Il Giullare > La piaga della (non) giustizia.
In questo numero abbiamo deciso di raccontare la storia di Renato Fabbeni, padre che, quasi un anno e mezzo fa, è stato pestato a sangue da alcuni extracomunitari, all’interno della Piscina Comunale di Montecatini. Qual è stata la sua colpa? Difendere il proprio figlio. Della vicenda, all’epoca dei fatti, se n’erano occupati i quotidiani del nostro territorio. Poi, come sempre accade, il silenzio assoluto. Renato, però, che ancora convive con dolori su tutta la faccia, deve forse trattenere anche la rabbia piu grande: sapere che i suoi aggressori, ancora oggi, sono in giro, in libertà. Il processo va avanti al passo di una lumaca e lui, ogni giorno, pensa che quelle persone potrebbero di nuovo incontrarlo per strada o, addirittura, raggiungerlo a casa. Cosi, per difendersi, e difendere il figlio, terrorizzato da quel pomeriggio da cani in piscina, controlla tutto con un impianto di videosorveglianza. E’ il prezzo da pagare per la (non) giustizia? Riflettiamo.
Il Direttore
Andrea Spadoni
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2 Responses to La piaga della (non) giustizia.
Daniele Ielli 26 settembre 2010 at 10:14
Probabilmente le persone che si informano parlano come Te Cinzia. Io non sono molto fiducioso del fatto che con “processo breve” gli Italiani, (indottrinati magari), pensino a questo. E’ molto più semplice demagogizzare tutto, quello che fa una parte politica è giusto, quello che l’altra sbagliato.
Responsabilità del bassissimo profilo dei Ns politici e dei Ns giornali, ma soprattutto Nostra, che preferiamo berci tutto ciò che ci viene raccontato. Per quanto riguarda gli Amministratori della Giustizia i più sono una Casta di fannulloni, ipocriti e venduti! (Qui Io sono poco ambiguo).
Tornando al caso è molto simile a ciò che è accaduto a Livorno quanche giorno fà, nel quartiere Ovosodo, lì i Livornesi cercando il lingiaggio, deplorevole, ma hanno costretto il Sindaco, i Carabinieri e i Magistrati ad occuparsi del caso e ad arrestare i 2 colpevoli di violenze e inciviltà.
Noi Valdinievolini a questo povero Padre, non lo abbiamo protetto, non ci siamo indignati, e se lo abbiamo fatto, l’abbiamo fatto in solitudine e in silenzio, senza alzare la voce. Io credo che tutti i Nostri sacrosanti diritti, come una vera giustizia, devono essere conquistati dalla società civile, con tanto impegno.
cinzia silvestri 5 settembre 2010 at 09:57
Probabilmente la maggior parte degli italiani quando si parla di ‘processo breve’ pensa a casi come questo. Attenendomi strettamente alle cause penali, sono proprio i casi più drammatici quelli che mostrano le lacune della nostra giustizia: celerità del procedimento e certezza della pena.
Un processo che si svolge in tempi rapidi è una garanzia per tutti, l’applicazione della pena è un dovere dello Stato.
Fino a quando non si affronteranno questi ed altri temi in maniera trasparente, il popolo italiano continuerà a nutrire un sentimento ambiguo nei confronti della giustizia e di chi l’amministra.