Rocco, il “Caravaggio” che abita in Valdinievole
Pubblicato il 04/12/2009, 06:12:45 | Da Diletta Severi | Categoria: FenomeniDiceva Delacroix che “la prima virtù di un dipinto è essere una festa per gli occhi”. Ed aveva ragione, perché per chi, come me, è profano dell’arte pittorica in genere, l’unico metro di giudizio per valutare un quadro che ti sta di fronte è proprio la sensazione di gioia ed estasi che colpisce la vista, prima di ogni altro senso. Di fronte ai lavori di Rocco Normanno, la vista è inebriata di bellezza e la meraviglia pervade il corpo: meraviglia intesa proprio come stupore, quasi incredulità, perché hai la netta sensazione, da subito, di trovarti di fronte ad un genio. Un genio moderno che, però, manifesta il suo raro talento pittorico rifacendosi alla pittura realista e rinascimentale degli artisti del ‘600, con cui dice, lui stesso, di avere una profondissima affinità elettiva. Non a caso, Vittorio Sgarbi lo ha definito un “caravaggesco vivente, l’ultimo dei caravaggeschi”.Partendo dal presupposto che per intuire la dote di Rocco non importa essere dei critici d’arte, ma basta guardare, seppur con occhio ignorante e poco educato uno qualsiasi dei suoi quadri, è comunque vero che, tale definizione, oltre ad essere estremamente lusinghiera è l’ideale per capire la misura del talento di questo giovane trentacinquenne leccese, trapiantato ormai da anni in Toscana, prima a Firenze e ora nel suggestivo borgo di Massa e Cozzile. Rocco artista nasce dodici anni fa, dopo una folgorazione al Museo del Prado di Madrid, con l’incontro con i capolavori di Diego Rodriguez Velàzquez (L’adorazione dei Magi o Crocifisso, solo per citarne alcuni). E’ in quel momento, di fronte a quei lavori, che Rocco capisce che la sua massima aspirazione nella vita sarà quella di continuare un discorso artistico lasciato sospeso per più di due secoli. Ed, infatti, nel panorama sempre troppo uguale dell’arte contemporanea, l’attività di Rocco si distingue, si differenzia e dà, veramente, la sensazione di un tuffo nel passato e di “rottura” con la prevedibilità e la routine dell’arte odierna: Rocco è il ponte tra passato e presente, dove il glorioso ma superato Rinascimento, grazie alle sue opere, oggi rivive e risplende. Al di là dei soggetti trattati (per la maggior parte, soggetti biblici o mitologici originali che incarnano, però, personaggi della nostra epoca – in una sua opera, Rocco rappresenta una madre che uccide il figlio. Il rimando è alla vicenda di Cogne, ad Anna Maria Franzoni, ma il quadro è titolato “Medea”, con un geniale richiamo alla vicenda mitologica di Medea, appunto, che uccide i figli per vendicarsi del marito Giasone – ma anche nature morte e ritratti), che già di per sé danno la misura di quanto il ‘600 sia presente nel suo lavoro, la vera sfida di Rocco sta nell’utilizzare, fedelmente, gli stessi materiali (pennelli, tele, colori) utilizzati dagli artisti di allora. Un lavoro immane, ci spiega ad esempio, è la giusta mescolanza dei colori (a base di piombo ed antimonio, gli stessi di cui di serviva il Caravaggio): riprodurre il carnato umano è, forse, la difficoltà maggiore che un pittore incontra.
Una delle ambizioni della pittura di Rocco Normanno è di parlare un linguaggio democratico: i suoi quadri devono essere compresi da tutti. Anche per questo, vengono scelte scene di vita quotidiana (La Massaia o Donna che spenna i polli) oppure temi universali quali la fragilità, la violenza, la natura della condizione umana (Vecchia con la bambola è la metafora della vecchiaia, Narciso della vanità). I modelli di Rocco sono gli amici di tutti i giorni, sono i familiari, l’ispirazione è la quotidianità della vita. Vengono alla fine, celebrati i sentimenti umani che in secoli di storia si sono sempre, inesorabilmente ripetuti (la gelosia, l’amore, la fatica, la solitudine).
Gustave Courbet scriveva: “Se i quadri si potessero spiegare e tradurli in parole non ci sarebbe bisogno di dipingerli”. Aveva perfettamente ragione. Per questo, per conoscere meglio Rocco Normanno e la sua arte, vi rimandiamo alla sua mostra, il 12 Dicembre alla Gipsoteca Libero Andreotti (presso il Palazzo Podestà) a Pescia, in Piazza Del Palagio.
L’unico modo per rendersi conto, profondamente e in maniera totalizzante, del talento di questo artista.
