Il Giullare > “Dall’inferno di Duisburg mi ha salvato la fotografia”
Dovevo essere anch’io in mezzo all’inferno di Duisburg. Oggi posso dire di essere salvo per una pura coincidenza.
Probabilmente, stavolta, il destino mi è stato favorevole». Michelangelo Cicogna, 36 anni (nella foto), vive a Prato ed è conosciuto negli ambienti del clubbing e delle discoteche di mezza Europa con il nome d’arte di Gunnar dj.
[singlepic id=2339 w=320 h=240 mode=watermark float=left]E’ incollato davanti alla televisione, mentre i telegiornali passano continuamente le immagini della strage della Love Parade dove sono rimaste ferite cinquecento persone e venti giovani sono morti, tra i quali una ragazza italiana di Brescia, Giulia Minola di ventuno anni.
«Avevo organizzato tutto – ripete, più volte, Michelangelo – dovevo partire il 22 luglio per Duisburg. Da un paio d’anni faccio il fotografo e volevo documentare l’evento con alcuni scatti inediti, con il mio stile street photography. Proprio la fotografia mi ha salvato. Infatti, il giorno prima di partire mi hanno chiamato a Roma per fare un reportage e, di fronte a una proposta di lavoro, ho cambiato direzione, anche se a malincuore. Sono stato a lavorare in consolle, alla Love Parade di Berlino, quattro anni e altrettanti alla Street parade di Zurigo, ma già all’età di vent’anni ho iniziato a frequentare queste manifestazioni».
Michelangelo, o meglio, dj Gunnar è conosciuto anche a Montecatini. Fino al 2004 ha organizzato il primo after hour, al Divino, a Mezzomiglio e in quegli anni abitava in Valdinievole. «E’ una giornata molto triste per chi, come me, ha vissuto la realtà di questi grandi happening. La Love Parade esiste da vent’anni, è legale e non è mai successo niente. Ha una sua storia, una cultura. Dopo quello che è accaduto, si colpevolizzano i ragazzi, il popolo della Techno.
Vengono definiti una massa di drogati, impasticcati. Ma non è così: alla Love Parade partecipano persone di tutte le età, adulti, bambini, famiglie intere.E’ una parata di carri dove si suona musica elettronica, è un ritrovo per gli amanti di questo genere. Tutto, mentre nella piazza principale, sul palco, per ventiquattrore, si alternano alla consolle i migliori dj e producer di tutto il mondo: Carl Cox, Richie Hawtin, Paul Van Dyk, Mark Knight e altri. E’ una grande festa insomma, dove è talmente bello il clima che si respira che non serve drogarsi per divertirsi. C’è gente che aspetta un anno per ballre in piazza e non frequenta discoteche, dove, invece, la droga gira più facilmente. Io, ad esempio, sono astemio, non bevo nemmeno la birra».
Allora, cos’è accaduto?
«E’ stata sbagliata completamente la location. A Berlino, la Love Parade, si faceva nella piazza centrale della città, all’aperto, con vie di fuga ovunque. A Duisburg, invece, hanno utilizzato la zona industriale nei pressi della ferrovia. In pratica hanno circoscritto un’area troppo piccola per contenere così tanta gente. Immaginati un milione di persone ingabbiate in uno spazio che ne può contenere al massimo trecentomila, è un delirio. Forse non prevedevano così tante presenze. In più, chi entrava, era obbligato a passare da quel tunnel infernale. Non mi piace nemmeno che, in Italia, dove, diversamente da tutta Europa, non si parlava mai della Love Parade, si conosca la manifestazione solo per questa tragedia».
Ora, pare che la Love Parade, non si faccia più.
«E’ uno sbaglio perché la musica non si ferma e gli amanti della techno si raduneranno illegalmente in spazi poco sicuri e non controllati. Piuttosto si dovrebbe ripartire dalle ceneri di questa strage e organizzare di nuovo un grande evento in una città capace di accogliere un milione e mezzo di persone. Io oggi faccio il fotografo, mi sono specializzato, ho preso riconoscimenti importanti e a settembre, oltre al mio studio a Prato, farò una mostra che ho chiamato Fotoshock, nella quale mostrerò realtà che esistono, ma non si vedono. Però se non si dovesse organizzare più questo evento mi sentirò un orfano, come altri milioni di ragazzi sparsi nel mondo. Perché io, come loro, sono un figlio della Love Parade, la parata dell’amore».
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