Il Giullare > Le Fornaci, una città a parte – “Pistoia ci ha dimenticato”

Le Fornaci, una città a parte – “Pistoia ci ha dimenticato”

Il nostro giornalista Luigi Scardigli, si è infilato, per un’intera giornata, tra i palazzoni del quartiere “Le Fornaci”, scoprendo i segreti e raccogliendo le storie della gente che vi abita. C’è chi è arrivato fino a qua, per caso, per scelta o per necessità. E’ un mondo globalizzato che si muove in uno spazio che è un cantiere edilizio in perpetuo movimento. Tutti, però, sono d’accordo su un punto: “Qua c’è troppa crimilanità, non viviamo tranquilli. Più controlli a tutte le ore e questo sarebbe un Paradiso”.

————————————————————————————————————————————————

[singlepic id=2703 w=320 h=240 float=left]E’ un cantiere edilizio e sociale in perpetuo movimento le Fornaci, il grande quartiere che sorge a Pistoia est, incastonato in un quadrilatero ad alta contraddizione: a nord le prime pendici collinari che preparano l’Appennino e che trasudano verde, ristoro e pace; ai lati, est e ovest, ville e villette, in una privacy naturale e meticolosamente costruita dai proprietari e dai loro architetti progettisti e a sud l’immensa distesa che permette allo sguardo di arrivare fino a San Baronto, con la prima indispensabile tappa dell’ipermercato e il complesso residenziale che sta nascendo proprio al suo cospetto.

Nulla a che vedere e spartire con il paradosso architettonico delle Fornaci, composto da serpentoni, stecche e torri, nomignoli con i quali, i residenti, hanno voluto tragicomicamente ribattezzare le case nelle quali il Comune li ha ospitati, piccole pseudo arnie dalle quali, molto spesso, sporge la parabola.

[singlepic id=2702 w=300 h=220 float=left]Residenze anomale, quelle delle Fornaci, soprattutto in relazione ai classici terra tetto che spopolano nel resto della città, con tonalità ocra e marrone che tradiscono, nella zona, la dittatura del cotto. Le Fornaci erano principalmente solo e soltanto grige, riservate alle famiglie meno abbienti, ma ricche di problematiche, dove si riesce ancora a vivere con 100 – 150 euro al mese di affitto, riscaldamento compreso.

Da qualche tempo, Comune e Circoscrizione 2 si sono attivate affinché quel contesto urbano, ricco di magma umano, storie, inquietudini, sogni e perché no, voti alle consultazioni elettorali, si possa scrollare di dosso quelle tonalità di tristezza con pennellate di rosso e giallo, verde e celeste.

[singlepic id=2700 w=320 h=240 float=right]“Io qui, ci sto benissimo – fa sapere Carmela Esposito, 66 anni, pensionata, conosciuta dalla comunità con l’affettuoso nomignolo di Melina – del resto, con una pensione mensile di 560 euro, dove altro potrei stare? Ma con il tempo mi sono abituata ad accontentarmi e ho saputo trasformare il dolore delle disgrazie in energia: mia figlia è rimasta vedova ed è venuta, con sua figlia, ad abitare qui con me. Ma è proprio per questo che sono arrabbiata, perché le Fornaci potrebbero davvero essere una zona invidiata da tutti e invece …”

[singlepic id=2698 w=320 h=240 float=left]E invece qualcosa non va, si evince dalla smorfia della nostra interlocutrice, qualcosa che ha finito per turbare quella tranquillità che la stragrande maggioranza dei fornacini vorrebbe poter riprendere a respirare. “Siamo abbandonati a noi stessi – dice ancora Melina – ci vorrebbe più Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani; ci vorrebbe maggior controllo. Guardate i box del condominio: pieni di carcasse di motocicli rubati, siringhe. Non è giusto che poche mele marce mandino in rovina un’intera comunità. Vivo qui da 23 anni. All’inizio, in queste case, vennero ammassati tutti; con il tempo, tra arresti, allontanamenti e selezione naturale, le cose parevano essere sulla via della normalità. E invece, altra ondata, incontrollata, di immigrati, rom, che parlano di integrazione: la nostra nei loro confronti però, perché loro continuano a fare i loro porci comodi. Prima, la sera, dopo cena, uscivo a portare fuori i miei due canini: da qualche anno è vietato. Ho paura e come me, tanta altra gente anziana che sta qui ormai da una vita. E non vi azzardate a darmi della razzista: vengo da Napoli e quando parlo, nonostante viva in Toscana da 40 anni, si sente ancora benissimo. Nel condominio dove vivo ci sono parecchi extracomunitari, di razza e pelle diversa dalla mia, ma ho con tutti, quelli onesti e rispettosi, naturalmente, un rapporto squisito: chiedeteglielo. Basterebbe allontanare quelle persone che, insieme agli altri, non sanno e non possono stare e qui, alle Fornaci, sarebbe un paradiso, il nostro piccolo paradiso del quale abbiamo saputo accontentarci”.

