Il Giullare > “Non ho deciso io di diventare un prete, è stato Dio a scegliere la strada per me”

“Non ho deciso io di diventare un prete, è stato Dio a scegliere la strada per me”

Il viaggio verso la casa del Signore, probabilmente, è iniziato il giorno che sono nato: è un cammino lento, ma inesorabile”.

Ugo Feraci, pistoiese, trent’anni compiuti lo scorso 5 gennaio, laureato in Storia dell’Arte all’Università di Firenze e per tre anni su una cattedra dello stesso ateneo con un dottorato di ricerca in storia medievale, dall’ottobre dello scorso anno vive nella diocesi di Pistoia, associata a quella di Firenze. “Ancora 4 anni di studio, poi un anno di diaconato e poi l’ordinazione: diventerò finalmente prete”. Il sorriso che ha stampato sulle labbra tradisce parecchio le sue convinzioni eucaristiche.

“Nella mia vita non è successo nulla di particolare, ma ho ricevuto una moltitudine di segnali che mi hanno inequivocabilmente illuminato l’unica strada che potevo e dovevo percorrere: quella di Dio. Sto iniziando ad incamminarmi, spero di trovare tutti i giorni la forza per continuare e per amare”.

[singlepic id=2386 w=320 h=240 mode=watermark float=left]Ugo dice di non aver ricevuto folgorazioni, ma nell’estate del 1995, alla soglia del triennio del liceo classico, ha svolto attività di volontariato, presso l’Aias. “Lì, forse, ho scoperto la Croce e da quel momento in poi ho avvertito la necessità di avvicinarmici il più possibile. Sì, l’esperienza con l’Aias è stata decisamente una di quelle che hanno marcato a fuoco il mio cammino, tanto che ogni volta che posso, mi rimetto a loro disposizione. Sono tornato dalla residenza estiva dell’associazione pochi giorni fa ed è stata un’altra parentesi fondamentale per la mia crescita spirituale”.

La madre, maestra, e il padre, imprenditore, hanno sempre diviso e condiviso le ansie di loro figlio Ugo, così come la sorella gemella. “Neanche in famiglia si aspettavano che ad un certo momento della mia vita decidessi di puntare la prua verso Dio, interamente e totalmente: non me lo aspettavo nemmeno io, ad essere onesto, ma lentamente, quelle ansie e quelle tribolazioni che mi occupavano il cuore e la mente si sono disciolte, senza che io facessi pressione: è stato Dio a scegliermi; io mi sono soltanto fatto trovare”.

Dopo sei anni di fidanzamento, tenero e bellissimo come milioni di altri tra adolescenti, Ugo ha preferito interrompere. “No, la mia storia d’amore sarebbe finita comunque, forse: c’era un amore più grande che mi stava aspettando e non potevo rimandarlo più, quell’appuntamento”. Gli snoccioliamo nomi di preti alternativi, gli ricordiamo come le sorelle non possano celebrare messa, gli chiediamo il senso e quanto gli costerà il celibato.

Ugo non cambia smorfia: ci guarda intensamente negli occhi, sorride e prova a rispondere, senza dare nulla per scontato, senza sfoggiare certezze granitiche. “Farò il prete che Dio vorrà, confidando nella sua visione e nella mia buona volontà. Quello che è deciso dalla tradizione eucaristica ha senso in quanto tale: chissà, per la legge degli uomini qualcosa potrà anche apparire contraddittorio, strano, assurdo. Ma se è scritto nel regno dei cieli, nulla e nessuno potrà cancellarlo”. Prima di salutarci gli ricordiamo il passo del Vangelo che recita che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”.

Ugo sorride per l’ennesima volta. “Esistono tante forme di povertà e altrettante di ricchezza: nella Chiesa c’è posto per tutti, per i ricchi e per i poveri, di spirito e di possibilità. La preghiera è una gran medicina, perché ci aiuta a capire, a comprendere, a vivere. E’ con la preghiera che creiamo il contatto con Dio, così come quando desideravo stare in compagnia della mia fidanzata. Pregare è creare un punto di confronto, quello che deve insegnarci a lavorare per Dio e non per noi”.

2,

ago at 3:04 PM

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