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“Sono un uomo libero per servire la città”

Convive con la compagna Aurora e con Margot, la gatta. Oltre alla filosofia, ama la musica Jazz e il vino rosso. “Aurora sostiene la mia scelta. Mi ha detto di fare ciò che sentivo giusto e per me il suo appoggio è stato fondamentale. E’ una donna intelligente ed autoironica”. Ha fondato insieme a Giovanni Capecchi, Stefano Cristiano, Lorenzo Gai e Francesca Matteoni l’”Associazione Palomar” – ispirata al celebre libro di Italo Calvino – di cui è Presidente.

 

L’impressione che hai quando incontri per la prima volta Samuele Bertinelli è di estrema rassicurazione. La stessa di quando a scuola, nel compito in classe, capiti accanto al più bravo e solo la sua vicinanza è garanzia di tranquillità per un buon risultato. Il paragone è calzante, visto che ho davanti un laureato in Filosofia con lode. Calmo, serio, toni pacati: trasuda sicurezza, consapevolezza e professionalità. Si presenta così, questo trentacinquenne pistoiese cresciuto a pane, politica e cultura, che ha deciso – dopo una lunga e proficua attività politica – di candidarsi per le prossime amministrative. Primarie del 29 gennaio prossimo, permettendo. Aderisce ai Democratici di Sinistra e diventa, ad appena ventidue anni, Consigliere Comunale, eletto Presidente della Commissione Cultura, Sport e Pubblica Istruzione. Nel mandato successivo, dal 2002 al 2007, è a capo del gruppo DS. Sono gli anni in cui, dentro il cambiamento rapidissimo della politica e della società a Pistoia e nel mondo, matura una conoscenza profonda dei problemi e delle opportunità della città. Interrompe l’attività istituzionale nel 2007 (“Non mi sono ricandidato in Consiglio Comunale perché ogni esperienza, per essere significativa, deve avere un termine, e ho declinato la proposta di un mio impegno nella Giunta comunale, perchè ero convinto che occorresse una svolta più profonda nel governo della città”), ma non l’impegno politico. Fondatore del PD, è stato coordinatore della segreteria provinciale fino al 2009.
La candidatura a sindaco è il giusto coronamento di un percorso politico attivo e brillante?
Il mio lavoro (impiegato alla libreria Edison di Pistoia, ndr), privo di conflitti di interessi, e il mio stipendio mi hanno sempre permesso di fare politica in libertà. La decisione di candidarmi nasce da questa passione civile che nutro da sempre e dalla richiesta di una parte largamente maggioritaria del mio partito. E’ stata una scelta ponderata. Credo sia maturo il tempo nel quale una nuova generazione prenda in mano il proprio destino: una nuova classe politica non soltanto anagraficamente giovane, ma composta essenzialmente da persone serie e competenti, libere e responsabili, capaci di costruire un futuro migliore non solo per Pistoia, ma per l’Italia intera. La mia candidatura interpreta questo desiderio di futuro dei militanti di base e dei giovani del PD, e di tanti militanti ed elettori di tutto il centrosinistra.
Soddisfatto di questa decisione?
Sono sempre sereno nelle mie scelte: valuto non in funzione di quello che mi conviene ma di quello che credo giusto. Sono un uomo libero. Quella che sto facendo è un’esperienza formidabile, prima di tutto dal punto di vista umano, perchè arricchisce ogni giorno la mia percezione della città. Ho scelto di fare una campagna elettorale molto tradizionale, battendo palmo a palmo il territorio, incontrando i cittadini uno per uno. E’ faticoso, ma bellissimo. D’altronde, credo che per chi ama davvero la politica non ci sia traguardo più bello che fare il sindaco della propria città.
Che idea ha della sua città? E andando tra la gente, qual è la sensazione che ha avuto? Di sfiducia o di timida speranza?
Il suo punto di forza è il profondo radicamento alla terra: un legame antico che le permette di guardare all’essenziale. Pistoia in questi anni è cresciuta, complessivamente migliorando. Oggi vive, però, una crisi economica e sociale importante che si traduce in un forte disorientamento civile. Da questa preocuppazione per il presente nasce un’attesa verso la politica, affinchè ridiventi catalizzatrice di cambiamenti concreti. Nonostante la politica goda di una pessima reputazione, mi sembra stia maturando l’idea che non è andando contro la politica che si possono sistemare le cose. La gente ha bisogno di partiti più aperti, trasparenti e democratici, di una politica che dia il buon esempio e che non sia soltanto predicatoria. In buona sostanza, ci deve essere coerenza tra quello che si dice e quello che si fa.
Che primo cittadino potrebbe essere?
Senz’altro, un sindaco che lavorerà sodo, dal primo momento, per risolvere i problemi della città, in costante dialogo con tutti. La mia priorità sarà affermare, con i fatti, il diritto per tutti alla città partendo dal diritto al lavoro: difendere quello che già c’è, dal vivaismo ad AnsaldoBreda, e ricostruire le condizioni per far crescere nuova occupazione. Pistoia ha bisogno, inoltre, di una diversa politica urbanistica, di politiche ambientali e della mobilità più rigorose e coraggiose, di una profonda ristrutturazione del welfare locale, più orientato ai bisogni, e di ripensare, dopo la fine del decentramento organizzato nelle circoscrizioni, moderne forme di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Infine, ritengo necessaria una radicale riorganizzazione delle partecipazioni aziendali del Comune per migliorare i servizi essenziali. Pistoia ha la tendenza alle divisioni: per questo, dobbiamo unire la città intorno a pochi e precisi obiettivi. Possiamo e dobbiamo uscire dalla crisi con una città più forte, moderna e giusta.
Brillante carriera universitaria, amante della filosofia, tra i libri tutti i giorni: si potrebbe dire che Lei è il trait d’union tra la politica e la cultura.
Lo spero. Sono fermamente convinto che la crisi della sinistra sia maturata proprio sul terreno della cultura e dei principi, molto prima dell’arrivo di Silvio Berlusconi. Per questo, credo sia necessaria una moderna pedagogia civile, che torni a dare valore alle cose che valgono. O la politica è strumento per trasformare in meglio la società o è soltanto cinismo e tecnica del potere.
Per concludere. Teso?
Assolutamente sereno. D’altronde, si fa quel che si deve e succeda quel che può.

24,

gen at 8:00 PM

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