Il Giullare > Alessandro Capecchi – "A mia figlia insegnerò che il lavoro paga"

Alessandro Capecchi – "A mia figlia insegnerò che il lavoro paga"

capecchi

Alessandro Capecchi, esponente del PDL, per una manciata di voti non è diventato Sindaco di Pistoia nelle ultime elezioni amministrative. Nonostante la giovane età è il primo dei non eletti alla Camera dei Deputati.

CHI E’:

Trentasette anni compiuti lo scorso 18 settembre, Alessandro Capecchi, dopo essersi diplomato presso l’Istituto “Pacini” di Pistoia, si è laureato in Giurisprudenza nel 1999, con una tesi in Diritto Costituzionale: “Il rapporto tra le Regioni a statuto ordinario e gli Enti Locali: il caso della Toscana”. Esercita la professione a Pistoia nello studio legale di Di Berardino.

Convive da due anni con Daniela, impiegata e il 10 ottobre del 2009 è diventato papà di Bianca. Nato politicamente in Alleanza Nazionale – dove è stato presidente del Circolo territoriale, membro del direttivo provinciale e regionale -, ha iniziato giovanissimo a fare politica, diventando, nel 1998, consigliere comunale e capogruppo in An, fino al 2002. Candidato Sindaco nel 2007, dopo il ballottaggio perso con Berti, è diventato membro del Consiglio direttivo dell’Anci Toscana, carica che ricopre tuttora. Nel Pdl è stato coordinatore vicario a Pistoia, membro del Coordinamento regionale e candidato alla Camera dei Deputati nel 2008, come primo dei non eletti.

—————————————————————————————————————————————————

Tre anni fa, nel testa a testa con Renzo Berti, corse seriamente il rischio di diventare, a 34 anni, uno dei sindaci più giovani di Pistoia. Di destra, tra l’altro. Oggi Alessandro Capecchi, avvocato, primo dei non eletti alla Camera dei Deputati nelle liste del Pdl, di quell’esperienza, di quella sconfitta, ricorda perfettamente tutto, per filo e per segno e inizia questa conversazione a tutto campo partendo proprio da lì.
“A tre anni di distanza da quei febbrili momenti – racconta dalla stanza del proprio studio legale dell’avvocato Di Berardino – mi preme ancora una volta ringraziare la squadra che mi ha fiancheggiato in quell’avventura, una quarantina di persone più o meno direttamente coinvolte nella politica e nel partito che fecero in modo e maniera di portarmi ad un passo dallo scranno di Sindaco”.
[singlepic id=2678 w=320 h=240 float=left]Perse per una manciata di voti, tra l’altro
“Poco meno di tremila. Ma il dato più significativo di quello spareggio fu che Berti perse 90 voti rispetto al primo turno e io ne guadagnai duemila. I tempi però sono maturi e io non ho alcuna fretta, sia per la giovane età, che per un principio politico e morale che mi perseguita: il lavoro paga e da quando ho iniziato a fare politica ho sempre lavorato duro, con coscienza, serietà e profonda abnegazione. La stagione ideologica pare essere al tramonto, sostituita da quella morale e personale: si eleggono le persone per quel che dicono e fanno, non per la chiesa alla quale appartengono”.

All’epoca dei fatti, però, dietro il suo nome c’era l’intera destra, finiani compresi: l’odierno panorama politico, proprio in questi ultimi tempi, è notevolmente cambiato.
“Verissimo. Lo strappo di Fini è quanto più di deleterio, a destra, si potesse fare. Perché il Pdl, attualmente, è l’unico partito di rappresentanza nazionale, tanto negli schieramenti di maggioranza, quanto tra quelli dell’opposizione. Analizziamo i dati attraverso un dato numerico-geografico: la Lega stravince nel nord-est, è presente a nord-ovest, si riduce sensibilmente al centro, scompare al sud; l’Udc gode di alcune roccaforti storiche, ma non ha un elettorato longitudinale; il Pd e i suoi derivati politici e ideologici, più o meno sbilanciati, è ancora un’istituzione in Toscana, Emilia Romagna e Umbria, ma altrove, tanto sopra quanto sotto il Rubicone, stenta parecchio. Solo il Pdl è equamente rappresentato e rappresentativo al nord come al sud, al centro e nelle isole. Per questo elementare motivo di coesione nazionale, in un frangente storico dove il rischio secessionista è un’ombra incombente che bussa alle porte della democrazia, Fini tutto avrebbe dovuto fare fuorché mettersi in testa di creare una scissione interna”.

Detto da lei, di pura estrazione finiana
“E ne vado fiero ed orgoglioso. Sono nato in Alleanza Nazionale, credendo fermamente e fortemente in quel che pensavo. Ricordo con piacere e vanto gli attacchinaggi dei manifesti che recitavano Chiari e coerenti per il presidenzialismo, con la gigantografia di Gianfranco Fini, che oggi resta incautamente su una poltrona affidatagli dalla maggioranza tirando la propria corsa. Sono rimasto molto deluso dal suo atteggiamento, non lo avrei mai creduto: noi di An eravamo una comunità umana, prima che politica e fu lui, in un quarto d’ora di orologio, dopo una visita a Berlusconi, a dare il contrordine e suggerirci l’affratellamento con il Pdl, consapevole che l’apparentamento ci avrebbe per forza di cose relegato in minoranza. Ma siamo entrati, decisi, a lavorare duro per contaminare il Pdl con le nostre idee e con la nostra passione e prima dei congressi e del radicamento territoriale effettivo del partito; lui ha preso poi altre strade. Sono stato orgogliosamente finiano ai tempi di An, perché Fini aveva costruito un contenitore ideale nel quale potersi riconoscere. Non sono diventato berlusconiano per convenienza, ma ritengo che sia altrettanto vero che il Pdl, oggi, sia il miglior cantiere dove possano convivere anime ideologicamente distanti”.

