Il Giullare > “Io, una vita con gli Untouchables. Il Muro, coreografia indimenticabile”
L’amore per la squadra del cuore è incondizionato. Non importa la categoria dove milita, conta solo quella maglia. Concetto ben impresso per i sostenitori del Pistoia Basket, già Olimpia e prima ancora Libertas, una delle tifoserie più calde d’Italia. In tutta la storia della pallacanestro di casa nostra c’è però un periodo storico che è indimenticabile. Anni magici, unici. Parliamo del periodo della serie A1, tra il 1987 e il 1999. Dodici stagioni al top, fino a quando il titolo sportivo venne ceduto a Fabriano. “Quei ragazzi ci rendevano orgogliosi di essere pistoiesi – racconta Emiliano Pieracci, 40 anni (nella foto), che a quei tempi, ma anche adesso, non si perde un match della sua squadra del cuore – Avevo 17 anni la prima volta che ho visto giocare l’Olimipia e fu amore a prima vista. Da allora la mia passione non si è mai affievolita. Ho girato tutta l’Italia pur di seguire Pistoia ed è stato sempre stato un onore. Inizialmente il nostro nome era poco conosciuto, ma col passare degli anni Pistoia si è affermato come un nome importante nel basket nazionale”. E’ ovvio che facendo un salto nel passato, la mente ricade per forza nel periodo in cui il Pistoia basket portava il nome Kleenex: “Sono stati anni fantastici. Grazie ad una squadra spettacolare e ad un presidente, Mario Carrara, al quale tutti volevano bene, Pistoia si è tolta le più grandi soddisfazioni della propria storia. La qualificazione alle coppa Korac, manifestazione europea, è stata una grande gioia; ma è inutile nascondersi, il momento di massima espressione del fermento di quel periodo era il derby. Vivevamo l’intera stagione nell’attesa di quella partita”. La sfida con Montecatini regalava sempre emozioni uniche ed Emiliano, che faceva parte degli “Untouchables”, il club più massiccio dei tifosi pistoiesi, ricorda ancora con grande soddisfazione quei momenti: “Ci ritrovavamo ogni sera al nostro club, in Via degli Orafi, per parlare della squadra e organizzare le trasferte. Però, già a distanza di un mese dalla sfida a Montecatini, cominciavamo a pensare a quale scenografia allestire per la partita. Il nostro è sempre stato un gruppo di tifosi molto creativo. La maggior parte delle nostre idee infatti erano una vera novità per tutta l’Italia. Quella che più mi è rimasta nel cuore è stata “Il Muro”. In occasione della partita contro i termali, ne costruimmo uno, alto circa 5 metri, formato interamente da scatole, ovviamente marcate Kleenex. Una folata di vento, al momento di portarlo dentro il PalaFermi, stava per rovinarci il lavoro facendolo crollare: ma quel muro era resistente e lo abbiamo abbattuto solo al momento di iniziare a cantare. Ogni volta che vedo quelle immagini mi viene la pelle d’oca”. Emiliano Pieracci sottolinea anche il fascino di vedere indossare la maglia di Pistoia ad atleti veramente eccezionali: “Impossibile non nominare giocatori del calibro di Leon Douglas, Joe Bryant e Ron Rowan. Però chi più ci è rimasto dentro è il grande capitano, Claudio Crippa. Gli americani passano piuttosto velocemente, invece Crippa è rimasto con noi 10 anni, lasciando un segno indelebile nei nostri cuori. Devo ammettere una cosa: la squadra di adesso (si trova in A2), per la coesione del gruppo, assomiglia proprio alla grande Kleenex. Per scaramanzia non mi sbilancio sul risultato finale del campionato, ma con un pizzico di fortuna…”.
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