Il Giullare > Egitto più di prima
Giramondo: a cura di Simeone Clamori
Quando l’aereo compie l’ultima virata sul quartiere di Heliopolis, prima di entrare in finale per atterrare a Il Cairo, provo sempre una limpida sensazione di conforto. Quest’anno ero particolarmente curioso e impaziente di toccare con mano gli effetti della grande protesta popolare iniziata il 25 gennaio scorso, ispirata dalle manifestazioni organizzate in Tunisia pochi mesi prima. Il popolo egiziano, esausto dal regime trentennale di un presidente tanto sagace nella politica internazionale quanto oppressivo e latitante nella politica interna, ha trovato la forza e l’orgoglio di iniziare una manifestazione pacifica contro il presidente Hosni Mubarak. Una protesta poi degenerata in aspri scontri che hanno provocato numerose vittime tra manifestanti, poliziotti e militari.
Oggi l’ex presidente Mubarak è agli arresti in attesa di giudizio e l’onere del governo transitorio è stato affidato all’esercito in attesa che il popolo egiziano ricomponga le rispettive forze politiche per nominare poi i candidati per le future libere elezioni. Sono arrivato nella seconda settimana di Ramadan e sin dai primi chilometri in direzione del centro ho colto un dinamismo inusuale per un mese in cui il digiuno e il caldo torrido rendono tutti provati e poco reattivi. L’entusiasmo nato dalla riconquistata libertà e dalla prospettiva di un futuro definitivamente democratico è il corroborante che ad ogni livello sociale rende il quotidiano dinamico ed intraprendente. L’inserimento di supporti tecnologici nei siti archeologici, la sostituzione di personale civile opportunamente formato al posto degli anacronistici militari indolenti per la cura e la sorveglianza degli stessi siti, sono segnali di un rinnovamento tangibile. Nel contempo vengono varate continuamente nuove normative per la tutela del patrimonio archeologico e dell’ambiente marino per salvaguardare l’immenso patrimonio a disposizione del mercato del turismo.
L’Egitto fortunatamente dispone di comparti economici altamente produttivi quali il canale di Suez, il petrolio e l’agricoltura, che da soli rappresentano una solida base finanziaria per affrontare la necessaria ristrutturazione infrastrutturale del paese. Sebbene inebriato da tanto entusiasmo e da tanta speranza di prospettiva, non posso nascondere l’amarezza provocata dalla desolazione pressoché assoluta – sopratutto inaccettabile per un mese canonicamente affollato come l’agosto – che attanaglia attualmente tutto l’indotto del turismo: il consueto malcostume di enfatizzare e spettacolarizzare ogni evento negativo da parte dei media internazionali si contrappone al loro deprecabile silenzio per ogni notizia riguardante una normalizzazione che non produce audience. Attualmente l’Egitto è un paese sicuro soprattutto, per quanto concerne le area legate al turismo e gli egiziani che operano con i turisti ostentano ancor più ospitalità e cortesia rispetto al passato. Gli “impavidi” che hanno hanno avuto l’opportunità di trascorrervi le ferie sono testimoni di quanto questa destinazione sia sempre il migliore compromesso tra prezzo, qualità del mare e ricchezza di patrimonio culturale. Provare per credere.
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