[singlepic id=2699 w=320 h=240 float=right]Mentre parliamo, dal portone del civico 212 di via Gentile, la circonvallazione delle Fornaci, esce June Ramos, filippino. Vive lì da sei anni, con moglie, anche lei impiegata, e figli. “Mi trovo molto bene qui – racconta sorridendo, senza sapere da dove nasca la conversazione -  perchè la gente mi vuole bene e tutta la mia famiglia è tranquilla. Vivo in una bella casa, dove pago poco di affitto. Sono davvero felice”. “Sì, un po’ è anche vero – racconta, più disillusa degli altri, Germana Provvedi, 77 anni, pensionata – mia figlia però abita in via del Can Bianco, in pieno centro storico, dove le case costano parecchio, ma le biciclette, tre per la precisione, gliele hanno rubate lo stesso e non credo che siano stati quelli delle Fornaci. Certo, con qualche attenzione in più, in questo quartiere, si starebbe decisamente meglio. A cominciare dalla sorveglianza: non può bastare che ogni tanto, nel quartiere, passi una volante della Polizia. Qui, il presidio, deve essere costante, fisso e allora, i male intenzionati, avrebbero vita dura.

Però abitiamo immersi nel verde: ci sono più di un parco giochi dove i genitori possono portare i figli: ognuno ha il posto per parcheggiare la propria automobile. Con queste giornate di sole, me ne sto qui, su questa panchina, aspettando l’arrivo di qualche amica: due chiacchiere, una risata, qualche confidenza e viene l’ora di cena e la giornata è finita”. Antonio Capaldo, impiegato alla Conad, potentino, sposato e con figli, ha un’altra teoria. “Sì, forse con più controlli le cose sarebbero diverse, ma è il buon senso che manca in troppi di noi e per questo non occorrono i gendarmi”.

[singlepic id=2697 w=320 h=240 float=right]Tutto sommato è vero, è un peccato. Perché le Fornaci rappresentano davvero uno spaccato globalizzato, dove han trovato posto e dignità molte persone e parecchi nuclei familiari che, diversamente, non avrebbero potuto continuare a sognare. Come Romeo Zilio, un padovano di 79 anni, che mentre parliamo si dirige, anche se lentamente, ma impettito, verso lo Spazio Incontro Anziani, una di quelle iniziative prese dal Comune che andrebbero difese e fortificate. Sorride, mentre per farci sintonizzare sulla sua stravagante lunghezza d’onda, cita Dante e Petrarca. Indossa una camicia particolare, che somiglia ad un pigiama; si vanta di non aver bisogno del bastone e sorride continuamente, anche quando parla dei suoi trascorsi, che pare gli abbiano regalato più dolori che gioie. “Sono stato per circa 40 anni alle Ville Sbertoli, in manicomio: poi, quando le hanno chiuse, sono passato alla custodia domestica. Vivevo con mio fratello. Da quando è morto sono rimasto solo. Per fortuna ho un nipote che vive alle Casermette (quartiere poco distante) e che quando mi viene a trovare, la prima cosa che fa, apre il frigorifero: se è vuoto, esce nuovamente, fa la spesa e me lo riempie. Non ho molti rapporti con la gente del quartiere, ma in casa ho il telefono e se voglio scambiare due chiacchiere, alzo la cornetta e chiamo qualcuno. Ora scusatemi, però, devo andare, altrimenti lo Spazio chiude”.

19,

ott at 9:59 AM

Lascia un commento

One Response to Le Fornaci, una città a parte – “Pistoia ci ha dimenticato”

annalisa scardigli 2 novembre 2010 at 06:43

Le Fornaci sono state costruite sul modello del quartiere Zen di Palermo, volevano infilarci tutti i diseredati di Pistoia e dintorni, poi dopo il flop della legge Basaglia han tentato di infilarci anche chi non si può gestire da solo, ma che avrebbe bisogno di aiuto forse solo psicologico, ed anche materiale, ad personam. Poi qualcuno ha capito che potevano ricavarci molto molto di più. Ci son persone che quelle case fantomatiche le hanno pagate anche tre volte il loro valore reale, la prima ditta…….sparì come nebbia dissolta al sole portandosi via il sogno di molti, i loro danari, guadagnati con fatica per realizzare un sogno che è un diritto sacrosanto, avere un tetto sulla testa. Poi un susseguirsi di gestioni fallimentari che hanno sprofondato il quartiere in una sorta di ghetto…….ora forse è la volta buona che si risani, il Nido comunale che è nel suo interno è uno dei migliori di Pistoia, gli spazi verdi, sono più curati ………ma è la gente che deve rimboccarsi le maniche e far crescere sano un posto vigilando, tenendo pulito, e magari chiedere in Comune di potersi occupare di qualche spazio verde, specialmente per gli anziani sarebbe una terapia senza farmaci davvero eccezionale

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Scrivi un commento

  • Facebook
  • Twitter