[singlepic id=2663 w=320 h=240 float=right]Perché, per lei, la politica, cos’è?
“Praticamente tutto: è il pane quotidiano, il sale delle dispute, la ragione delle scelte. E visto che la politica si sta finalmente indirizzando lungo i binari delle persone che la praticano, non delle bandiere che non potevano sorreggerla più, credo fortemente nel lavoro quotidiano, quello fatto di rapporti umani, casa per casa, situazione per situazione. Ho giocato 25 anni a calcio, con le Casermette, Fornaci, Club arancione, Casalguidi, la Pistoiese negli under 18 e poi il Chiazzano, il Piteccio e altre formazioni amatoriali: ho fatto tutti i ruoli, sono andato anche in porta, una mattina contraddistinta da numerose assenze influenzali: perdemmo 3-0, la mia prestazione fu disastrosa, ma ci misi la faccia, prima che i guanti. Credo nel lavoro di squadra, nella solidarietà, del tutti per uno e uno per tutti. Fini, tornando un attimo alla domanda precedente, è ad esempio uno che è restato lontano dalla vicende umane e spicciole, sapendo di avere al suo fianco una squadra, Bocchino su tutti, in grado di supportarlo egregiamente, da questo significativo e inevitabile punto di vista e di lavoro.

Senza Fini e la sua squadra, però, il Pdl è meno forte
“Senza ombra di dubbio. Ma non capisco dove voglia andare Fini: con Rutelli e Casini per riesumare il vecchio centro equidistante dalla destra e dalla sinistra? Un controsenso, soprattutto in relazione ai suoi trascorsi politici, morali, umorali, lui che è stato capace di cancellare apparentamenti strutturali e linee di pensiero e raccogliere un importante movimento dietro le parole e i gesti di una persona”.

Tra non molto si riaffileranno le armi per il rinnovo dell’amministrazione comunale: quale sarà il suo cavallo di battaglia?
“Ricordo perfettamente quello che ho cavalcato alle precedenti: battaglie e sfide anche provocatorie che hanno comunque raccolto il disagio e l’insofferenza dei pistoiesi notoriamente di sinistra e che proprio alla luce di questa nuova forma e forza della politica non si sono fatti scrupoli a dare la propria preferenza ad un candidato di un’altra casa. Non sono un giovanilista, né uno favorevole alle quote: la politica va affidata a quelli che hanno idee, forza, coraggio e voglia di immergersi, fino al collo, nelle pratiche della gente che rappresentano. Non avrei avuto dubbi, tanto per scendere nei dettagli, nella scorsa legislatura, a chiamare come assessori della mia giunta Antonio Pileggi e Giovanni Capecchi, due persone che sono da me ideologicamente distanti, ma che hanno dimostrato, sul campo, quello che sanno fare. I temi, comunque, credo che saranno ancora gli stessi per molti anni: lavoro, sicurezza, istruzione e infrastrutture. Sono nodi cruciali, attorno ai quali si giocheranno parecchie partite decisive per la città di Pistoia, ma non so se sarò io a condurle”.

La tecnica propagandistica sarà la solita?
“Non credo ne esistano altre, per fortuna. La politica è una forma esemplare e aulica dei rapporti umani. Occorre parlare con la gente, mostrare i nostri intenti e poi dimostrare loro di essere in grado di tradurli in pratica. E’ stato così anche con la mia attuale compagna, Daniela: per corteggiarla, io appassionato di pesca, mi misi a fare jogging al Villon Puccini, che lei frequentava assiduamente: ho rischiato la vita, non ce la facevo a correre, ma ne valeva la pena. Il lavoro paga”.

[singlepic id=2661 w=320 h=240 float=left]Lei che invece di una moglie ha la compagna, fa un certo effetto.
“Non sono ancora riuscito a convincerla, ma credo che riuscirò a spuntarla e presto ci sposeremo. Un anno fa siamo diventati genitori della nostra piccola Bianca, che è il frutto del nostro amore e della nostra complicità, il nostro progetto esistenziale, la nostra storia. Da quando sono padre ho scoperto in cosa consista educare i nostri figli: dare esempi, non esiste altro segreto, altra formula. Quelli dai quali sono stato a mia volta sistematicamente bombardato, con tenerezza, dai miei genitori. Due persone umili: un’inserviente dell’Aias e un impiegato della Prefettura. Due persone del popolo, semplici, ma con le idee e i principi chiari, fermi, incorruttibili. Alle elementari, mia madre, per farmi capire che cosa fosse la fortuna di cui si parla spesso a sproposito, mi mandò alle scuole di Pontenuovo, un istituto all’avanguardia, soprattutto in relazione alla convivenza con i diversamente abili: ci veniva a prendere un pullmino e ci portava a scuola. Con me, tutte le mattine, c’erano un sacco di miei coetanei ricchi di dolori e difficoltà. Fu una bella lezione durata cinque anni, che fortunatamente non ho dimenticato. Perché non posso e perché non devo”.

Tempo libero gliene resta?
“Pochissimo, ma prezioso. Il calcio, oltre al trekking e la pesca, è un’altra grande passione. La televisione è però ormai l’unico mezzo di collegamento alla mia squadra, la Fiorentina. Rispetto ai miei tanti amici, di fede juventina, interista, milanista, abituati spesso a gioire, io, viola, ma solo per il calcio, lo faccio con minor frequenza e parecchia parsimonia. Ma anche questo è un fattore che mi spinge a non desistere; arriveranno anche le vittorie perché il lavoro, si sa, paga”.

19,

ott at 9:06 AM

Lascia un commento

Nessun commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Scrivi un commento

  • Facebook
  • Twitter