Il Giullare > Stefano Riccomi: “Voglio far crescere il calcio pistoiese”
[singlepic id=2635 w=320 h=240 float=left]Diventare un diririgente federale non era il sogno nel cassetto di Stefano Riccomi. Che il calcio però sarà la sua grande passione lo capisce sin dalla tenera età. E’ un terzinaccio scarso (come lui stesso si definisce), che impara i rudimenti del mestiere nel Pescia.
Fatta tutta la trafila nel settore giovanile rossonero, va a giocare in seconda categoria nel Collodi. Ma a soli 23 anni un brutto infortunio chiude una carriera che non resterà negli annali di Coverciano e inizia, ancora giovanissimo, quella di tecnico.
La prima esperienza è con l’US Alberghi, una sorta di settore giovanile del Pescia, nel lontano 1985 per passare poi agli inizi degli anni 90 all’Uzzanese, alla guida degli Juniores. La svolta, in ambito sportivo, avviene quasi per caso, grazie all’amicizia con Marco Teglia, attuale responsabile della attività di base della scuola calcio, e già allora, ben inserito nel comitato provinciale della Figc, che lo convince a entrare nell’organigramma federale provinciale.
Cura il calcio a 5 e allena le rappresentative giovanili provinciali. Brucia le tappe diventando ben presto vicepresidente e quando Giovanni Giandonati, massimo esponente provinciale viene eletto delegato regionali, Stefano Riccomi a soli 42 anni è il più giovane presidente di comitato a livello toscano.
Dopo sei anni di presidenza (anche se adesso il termine è delegato, anche in Provincia), Riccomi non ha perso minimamente lo smalto e l’entusiasmo iniziali: “A darmi la carica – spiega – è il movimento giovanile della nostra provincia che ritengo all’avanguardia, nonostante la crisi economica.Anzi devo dire che la recessione, ha sotto certi punti di vista, fatto bene al calcio nostrano, che stava a mio avviso diventando troppo “professionista”, soprattutto a livello dirigenziale. I tecnici e gli istruttori devono essere assolutamente preparati, ma un pò di sano volontariato di contorno non può far altro che bene. Al di là della Polisportiva Margine Coperta, realtà nazionale, mi preme sottolineare il grosso lavoro fatto da tantissime società della provincia, come il Borgo e il PesciaUzzanese, finaliste di Coppa Toscana (che il Borgo ha vinto ndr) oltre all’Unone Montalbano, tornata come il Borgo nei campionati regionali dove troviamo Breda, Pistoia Nord, Capostrada e MontecatiniMurialdo.
[singlepic id=2637 w=320 h=240 float=right]Grazie all’appoggio delle autorità comunali siamo riusciti poi a portare a Montecatini nella scorsa primavera le feste regionali delle categorie ‘97-‘98, evento mai verificatosi in precedenza.” Ma non è oro tutto quello che luccica “Il bilancio è positivo – prosegue – tuttavia c’è ancora tanto da fare. Innanzitutto gli allenatori e aggiungerei i presidenti, specie nei settori giovanili devono avere più pazienza, sia sul singolo giocatore che col gruppo. Pazienza intesa come saper lavorare a lungo termine, senza chiedere immediati e obbligati miglioramenti. Bisogna dare ai giovani atleti gli strumenti per crescere, senza tensioni aggiuntive, in un clima sereno. Il calcio è un gioco che deve essere divertimento. Quando c’è divertimento e passioni si raggiunge il più alto grado di impegno e apprendimento”.
Poi comincia a togliersi i sassolini dalle scarpe: “Purtroppo quando vado sui campi, specie tra i piccoli, vedo ancora tanta esasperazione tra i genitori in tribuna. Il bambino percepisce chiaramente il nervosismo e le aspettative del padre e in molti casi pure della madre, non si diverte e non impara. per non parlare poi della piaga dei procuratori, o presunti tali, che fanno nascere false speranze nei genitori, contribuendo ad inasprire la situazione. E da tempo che sto sollevando questo problema sul quale, ahimè, la federazione ha le mani legate”.
[singlepic id=2636 w=320 h=240 float=left]L’analisi di Riccomi si proietta quindi su numeri che fanno rilfettere: “Gran parte dei bambini, per l’esattezza più del 40 per cento, finita la scuola calcio e gli Esordienti, non arriva alla categoria Giovanissimi. Ciò dipende dal fatto che tante società abbandonano le categorie giovanissimi (specie del secondo anno) e di conseguenza gli allievi e gli Juniores. E’ come spezzare una catena che, a quel punto, non si può più aggiustare. In questo caso – specifica – noi ci stiamo battendo per convincere i vari club ad allestire tutte le categorie, dando continuità alla loro attività”. L’ultimo pensiero di Riccomi va alla terza categoria: “È l’unico torneo dei grandi che il nostro comitato organizza e devo dire che, negli ultimi anni, dopo qualche stagione di stallo, c’è stata una crescita esponenziale. Basti pensare che per il prossimo torneo avremo altre cinque nuove società. E’ un ulteriore riconoscimento che stiamo andando nella direzione giusta”.
E nel futuro di Riccomi cosa c’è? “Non sono mai stato una persona ambiziosa per cui se ci saranno ulteriori sbocchi nella mai carriera federale sarò ben contento ma non ne faccio certo una questione di vita o di morte. A me interessa che il calcio pistoiese cresca e maturi”.
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