Il Giullare > Alberto Niccolai – "Mi candido alle primarie per diventare sindaco"
Avvocato e professore universitario all’ateneo di Pisa, è assessore comunale con deleghe al personale, patrimonio, servizi demografici, statistica, affari generali e innovazione tecnologica.
“Credo in una politica moderna che segua la continua evoluzione della nostra società”
Chi è:
Sposato con Sofia Cecconi, anche lei avvocato lavorista, ha due figli, Marco di 10 anni e Giulio di 8. Sua madre, Marcella, fa la casalinga e suo padre Giovanni, fotografo in pensione, aveva il negozio di fotografia “Foto Lux”, molto conosciuto in città. Film preferito: “C’era una volta in America”. Cantante: Vinicio Capossela; Autore preferito: Dino Buzzati. Tra gli hobbies, primo fra tutti, il basket (di cui è grandissimo tifoso, dopo un trascorso come radiocronista e collaboratore de “Il Tirreno”). Una curiosità: appassionato di illusionismo mentale.
Le prossime primarie, in vista delle Amministrative che interesseranno Pistoia l’anno prossimo, hanno un nuovo protagonista. Sarà, infatti, Alberto Niccolai a proporsi per lo schieramento del centro-sinistra come candidato a sindaco per la sua città. Quarantotto anni, avvocato e professore universitario all’ateneo di Pisa, dal luglio 2009 è assessore comunale con deleghe al personale, patrimonio, servizi demografici, statistica, affari generali e innovazione tecnologica, dopo un trascorso da consigliere comunale nel gruppo VivaPistoiaViva e poi dei Riformisti. Brillante e stimato professionista, affabile e disponibile, ha ricevuto numerose sollecitazioni a candidarsi soprattutto da ambienti legati al mondo economico e associativo: “Se la mia candidatura potrà davvero essere uno strumento per sensibilizzare la società civile, sono pronto a scendere in campo”.
E, alla notizia, le prime reazioni sono state tutte positive. “Sono uscito allo scoperto anche per far tacere voci di manovre sotto banco e di tattiche tipiche della vecchia politica. Ma ovviamente occorrerà prima un programma condiviso e la scelta di primarie di coalizione”. Politico per passione e non per mestiere, per sua stessa ammissione (“Faccio l’avvocato e il professore. Ma all’Università sono in aspettativa non retribuita, perché non mi piace l’idea del doppio incarico”), Alberto Niccolai è un uomo deciso, con le idee chiare, desideroso di una politica nuova, e rinnovata, modellata sulle esigenze reali di una società in continua e veloce evoluzione.
Che idea ha della politica moderna, lei che ne è espressione e che vive quotidianamente le responsabilità che comporta rappresentare il cittadino?
Si avverte una crisi non tanto della politica, quanto dei partiti, di centro destra e di centro sinistra, sempre meno in grado di interpretare le esigenze delle persone e i cambiamenti in atto. La conseguenza è una ventata di antipolitica che alimenta la mancanza di fiducia anche nelle persone che amministrano le città. La politica di oggi sa rispondere solo con proclami: aboliamo i piccoli comuni, dimezziamo i parlamentari. Tra l’altro, proposte senza costrutto: la prima è antistorica, senza alcuna utilità economica. Meglio piuttosto accorpare i servizi. La seconda, se mirata al risparmio pubblico, avrebbe un senso se ad essere dimezzati fossero soprattutto gli stipendi e i benefits. Si deve piuttosto recuperare l’identificazione degli elettori negli eletti: devono essere i cittadini e non i partiti a scegliere chi debba rappresentare le esigenze della comunità. Anche per questo i partiti sono sentiti come lontani dalla gente, che si è stufata di essere scavalcata.
Lei ha mai avvertito questa mancanza di fiducia nei suoi confronti, in quanto assessore?
Per fortuna, no. Non ho mai percepito un atteggiamento di “fastidio” per il ruolo amministrativo che ricopro, perché negli anni, comunque, mi sono fatto conoscere e, spero, stimare per il mio lavoro. Se la politica, anni or sono ormai, era intesa come volontariato, oggi è diventata un mestiere (indennità, pensioni facili, benefits) e non è facile essere credibili. L’esempio che danno i nostri politici nazionali, poi, anziché aiutare, crea l’effetto della generalizzazione e invoglia a fare di tutta l’erba un fascio.
Lasciamo la politica nazionale e parliamo di Pistoia, la città per cui Lei vorrebbe candidarsi a sindaco.
Nelle ultime due legislature, la città si è trasformata in maniera evidente, in virtù anche delle grandi opere – la viabilità, con le rotonde e Porta Nuova, l’ospedale, la riqualificazione delle Fornaci e dell’area ex Breda, la ripavimentazione del centro. E, di conseguenza, sono cambiate anche le abitudini che, se da una parte hanno portato nuovo slancio e vivacità (prima era il pistoiese che migrava nei comuni vicini, per lo shopping o la movida, oggi è Pistoia ad esser diventata meta), dall’altra ha creato problematiche nuove da governare (come, ad esempio, il rapporto fra residenti del centro, esercenti e giovani). E’ stata, in sintesi, progettata – ed in gran parte realizzata – la Pistoia del domani. Ora, ci possiamo dedicare alla Pistoia dell’oggi.
Ovvero?
Il bilancio comunale è stato “stressato” dalle grandi opere. Dobbiamo recuperare la politica delle piccole cose, partendo dalla quotidianità e dalle persone: cura delle strade, dei marciapiedi, dei parchi e decoro della città; e dobbiamo spingere assolutamente sulla semplificazione della vita dei cittadini e delle imprese. E quindi no alla burocrazia, che è nemica dello sviluppo economico e dell’occupazione, e sì all’informatizzazione (mi sto, ad esempio, attualmente occupando delle certificazioni on line, che eviterebbe di doversi recare all’anagrafe). E no anche alle forme di spersonalizzazione dei servizi al cittadino (come l’uso dei call center per chi eroga servizi essenziali: è una barbarie, specie per le persone anziane).
Quali sono i punti deboli di Pistoia oggi, dai quali eventualmente ripartire?
Sarà complicato, visti gli ulteriori tagli in arrivo, conservare la qualità e quantità dei servizi alla persona, e potremo farlo solo attraverso un sano rapporto tra pubblico e privato, in cui il Comune dovrà svolgere la funzione di controllo, all’interno di regole prestabilite. Se poi non si investirà sulla conservazione, si avrà un effetto domino negativo: l’assenza della manutenzione colpisce anzitutto il patrimonio culturale/artistico con un indebolimento della vocazione turistica della città. Infine, credo fortemente che uno dei punti deboli di Pistoia sia l’arretratezza dell’impiantistica sportiva che penalizza soprattutto gli sport cosiddetti minori: un problema avvertito al quale intenderei dedicarmi particolarmente.
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