In punta di piedi verso il cinema
Pubblicato il 06/03/2010, 09:03:24 | Da Luigi Scardigli | Categoria: PersonaggiLa soave bellezza antica che le dipinge il volto stride violentemente con la grinta e il coraggio che ne contraddistinguono l’esistenza. E’ per questo che Francesca Nerozzi – non ancora ventisettenne, ma già una vera e propria autorità europea nel campo della danza – invece che crogiolarsi sui propri allori artistici ha deciso di guardare oltre, e sempre in punta dei piedi ha iniziato a studiare canto e recitazione. A nulla sono valse le preghiere dei vari direttori artistici affinché tornasse sui suoi passi.
“La vita è una meravigliosa opportunità che abbiamo il dovere di ripagare e ringraziare – racconta Francesca, da Roma, dove sta ultimando le prove del musical Hairspray – e io mi sono sentita in dovere di dare e chiedere il massimo alla mia fortunatissima esistenza, non ponendo limiti alle voglie, alla volontà e al sacrificio. Per questo ho iniziato a cimentarmi nella coreografia, impreziosendo e irrobustendo tutto il bagaglio professionale che mi sono sudata ogni giorno per lunghissimi anni con alcune contaminazioni che mi auguro mi aprano altre porte dello spettacolo. Per ora c’è il teatro, dove alterno e confondo danza, canto e recitazione, ma inizio ad intravedere ad un orizzonte meno lontano di quanto si possa immaginare anche il cinema, che sarà un’altra emozionante avventura della mia vita, che continuo a ringraziare quotidianamente dandole sistematicamente il meglio e il massimo di quello che sono riuscita a custodire”.
Francesca Nerozzi ha iniziato a muovere i primi passi di danza in una delle palestre più sontuose della Toscana, sotto la guida di un indimenticato perché indimenticabile maestro, Loris Gai, a Pistoia, dove è nata. Ore e ore di esercizi e allenamenti tutti i giorni, prima e dopo la scuola, prima e dopo le lezioni pomeridiane, immolando sulla croce del sudore e delle rinunce la spensieratezza dell’adolescenza e il suo candido tempo offerto letalmente in pasto ai sogni onnivori. I risultati però non si sono fatti aspettare molto, perché già giovanissima, Francesca ha iniziato ad inanellare una serie impressionante di riconoscimenti che l’hanno portata al battesimo nel professionismo nel 2001, un percorso costellato da una miriade di apparizioni via via più sontuose, prima donna di Enrico Montesano, Massimo Ranieri, Garinei-Giovannini, Franco Miseria, Angelin Preljlcaj, Carol Armitage, Simona Marchini e una lunga e preziosa serie sbalorditiva che potete snocciolare consultando il suo sito, ruoli di primo piano nei quali si è potuta cimentare puntualmente dando libero sfogo a tutte quelle conoscenze che, dopo esserne stata ammaliata, ha deciso di impadronirsene, studiandole febbrilmente.
“Ho deciso di mettere da parte la danza sacrificandola su altri altari altrettanto piacevoli – continua a raccontare Francesca, in una brevissima pausa delle prove – perché credo che per sentirsi pienamente soddisfatti si abbia il dovere di aspirare ad una visione il più possibile vicino alla totalità, un’apertura mentale e culturale prossima ai 360 gradi, dove si ha la possibilità di vedere e vederci in qualsiasi momento e in ogni angolazione. Non mi sono mai sentita pienamente appagata perché ogni volta ho avvertito il sentore di poter aggiungere ancora qualcosa a quello che ho fatto e per questo non mi permetto il lusso di fermarmi: avverto il piacevole dovere di continuare a mettermi in discussione, cercandomi e ricercandomi ovunque. Alcune volte mi sono trovata, altre non ancora e sono proprio queste ultime situazioni a sprigionare nuova linfa”.
Dietro questa infaticabile sostanza, condita da una leggerissima tenerezza che vorremmo potreste verificare personalmente, ammirandola su un palcoscenico, ad esempio, ma anche più semplicemente e meno sontuosamente incontrandola per caso in un qualsiasi ristorante, in compagnia di un’amica di vecchia data, c’è un’incrollabile certezza, quella offerta dall’umile e impagabile lavoro certosino datole in pasto da mamma Rossella e papà Marco, i binari sui quali la piccola grande Francesca ha potuto poggiare sicuramente la propria locomotiva e sospingerla verso le proprie aspirazioni, un viaggio sicuro e lungo interrotto puntualmente ad ogni stazione, dove Francesca è scesa per sgranchirsi le gambe, rifocillarsi e scattare qualche foto a quei paesaggi che le ingombrano la memoria e le predicono il futuro.
