontuosa scuola partenopea e senza smettere mai di ritrovarsi, con i musicisti di sempre, per serate a tema. “Ora riparto per gli Stati Uniti continua per una nuova fantastica esperienza.
Mi dispiace un po’ che qui, a casa nostra, non si riesca a creare la stessa straordinaria atmosfera che esiste altrove: una corporazione di musicisti a cinque stelle che si scambiano continuamente favori, serate, tournée, amicizie, intuizioni, talento”.
La cosa che non racconta Enrico però è che alla fine di questa tournée statunitense, che coinciderà con la fine di giugno, Buddy Guy, a luglio, sarà ospite d’onore e fiore all’occhiello della trentunesima edizione del festival Blues di Pistoia. E alla batteria, in piazza del Duomo, con uno degli ultimi interpreti del Mississipi, con molta probabilità ci sarà proprio lui, il musicista di casa, Enrico Cecconi, quello nato alle Fornaci, che ricorda, come se fosse ieri, quello che provò a spiegargli, tanto tempo fa, Ginger Baker e quello che gli ha raccomandato, tre anni fa, sul letto di morte, la madre Maria. “Enrico, ricordati le bacchette”. E se Ginger Baker è inimitabile, di mamma, si sa, ce ne è una sola.
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