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Giovanna mi ha
 salvato la vita

Pubblicato il 05/02/2010, 11:02:05 | Da Andrea Spadoni | Categoria: disoccupati da morire
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Non era Giovanna Piattelli, 59 anni, il primo obiettivo di Silvano Condotti, 55. La mattina di giovedì 21 gennaio, quando alcuni impiegati del Comune l’hanno visto vagare per gli uffici, probabilmente stava cercando un’altra donna. Si tratta di Antonella Trevisan, da venti giorni addetta al patrimonio, ma precedentemente funzionaria dell’ufficio della Piattelli e addetta alla gestione dell’ultima pratica di licenziamento del Condotti, dopo che il Tar aveva respinto la sua causa. In tante altre occasioni l’ex autista di autobus si era confrontato con lei del suo caso, quando la trovava in Comune. 
LA TELEFONATA
Pare sia stata proprio Giovanna Piattelli, quella mattina, quando ha notato Condotti vicino al suo ufficio, ad alzare la cornetta e avvertire la collega: “Stai attenta, Silvano è venuto in Comune. Oggi resta a Villa Perrotta (sede distaccata del Comune in via della Libertà), non ti muovere”. Una telefonata che forse avrebbe salvato la vita alla collega e la conferma del clima di paura che si respirava negli uffici del Municipio. Proprio Giovanna è stata ad alzare la cornetta, inconsapevole che qualche ora dopo l’ex autista di scuolabus avrebbe puntato il collo della “Calibro 45” contro di lei. Un maledetto destino.
TRAGEDIA ANNUNCIATA?
Il licenziamento per Silvano Condotti era ormai diventato un’ossessione. Dal 2004, da quando l’uomo era stato licenziato ed era iniziata la lunga trafila legale con il ricorso al Tar, non aveva più staccato la mente da quel posto di lavoro. Era ossessionato e pensava che contro di lui ci fosse una congiura. Più volte i suoi comportamenti eccessivi e le minacce erano state segnalate alle forze dell’ordine, ma, forse, si era sottovalutato il caso. Ogni giorno, Silvano Condotti, passava intere mattine a spulciare le delibere e detemine all’albo pretorio, firmate da Giovanna Piattelli, pensando, prima o poi di incastrarla. Ma la legge è stata chiara e contro di lui, respingendo in secondo grado, il ricorso al Tar, proprio lo scorso 27 novembre. Dopo la sentenza in primo grado il Comune gli aveva proposto la possibilità di un reintegro nel trasporto dei pasti alle mense. Lui rifiutò.
MILLE FOTOGRAFIE
Condotti conservava a casa migliaia di fotografie di pullmini, autisti insieme ai bambini e particolari immagini che lui utilizzava per vedere se c’erano dei comportamenti sbagliati degli addetti. Non faceva altro che pensare alla congiura.
PROIETTILE AL COLLO
Oltre che nella canna della pistola da lui acquistata dopo il licenziamento, il Condotti il colpo, lo teneva al collo attaccato alla collana. Lo vedevano e lo sapevano tutti. Si poteva fermare Silvano?

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