Il Giullare > “Quel che prometto, mantengo”. Parola di Roberto Bartoli

“Quel che prometto, mantengo”. Parola di Roberto Bartoli

La sua fama lo precede: ormai in pochi non conoscono il suo nome ed in tanti lo considerano il volto nuovo della politica locale, il “Renzi di Pistoia” come lo hanno definito (“Io però preferirei andare a cena a Palazzo Chigi, non ad Arcore”). Un po’ per la sua giovane età, e un po’, forse, perché piace a tutti, sia a destra che a sinistra. Fatto sta, che quando l’ho incontrato in una gremita Piazza Duomo per il sabato di mercato (“Non vediamoci in ufficio, mi piace stare a contatto con la gente”) di Roberto Bartoli (nella foto) sapevo già molto. Ad esempio, che è uno stimatissimo professore di Diritto Penale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Firenze, nonché direttore del Dipartimento di Diritto Comparato Penale; che è autore, fino ad oggi, di una sessantina di pubblicazioni e consigliere comunale da ormai 5 anni. E che, soprattutto, ha deciso di candidarsi – tra le fila del PD – alle prossime amministrative. Tutto questo, ad appena 38 anni.

Chi è
Sposato con Annalisa Lucarelli, avvocato, ha due bambini, Alice di 6 anni e Alessandro di 4. Amante della montagna e dei boschi, abile cercatore di funghi, appassionato scrittore di poesie e affascinato, da sempre, dalle discipline filosofiche; suona la batteria ma non segue lo sport. “Non frequento palazzetti o stadi. Ma se divento sindaco, andrò senz’altro a sostenere le squadre della mia città.”

La giovane età può essere un limite?
Da una parte è senz’altro un vantaggio: l’entusiasmo e le energie fisiche di girare il territorio e di incontrare persone sono proprie dei giovani. Il limite può essere solo la mancanza di esperienza e, quindi, occorre anche circondarsi di persone d’esperienza. 
Procediamo con ordine, partendo dall’inizio. Che formazione politica ha e perché ha deciso di candidarsi?
Non appartengo alle vecchie realtà del PC e della DC: sono, piuttosto, un nativo, un esponente del Partito Democratico puro. La mia candidatura nasce dalle numerose richieste da parte di iscritti al PD e da tanti cittadini che, invece, non hanno rapporti diretti col partito e che necessitano, urgentemente, di un cambiamento. Ho conquistato sul campo – in questi cinque anni da consigliere – la giusta credibilità, promuovendo proposte concrete di riforma, non ultima quella di valorizzare trasparenza e competenze all’interno delle nomine delle partecipate: non si può essere nominati in una partecipata solo perché si ha una tessera di partito.
Ha già un suo slogan e ha già cominciato una sorta di campagna elettorale tra i cittadini.
Sì. Amo e sostengo il rapporto diretto col cittadino. La politica, sia nazionale che locale, si è pericolosamente allontanata dalle persone e da tutti quei settori che sono la forza motrice di una città. Io voglio, invece, andare a casa delle persone, non limitarmi a stringere mani. “Scegliamo Pistoia. Qui, Ora” oltre che ad essere lo slogan della mia candidatura è l’obiettivo che voglio raggiungere: quello, cioè, di valorizzare il nostro territorio attraverso una scelta, consapevole e matura, andando oltre i luoghi comuni che stanno rallentando la crescita e la presa di coscienza delle potenzialità della città. Pistoia non ha il coraggio di affrontare il cambiamento. Guardi, ad esempio, il caso della Breda. Non possiamo dire “no alla vendita” e basta: quello da tenere veramente di conto è che l’offerta occupazionale sia di qualità e di quantità: se, poi, questa viene garantita da un pubblico, o da un privato, ci possiamo ragionare sopra. Questo vorrebbe dire essere dalla parte del lavoratore, non contro. Oltre a Pistoia, poi, dobbiamo scegliere anche tutte le altre realtà locali, borghi, paesi, che spesso, purtroppo, sono intese come appendici. E devono, invece, essere valorizzate.
Che Pistoia lascia il sindaco uscente (Berti, ndr)?
Questi dieci anni sono stati decisivi per il cambiamento infrastrutturale di Pistoia, che sicuramente è diventata più bella e più attrattiva. Occorre, tuttavia, fare molto di più rispetto al mandato Berti. La necessità di una svolta, di una politica nuova è data dai fatti: la struttura comunale va riformata, è necessario ridurre i tempi della burocrazia, entrare nell’ordine di idee che la macchina amministrativa deve stare al fianco del cittadino e delle imprese, non essere considerata un nemico che ostacola. Bisogna avere il coraggio di dire che per gestire i servizi scolastici e socio-sanitari ci deve essere maggiore cooperazione tra pubblico e privato: meno comune e più comunità, quindi più società.
Diventa sindaco. Cosa cambia a Pistoia?
Tre atti immediati: rinuncia, da parte mia e della giunta, del 20% degli emolumenti; riduzione della giunta da 8 a 5 membri e la metà del totale dovrà essere composta tra giovani e donne; il Presidente del Consiglio tornerà all’opposizione, nel nome di quel dialogo che deve esserci tra maggioranza ed opposizione.
Pagherà, secondo lei, la sua scelta di cavalcare quest’ondata di antipolitica proponendosi come candidato “alternativo”?
Non sono antipolitico, anzi, penso di essere autenticamente politico, perché fuori dai giochi e dagli schemi. Penso di essere moderno, più che alternativo. Sinistra e destra oggi devono modernizzarsi e cominciare a guardare alla società in maniera globale. Basta divisioni, sì alla comunione di intenti. Voglio pormi come il sindaco di tutti. Più semplicemente, dico che il mio obiettivo sarà quello di occuparmi di noi, dei nostri figli, del posto dove viviamo, dove lavoriamo, dove esprimiamo la nostra persona nella relazione con gli altri. E lo farò per davvero. Vada sul mio blog (www.robertobartoli.com, ndr): lì trova tutto me, costantemente aggiornato. Non è uno strumento di pubblicità o di propaganda. E’ uno strumento di dialogo, di proposte, ma anche di controllo e verifica. Perché come ci insegnano i latini, “verba volant, scripta manent”.

11,

dic at 11:20 AM

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