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 numero uno”

“La mia vita da 
 numero uno”

Daniele Bettarini nasce a Borgo a Buggiano, esattamente a Villa Teglia il 20 dicembre del 1961, per la gioia di papà Alvaro, mamma Lolita e della sorellina (un po’ gelosa) Milvia di sette anni più grande di lui. Tre anni dopo tutta la famiglia si trasferisce in blocco a Mainz, con la classiche valigie di emigranti. Il babbo infatti viene assunto come verniciatore alla Opel.  “Si viveva in un quartiere – ricorda Daniele – simile a Little Italy, a New York, fra profumi e sapori che non ho mai dimenticato”. Lì conosce Thomas, nipote di un ufficiale delle SS con cui instaura una bella amicizia “L’immagine della foto del nonno in divisa con il braccio alzato nel tristemente noto saluto mi incuteva un certo timore. Ma la famiglia era splendida tanto che i rapporti fra noi, a distanza di tanti anni, sono ancora saldi. Milvia era molto amica della sorella di Thomas. Io sono tornato a Mainz un paio di volte e i miei genitori ci sono andati per le nozze d’oro”.  Nel 1967 il ritorno a Borgo a Buggiano. Daniele frequenta le scuole elementari per fare poi le medie a Montecatini. Una scelta che già dimostra il caratterino non facile di quello che diventerà il sindaco del comune di Buggiano.
“Alle medie del Borgo, allora, si insegnava francese, lingua che non mi è mai piacuta: volevo studiare l’inglese. Così i miei mi mandarono alla Dante Alighieri”. Intanto comincia a giocare a pallone nel settore giovanile del sodalizio borghigiano. Gli piace stare in porta e non ha paura di niente. Il debutto in prima squadra, agli ordini dell’ex giocatore della Pistoiese Cisco De Mecenas, avviene nel 1978 a soli 17 anni. L’occasione è un derby con la fortissima Larcianese, perchè il titolare Vivaldi è infortunato. I tiri arrivano da tutti le parti. Il derby va ai viola di Larciano: 4-1. Ma “il giovane Bettarini – come scrive testualmente l’inviato della Nazione – nonostante il naufragio azzurro, è tra i migliori in campo”. Al Borgo, a parte una parentesi a Capannori, resta fino al 1982. Intanto ha preso il diploma di geometra. Poi parte per il servizio militare che inizia ad Ascoli e finisce a Bologna. Nel rosso capoluogo romagnolo si manifestano i primi interessi politici verso la falce ed il martello. Tanto che, preso il congedo, al ritorno sul suolo natio, prende la tessera del Pci. A dire il vero c’era già stato qualche segnale verso quell’orientamento quando papà Alvaro da socialista era passato al più sinistrorso Psiup. “Mi ricordo le campagne elettoriali con megafono sulla macchina, mentre accompagnavo il babbo”. Come ricordo benissimo il mio primo voto sulle tre schede elettorali nel lontano 1980: segno su Democrazia Proletaria alle regione ed alla provincia e preferenza al dottor Arturo Rossi, socialista nostro medico di famiglia, persona che ho sempre stimato tantissimo”. Ma torniano al calcio, passione che caratterizza la gioventù dell’irrequieto Daniele. Finito il servizio militare torna a giocare nel Borgo, per passare la stagione successiva al Cascina dove litiga quasi subito con il compianto Miro Morandi, uno tra i più apprezzati tecnici toscani di tutti i tempi. Daniele non sa star zitto. Così, chiusa la parentesi pisana, per tenersi in forma va a giocare negli amatori Uisp del Molinaccio. Il 1985 è un anno imporante perchè comincia ad allenare, ovviamente; inizia nel settore giovanile del Borgo a Buggiano, viene tesserato dal Pescia dando contemporaneamente agio al tirocinio da geometra presso lo studio dell’ingegner Corrado Messeri, futuro primo cittadino di Montecatini. “Un repubblicano doc, dall’aspetto burbero e dal cuore tenereo- dice Daniele ricordando Messeri – esempio di coerenza e di correttezza, che mi ha insegnato tantissimo. L’allenatore lo fa per altre cinque annate mentre il portiere nei dilettanti smette di esserlo un paio di stagioni dopo perchè assieme ad altri compagni di squadra si becca una squalifica di cinque anni per i disordini accaduti al termine di Pescia. “Vi giuro che non c’entravo niente anche se in effetti quell’arbitro le aveva combinate grosse. Ammetto che mi ero tolto la maglia per non farmi riconoscere, ma non sono andato più in là di qualche offesa. Probabilmente ha scelto dei numeri a casaccio per le squalifiche”.  Crediamogli sulla parola. Ancora qualche stagione con l’Anchione negli amatori e nel 1991 appende i guantoni al chiodo. Deve pensare alla famiglia. Nel 1979 ha conosciuto Antonella che ha sposato e dal loro rapporto è nata nel 1995 Eleonora. Una lunga storia d’amore che però finisce nel 2001. Stiamo correndo troppo perchè passati i tempi del football, sia di tecnico che di giocatore, ecco iniziare un’altra passione che condizionerà la vita di Bettarini: la politica. Tutto comincia da un’assemblea del Pci dal cinema Bernardi. “Il dirigente di partito che parlava sul palco ad un certo punto disse che Borgo a Buggiano aveva bisogno di politici giovani e motivati, e cogliendomi di sorpresa, fece il mio nome, indicandomi fra i presenti. Io, pur non troppo convinto ed in parte incoscente, non dissi di no. E da lì comincia la lunga trafila che tutti conoscete. Entrai in consiglio comunale, come consigliere di minoranza nel 1995 con la lista progressisti – Pds che appoggiava Alfio Pellegrini. Nel 1999 andò decisamente meglio in quanto divenni assessore alla Pubblica istruzione e alle attività produttive con Alfio Pellegrini, sindaco per una manciata di voti, mentre nel 2004 eccomi sindaco del mio paese col 48% di preferenze. Media direi alta, visto che gli altri due candidati, Lotti e Gonfiotti, si aggirarono su medie del 26 o 27% ciascuno”.  Il trionfo del 2009 (circa 74% di preferenze) è storia attuale. Tanti i segreti del successo, a cominciare dall’indubbia dote di saper ascoltare le esigenze dei cittadini e di essere sempre disponibile. La politica ha avuto l’indubbio merito di levigare un carattere spigoloso, a volte “fumino”, come si dice dalle nostre parti. “Mi sarebbe stato utile quando giocavo. Adesso ho imparato a contare fino a dieci e cerco quasi sempre di mediare le situazioni”.  Dal 2001 ha una nuova compagna, Federica Fratoni, attuale presidente della Provincia, che sa capire le esigenza di un uomo politico, e degli ottimi collaboratori nello studio di geometra, lavoro che spesso non può seguire di persona per gli impegni al servizio della comunità. “La cosa bella di un sindaco, per quel che mi riguarda, è che ogni giorno arrichisce sempre di più il bagaglio personale di conoscenze. L’unico grande rimpianto che mi resta è di non essermi laureato”. Ma, come diceva la trasmissione che vedevo da piccolo “Non è mai troppo tardi”. Di quanto sia apprezzato come sindaco, al di là delle visioni politiche, è stato confermato dal corposo numero di voti che lo hanno incoronato il primo “Giullare dell’anno”.

6,

feb at 1:49 PM

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