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Benvenuti ad Aruba! La nuova perla dei Caraibi.

Rubrica a cura di Simeone Clamori

Respirare a pieni polmoni e percepire l’aria tersa ai Carabi non è cosa di tutti i giorni, ma è la traccia inconfondibile di un temporale che è appena transitato sull’isola spazzando via la tipica afa di febbraio. Seduto sulla sabbia di Eagle Beach mi godo lo spettacolo di due pellicani che si alternano in brevi voli di ricognizione, tutti puntualmente conclusi con una brusca piccata in acqua per poi subito riemergere con la sfortunato bonefish di turno che si dimena nell’ampio sacco golare: uno spettacolo che non smette mai di incantarmi.

Aruba, isola delle Antille Olandesi posta a venti miglia a nord dalla costa del Venezuela, ultima novità in termini di destinazione charter per il turismo italiano. Questa destinazione è la  scommessa di un paio di tour operator nazionali, convinti del fatto che il turista italiano sia pronto a coniugarsi con una meta tipicamente americana. Palm Beach è la spiaggia principale dell’isola, lunga, bianca e lambita da acque tinte di quel tipico verde menta caraibico, e dove i più importanti resorts dell’isola sembrano fare a gara a chi domina in maniera più imperiosa l’orizzonte del mare. Una destinazione tranquilla, compassata dove ogni ospite scandisce il trascorrere delle ore tra un margarita, una seduta di jogging, un buon libro sotto la palapa e l’immancabile seduta di happy time pomeridiano.

Fuori dai resorts la scelta di ristoranti e di locali è sufficiente a soddisfare i palati più esigenti, il numero dei casinò è pari a quello dei resorts e per gli amanti dello shopping, tra la stessa Palm Beach e la vicina cittadina di Oranjestad, la presenza di negozi monomarca e di griffe è pressoché totale.

Istruzioni per l’uso: il resort più gettonato dai primi turisti italiani approdati ad Aruba è l’Holiday Inn Sunspree Resort, che seppur classificato di prima categoria è in realtà un onesto 3 stelle che regge dignitosamente il passo, nonostante i suoi tre decenni di anni di onorata carriera. E’ imperativo prenotare le camere superior  per avere una sistemazione accettabile e bisogna rassegnarsi al fatto che le sue abitudini sono prevalentemente yankee: la cena inizia alle 18:30 e dopo le 19:45 il buffet termina di essere rifornito ed i camerieri iniziano timidamente a rassettare la sala per la colazione della mattina successiva. Gli americani si alzano alle prime luci dell’alba per prenotarsi la palapa presso il desk del bagnino che però apre soltanto alle 07:30 formando così code interminabili, mentre per noi l’operatore italiano ha saggiamente riservato un pezzo di spiaggia con la regola del “ chi prima arriva meglio alloggia.

La valuta corrente è il fiorino arubiano ma quella più comunemente utilizzata è il dollaro USA. Sebbene l’Euro sia comunemente convertito ovunque è consigliabile munirsi di valuta americana prima della partenza tanto per non dovere adoperarsi troppo nei cambi perdendo per giunta qualcosa nell’inevitabile commissione. Gli arubiani sono un popolo cortese e cordiale  e benché la lingua ufficiale dell’isola sia l’olandese tutta la popolazione parla il Papiamento, un creolo-portoghese con influssi spagnoli, africani e olandesi.

Aruba è il giusto compromesso tra il fascino del caribe ed il comfort occidentale, dove tutto si svolge al lento ritmo degli alisei lasciando così percepire la sensazione di riuscire a fare sempre tutto nei giusti tempi: un’isola sicura e piacevole per le famiglie e nel contempo, dinamica e divertente per i giovani, un micromondo dove la parola relax assume un significato a tutto tondo e dove ogni presupposto di vacanza trova inevitabilmente una sua risposta esaustiva.

22,

mag at 12:20 PM

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