Il Giullare > Diario (e non solo) di viaggio
A cura di: Simeone Clamori
[singlepic id=3095 w=320 h=240 float=left]Le cose che tutti odiano del viaggiare, per me sono confortanti reminiscenze che sono a casa.” Una frase tratta dal trailer del film Up the Air di Jason Reitman che mi ha colpito particolarmente, e che dopo inevitabile riflessione mi ha fatto ricordare quanto la nostra natura di aspiranti Magellano possa essere eterogenea di fronte all’inevitabile cocktail di gioie e dolori che il viaggio in aereo spesso produce. Si deve tornare indietro nel tempo di molti anni per ricordare l’epoca in cui tra le compagnie aeree era in atto una sana guerra per la conquista della leadership dei cieli, combattuta soprattutto sul piano della puntualità, della cortesia, del comfort e della qualità.
Oggi purtroppo la cinica battaglia dei prezzi costringe le compagnie aeree ad un confronto serrato sul piano dell’ottimizzazione d’ogni singolo comparto del servizio del trasporto aereo ed in contrapposizione ai loro ricavi ci siamo noi che, da clienti un tempo coccolati da sapiente personale sia di terra che di volo, oggi ci ritroviamo ad essere le cavie paganti di un interminabile esperimento che dovrebbe mettere a punto il sistema ottimale e produttivo per il sistema di trasporto aereo civile del ventunesimo secolo.
Spesso tra i miei coetanei di mezza età colgo il rimpianto di quando volare rappresentava, oltre ad un privilegio, un piacere assoluto. L’idea di abbandonare gli interminabili viaggi in auto o treno per percorrere lunghe distanze in brevissimo tempo nel comfort ovattato di un volo di linea, gratificava lo spirito e abbatteva ogni inibizione nei confronti delle destinazioni considerate “lontane”. Oggi è soltanto una questione di metodo, di filosofia con cui ci si affronta l’idea di un viaggio aereo sia per lavoro che per diletto.
Il gusto di pagare un volo per New York quattrocento euro può valere il disagio di farsi il check in on line, di mangiare un pasto a bordo che sempre di più ricorda le famigerate “razioni kappa” fornite ai militari in trincea, o di partire ad orari che, avremmo preso in considerazione soltanto per andare dell’apertura stagionale della pesca alla trota. Poi per quanto riguarda le toilette a pagamento ed i viaggi in piedi come proposto da un noto vettore Low Cost, staremo a vedere, d’altro canto per volare in Europa in lungo e in largo con tariffe ad un euro con aerei sicuri, a qualcosa dovremo pur rinunciare. E’ soltanto una questione di bagaglio a mano e di cosa ci mettiamo per affrontare preparati il nostro viaggio.
L’i-pod e un buon libro garantiscono autonomia anche per le lunghe attese impreviste, un cambio e lo spazzolino alleviano l’immediato disagio della mancata riconsegna del bagaglio e l’inseparabile smartphone permette di sfruttare gli ormai omni presenti hotspot wi-fi per chattare e dialogare con amici e parenti da ogni capo del mondo, fuso orario permettendo. Sarebbe necessario dotarsi anche di camomilla in tetrapak, tanto per sopportare meglio la sempre più frequente spigolosità ed approssimazione del personale aeroportuale lungo le interminabili procedure d’imbarco.
Prima di partire, inevitabilmente, penso sempre ai disagi a cui mi dovrò preparare, ma quando oltrepasso la porta girevole dell’aeroporto è un po’ come se varcassi la soglia di un’altra dimensione, dove d’incanto, tutto quanto di negativo svanisce e realizzo che l’improvvisa serenità e benessere che mi pervadono sono la diretta conseguenza al fatto che sto partendo per un nuovo viaggio.
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