Il Giullare > “Toglietemi tutto,ma non l’Aias. Se lascia Bardelli, io me ne vado”

“Toglietemi tutto,ma non l’Aias. Se lascia Bardelli, io me ne vado”

La sincera testimonianza di Silvia Niccolai e della madre Anna, tra le fondatrici dell’Aias di Pistoia.
Entrambe fermanete contrarie, per il bene dell’associazione, al commissariamento del Presidente.

Non mi interessano le chiacchiere, io guardo ai fatti. Ha preso l’Aias in ginocchio, adesso dà lavoro a centoventi persone, sollievo a duemila assistiti e gli ottimi risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il resto, non importa”.

[singlepic id=2329 w=320 h=240 mode=watermark float=left]A parlare è Anna, madre di Silvia. L’oggetto della nostra conversazione è il commissariamento di Luigi Bardelli, episodio che ha scosso gli equilibri dell’associazione che lui dirige, con grandi successi, soddisfazioni e riconoscimenti da più di quarantanni. Silvia, 53 anni anni, laureata in Pedagogia con 110 e lode all’Università di Firenze, è affetta da tetraparesi spastica, che l’ha obbligata, fin dalla nascita, a vivere su una carrozzina. Negli anni in cui era bambina, le informazioni sulla disabilità psico-motoria erano scarse e le famiglie abbandonate a loro stesse.

Proprio per sopperire a questa mancanza, è nata l’idea di un’associazione che aiutasse i ragazzi e le loro famiglie. Muove, quindi, i primi passi l’Aias, e con essa, Silvia, sua mamma Anna e, soprattutto Luigi Bardelli, da sempre investito da una filantropica vocazione. “Per una famiglia con un figlio disabile – ci spiega Anna – l’aiuto di un’associazione come l’Aias è una boccata d’ossigeno puro. Per i ragazzi, certo, ma per i genitori soprattutto.

Ci sono delle situazioni talmente ingiuste da sopportare che una mano tesa dall’esterno è indispensabile”. Mentre la madre parla, Silvia annuisce ed interviene. E’ un fiume in piena, tante sono le storie che vorrebbe raccontarmi. E allora, con entusiasmo, mi dice che grazie all’Aias ha visitato gli Stati Uniti, la Spagna, l’Austria e la Sardegna. Ha imparato cosa significhi lavorare, cosa siano le vere amicizie: lo stare con la gente – volontari, operatori, ragazzi come lei – l’hanno aiutata a diventare autonoma ed indipendente, pur avendo bisogno di tutto.

Oggi, Silvia, passa due giorni la settimana nelle strutture dell’Aias: fa terapia, corsi culinari, laboratori artistici, prepara lavoretti che poi vengono venduti per andare a mangiare la pizza. Nel frattempo, sua mamma Anna può andare a fare la spesa, sistemare la casa, prendersi cura di se stessa, dedicarsi ai suoi spazi.

A questo serve l’Aias: a  portare normalità in quelle famiglie dove questa sembra impensabile. Una normalità, oggi in bilico, legata alle sorti di questo discutibile commissariamento: “Non ho certezza – ci spiega Anna – di rimanere all’Aias, qualora Bardelli dovesse andarsene. Lo spirito di adattamento di Silvia non è lo stesso di una persona senza i suoi problemi. Non sarebbe facile per lei abituarsi al “nuovo”, dopo una vita passata con certe persone, in certi spazi, con certe condizioni. Oltretutto, non so chi potrebbe sostituirlo. Non vedo nessuno alla sua altezza”.

2,

ago at 2:55 PM

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