Il Giullare > “So perchè ho chiuso l’asilo. Eppure i bambini li amavo”
Si chiamava “Celestopoli”, come la città immaginaria del mondo dei Pokemon. Quel nome aveva fatto felice il figlio Mirko che all’epoca, nel 2000, aveva solo otto anni. Per lei, invece, era il sogno di una vita: l’asilo nido.
[singlepic id=2158 w=320 h=240 float=left]Giovanna Niccolai, 44 anni, è una donna intraprendente. Oggi gestisce un hotel, lo “Splendid” a Montecatini Terme, ma quando racconta l’inizio e la fine di quella scuola per l’infanzia che aveva voluto e costruito con tutte le forze, ancora si arrabbia. “A distanza di cinque anni, quando ci penso, provo un senso di fallimento personale. Ma alla luce dei fatti accaduti al “Cip e Ciop”, chi mi accusava, oggi mi affronta in modo diverso.
Molti hanno capito che quello che sostenevo, forse, era giusto”. Giovanna è pistoiese “purosangue”, ha il diploma di maestra elementare conseguito all’istituto delle Mantellate e un passato anche da cavaliere alla Giostra dell’Orso, con tanto di Speron d’Oro nel cassetto dei ricordi. E’ all’inizio del terzo millennio che decide di dare una svolta alla propria vita.
“Aprire e gestire un asilo tutto mio era sempre stato il mio sogno fin da ragazzina, quando insegnavo ai bambini ad andare a cavallo Farli felici ogni giorno mi avrebbe riempito l’anima. Anzi, me l’ha riempita per cinque anni, ma poi non ce l’ho più fatta ad andare avanti: avevo speso tutti i soldi e per ripagare i debiti ho addirittura dovuto vendere la mia casa. La scelta dell’investimento era nata perché, già all’epoca, a Pistoia, non riuscivano ad accedere ai posti per gli asili comunali, almeno trecento, quattrocento bambini”. L’asilo nido, infatti, Giovanna l’aveva aperto per davvero. La struttura era una villa in via Bolognese, nella zona del Legnorosso, a Capostrada, immersa nel verde.
“Il posto è molto bello, perfetto per un asilo, ma io, per renderlo a norma, ho speso circa 200 mila euro”. “Celestopoli” era un nido privato di trecento metri quadrati con sala per il cinema, quella per la “nanna”, quella per i giochi, una cucina tutta nuova che godeva di una licenza pari a un ristorante di 30 posti e una stanza riservata ai genitori che, a loro discrezione, potevano fermarsi anche a pranzo con le insegnanti.
Giovanna gestiva tutto, con l’aiuto di alcune maestre. “Appena iniziata l’attività, avevo parlato con gli uffici della pubblica istruzione del Comune di Pistoia, chiedendo quali fossero i requisiti per avere il riconoscimento e quindi avviare un percorso verso la convenzione. Mi avevano fatto delle promesse precise, dicendomi una volta di adeguare una cosa e poi l’altra.
Ho ricevuto, in cinque anni, visite continue e regolari degli ispettori della Asl, che venivano chiamati a controllare la struttura che gestivo proprio dalle stanze del Municipio. Per aggiornarmi e rientrare nei coefficienti richiesti dal Comune per il riconoscimento e la certificazione, ho dovuto fare tanti lavori di ristrutturazione su un fondo che non era mio, avere un alto numero di maestre e, oltretutto, per andare incontro alle famiglie tenevo i prezzi identici a quelli degli asili comunali, circa 250/270 euro. Per questo non guadagnavo niente”. Al “Celestopoli” ogni anno si iscrivevano venti bambini. “Ed erano tutti felici – sottolinea Giovanna Niccolai – un anno, all’inizio della stagione successiva, diciotto dei miei iscritti sono stati accettati dal Comune. Per questo, dato che si era sparsa la voce della qualità dell’asilo che gestivo, ho trovato altrettanti nuovi piccoli”.
Il 2004 e il 2005 sono stati gli anni peggiori: “Questo riconoscimento promesso non arrivava mai, ma i controlli dell’Asl sì. Stavo finendo i fondi e, ogni settimana, andavo in Comune a chiedere spiegazioni.
Nessuno mai ha saputo darmi spiegazioni precise. Molte famiglie, addirittura, avevano segnalato agli uffici Pubblica Istruzione, la qualità del nostro asilo. Ma non si smuoveva niente, mai”.
[singlepic id=2159 w=320 h=240 float=left]Nel 2005, infatti, la decisione di chiudere: “Avevo maturato troppi debiti – conclude amareggiata Giovanna – e poi, quando mi hanno detto che stavano concedendo il riconoscimento comunale al “Cip e Ciop”, ho mollato. Più volte, parlando con alcune mamme, avevo sentito dire che a quell’asilo che, tra l’altro si trova a S.Agostino tra le fabbriche, dove il rischio di tossicità è più alto, accadevano cose strane. Ne avevo parlato anche con i dipendenti del Comune, ma niente. Ho dovuto restituire le chiavi al padrone del fondo.
E la sensazione, nel mio caso, è stata sempre quella che ci fosse qualche meccanismo che favorisse alcuni asili a dispetto di altri, in particolare il “Cip e Ciop”.
Dopo quello che è accaduto e le terribili immagini delle botte che ho visto in televisione, oltre al dolore per quelle creature, provo un sentimento di rabbia ancora maggiore, anche se oggi, tanti miei familiari che non mi ascoltavano, si sono ricreduti”.
“Più controlli alle strutture dove cresce la nostra vita”
La formazione dei bambini, quelli particolarmente piccoli (da asilo nido), è una di quelle opere d’arte che richiedono fantasia, amore, passione, dedizione premurosa. E’ troppo facile oggi permettere l’apertura di agenzie educative, perché, quando si ha a che fare con essere umani in crescita, bisogna avere tutte le carte in regola. Non basta una carta abilitante all’esercizio di una funzione. E’ necessario avere una preparazione di base psicologica (sempre da aggiornare), una metodologia comprensiva dell’adeguamento all’età da formare, una strategia educativa consona al momento della crescita e dello sviluppo mentale e affettivo del bambino, un coinvolgimento diretto delle comunità familiari e un metodo per permettere la loro presenza dentro l’eventuale struttura educativa permessa e vigilata. Comunque è necessario sapere che l’educazione del cucciolo umano è l’arte più difficile ed elaborata e va saputa profondere con intelligenza, amorevolezza, in maniera critica e consapevole. Il valore di una vita che cresce è inestimabile e va aiutata, difesa, sostenuta per non cadere nella rete inestricabile di istinti inconsulti e bestiali di persone snervate, nevrotiche, disturbate. Gli educandi di qualsiasi età necessitano di appoggio, certezza, sostegno, sollecitazione a fare. Come si può alzare una mano pesante e forte di un adulto verso un essere indifeso, innocente, inconsapevole dei propri comportamenti? Non può esistere nessun risarcimento (tanto meno in denaro) che possa riparare un danno criminoso così esagerato e pazzesco. Basta poco per rovinare la mente di un piccolo e farlo deviare per sempre dal suo cammino naturale di crescita e di scoperta del suo mondo vitale in cui egli fa la sua esperienza, che in se stessa è positiva, ma talvolta l’adulto rovina e altera.
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