Il Giullare > Mirco Matteoni – “Io, pontigiano Doc saro’ l’eroe di Chiesina”.

Mirco Matteoni – “Io, pontigiano Doc saro’ l’eroe di Chiesina”.

Mirco Matteoni è sicuramente uno dei calciatori più importanti della storia del pallone a spicchi di Ponte Buggianese. Bomber di razza, arguto e raffinato, ha fatto grandi i colori biancorossi in campo, ma anche da allenatore. SI è seduto in panchina di tutte le squadre nate in paese.
Da quest’ anno sarà il condottiero dei rivali di sempre, gli amaranto del Chiesina Uzzanese.

Se Larcianese- Lampo infiamma gli animi dal Montalbano al San Baronto e Montecatini- Monsummano è il derby delle Terme, la classica della campagna valdinievolina resta, senza dubbio, Ponte – Chiesina. Oltre sessantanni di sfide all’arma bianca, di battaglie epiche senza esclusioni di colpi, per un confronto il cui esito poteva salvare una stagione. Tanti gli aneddoti legati a questo derby, come tanti sono i protagonisti, che, da una parte o dall’altra della barricata, hanno fatto la storia del calcio di casa nostra. Due campi sportivi, o meglio, due vere e proprie arene, il Banditori (ora riservato als settorere giovanile) e il Bramalegno, con la gente a pochi metri dalla linea del fallo laterale e, le punte degli ombrelli infilate nelle maglie della rete di recinzione.

Occorrevano nervi saldi, dentro e fuori. I granata del Chiesina sono tornati da poco in Prima categoria, mentre quest’anno è rinato ufficialmente l’ S.S. Ponte Buggianese, rilevando la denominazione e la categoria (Promozione) del Molin Nuovo Ponte. I due club, almeno per ora, non si incontreranno, ma questo poco importa. Il fatto da cui prendiamo spunto, clamoroso nel suo genere, e destinato a essere spunto di accanite discussioni nei bar dei due paesi, riguarda invece la dirigenza del Chiesina che ha assunto quale condottiero dei granata il pontigiano doc Mirco Matteoni.

Per ritrovare un precedente simile bisogna risalire a quasi trent’anni fa. Allora fu Nicola Lucchesini, altro pontigiano purosangue, ad allenare i vicini di casa . Adesso la patata bollente passa nelle mani di Matteoni, uno dei bomber più prolifici e vincenti del calcio toscano. Dopo aver tirato i primi calci oovviamente nel Ponte, a soli 17 anni debutta in serie C, con la maglia dell’Empoli. Poi gioca in D col Pescia, per tornare nuovamente al Ponte nel 1982-83. Quindi vince un campionato vestendo la maglia del Cascina e tre di fila, segnando valanghe di gol, con la Sestese.

Nell’era Borghetti, sempre a Ponte, forma il tridente delle meraviglie assieme a Raiola e a Mariotti. Le altre tappe sono Larcianese, Montecatini e Borgo. Alla fine saranno sei i campionati vinti. I tanti calci rimediati e un ginocchio “ballerino”, lo costringono ad appendere le scarpe al chiodo a metà anni novanta, non ancora trentacinquenne, dopo l’ennesima stagione in biancorosso. Comincia ad allenare partendo dagli juniores della Pieve. Il salto alla prima squadra è breve e naturale. Il suo cammino di tecnico passa da Borgo, Pescia e Galleno, ma soprattutto dalle varie società nate nell’hinterland pontigiano: Us Ponte, Vione Ponte, Biancorossi Pontigiani, Anchione Ponte e fino a pochi mesi fa, Molin Nuovo Ponte, per un totale di altri tre tornei vinti come tecnico.

Ora , alle soglie delle 50 primavere, arriva la scommessa, per certi aspetti la più difficile della sua carriera professionale di tecnico, alla guida dell’eterna rivale Chiesina Uzzanese. “Diciamo che i tempi sono cambiati – esordisce – una volta, facendo le dovute proporzioni, sarebbe stato come passare dal Celtic al Rangers. Sin da piccolo ricordo l’attesa che c’era prima di un derby. Senza contare quelli vissuti in prima persona, specie quello giocato a Chiesina nella stagione 1988-89 con Papini, avversario durissimo quanto leale, che mi seguiva ovunque, mentre Cioni martellava Mariotti. Ma come dicevo all’inizio, il campanilismo resta, ma adesso certi interventi non sono più consentiti e sulle tribune il clima è più disteso». Cosa differenzia le due tifoserie? «Lo sportivo pontigiano è fondamentalmente più critico. Quello chiesinese tifa granata, come si suole dire, a prescindere. Forse perchè non ha vissuto i tanti frazionamenti patiti dai biancorossi, negli ultimi anni”.

Da pontigiano, l’offerta del Chiesina non pare averlo sorpreso. “Tutt’altro. Mi sento lusingato. Lì ho tanti amici – spiega – a cominciare dal presidente Pierluigi Carmignani, persona competente che da tanto tempo gestisce bene la sua società”. Come non lo spaventa avere tanti “indigeni” in squadra . “Avere in rosa tanta gente del posto, aggiunge quel qualcosa in più, dovuto all’attaccamento ai colori anche se l’allenatore è pontigiano (pontigiano è anche un giocatore: Jonathan Cecchi). Speriamo, piuttosto, di restare in una categoria così duramente conquistata. Se poi la mia permanenza a Chiesina si dovesse prolunagere nel tempo, il sogno nel cassetto sarebbe quello di riportare i granata in Promozione, torneo da cui manca dal 1955”. In bocca al lupo, mister.

31,

lug at 2:28 PM

Lascia un commento

Nessun commento

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Scrivi un commento

  • Facebook
  • Twitter