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L'ultimo calcio al buonsenso

Forse il calcio è davvero lo sport più bello del mondo. Tanto spettacolare e coinvolgente quanto ipocrita nelle direttive che lo regolano. A livello mondiale può capitare che una squadra , nella fattipescie il Togo resti sotto il fuoco delle mitraglitrice con i giocatori che vedono morire i proprio compani. Lo sdegno ed il cordoglio da parte di tutti non è mancato ma se poi questa stessa squadra abbandona la Coppa d’Africa in segno di lutto, per ossequiare chi non c’è più, ecco che i parrucconi imbiancati, tenutari delle “tavole del Calcio” non ci pensano un attimo a squalificare il Togo dalla competizione in questione negli anni a venire.

Per non essere secondi a nessuno, anche in Italia, o meglio nella nostra Valdinievole è successo qualcosa di simile per una vicenda altrettanto drammatica. L’episodio risale al 7 marzo scorso. Al Benedetti di Borgo a Buggiano faceva un freddo cane. In campo si davano battaglia gli azzurri di Roberto Bicchierai opposti ai marchigiani del Fossombrone, società del patron Dirk Bikkemberg, noto imprenditore belga.

[singlepic id=2006 w=320 h=240 float=left]Aggrappato alla rete di recinzione, dalla sua abituale postazione proprio sotto la tribuna coperta Roberto Luporini, storico dirigente del club borghigiano, osserva con l’immancabile sigaretta all’angolo della bocca l’andamento del match accanto al fedele amico Romeo Orsi. D’un tratto il buon Romeo, sente che Roberto gli tocca il giaccone. Gli scivola accanto, senza un lamento, accasciandosi al suolo. Il cuore ha ceduto, di schianto. Seguono attimi frenetici dove la speranza lascia ben presto spazio allo sgomento.

L’arbitro sospende il match per dare modo ai volontari della Pubblica Assisteza, presenti al campo col defibrillatore di dare i primi soccorsi a Luporini, assieme allo staff sanitario dell’Us Borgo a Buggiano. Dopo pochissimi minuti arriva l’ambulanza col medico. Ma non c’è niente da fare. Dal campo i giocatori di casa guardano la scena e tutti i tentativi di rianamare quell’uomo eccezionale, che un paio d’ore prima aveva pranzato e scherzato con loro, dispensando qualche fetta di prosciutto in più proprio ai più giovani.: come appena un `ora prima aveva letto le formazioni in campo, speaker ufficiale dai toni calmi e pacati, facendo il tradizionale saluto alla società ospite ed ai propri sostenitori. Una società, il Fossombrone, totalmente mancante di stile nell’occasione perchè mentre la squadra e i dirigenti del Borgo, vinti dalla commozione e dalla disperazione, manifestavano l’intenzione di lasciare il campo per rispetto al povero Luporini e alla sua famiglia con tanto di dichiarazione scritta, il club marchigiano si diceva invece pronto a riprendere le ostilità sportive e a non firmare quindi la suddetta dichiarazione. La paura di perdere la partita a tavolino magari con l’aggiunta di qualche sanzione (sia di punti che pecuniaria) aveva il sopravvento sul buon senso e sull’opportunià di far cambiare un regolamento assurdo. In ogni caso il Borgo la sua decisione l’aveva presa e l’arbitro sospendeva il match.

Il presidente Massimo Cardelli e il patron Mauro Paganelli non hanno mai avuto dubbi “Non c’era ragione di andare avanti – ribadiscono con fermezza – cosa conta una partita di calcio di fronte alla vita di un uomo? Come si fa a continuare a giocare quando un dirigente con addosso il giaccone della scoietà è a terra, morto, praticamente a bordo campo. Come si poteva chiedere ai nostri giocatori di continuare a giocare?” Evidentemente, secondo la federezione si doveva e si poteva fare. Tanto che senza perdere un attimo di tempo, la commisione disciplinare il giorno dopo ( prima ancora delle dovute esequie a Luporini) infliggeva lo 0-3 a tavolino ai danni del Borgo, il punto di penalizzazione e 1000 euro di multa per essersi ritirato dal campo. Lo spettacolo deve continuare, sempre e in ogni circostanza , al di là dei morti e dei vivi. Guai a fermarsi .

[singlepic id=2007 w=320 h=240 float=right]La notizia veniva riportata da tutte le testate giornalistiche, in carta, in video ed in rete e “Mi manda Rai 3″ faceva addirittura un collegamento speciale allo stadio Benedetti. Il clan azzurro, gratificato nel frattempo dagli attestati di soliarietà di tutto il mondo sportivo e non, passava giustamente al contrattacco, e affidava il ricorso nelle mani dell’avvocato Mattia Grassani, un autentico luminare in fatto di diritto sportivo. Giovedi 25 marzo una delegazione veniva ricevuta ed ascolata dalla terza sezione della corte di giustizia federale che , cita testualmente il comunicato “vista l’eccezionalita del caso, rimanda tutto alle sezione riunite della Corte Federale”. Forse qualcosa si è mosso. Forse stavolta il palazzo ha tentennato.

Intanto resta l’immane dolore della moglie Maria Pia, della figlia Francesca e del figlio Fabio che dice “E’ morto come avrebbe voluto. Il Borgo era la sua grande passione”. A loro poco importa di quello succederà. Ma indubbiamente un gesto importante da parte della Corte Federale sarebbe apprezzato per onorare la memoria di una di quelle tante persone che tanto danno allo sport più bello del mondo.

4,

apr at 6:31 PM

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