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Le storie di Agostiniani e Cardelli

“Nemo profeta in patria” è una frase che si trova, riportata in maniera diversa, in tutti e quattro i Vangeli. Il significato è abbastanza chiaro anche per chi non conosce il latino: “nessuno è profeta nella propria patria”. A quei tempi il gioco del calcio non esisteva. Ma venendo al pallone di casa nostra, troviamo, ad esempio, storie come quella del tecnico Riccardo Agostiniani (nella foto di destra) che sembra perfettamente in tema. “Ago” era, per la prima volta nella sua gloriosa carriera, alla guida della sua adorata Pistoiese. La sua permanenza la possiamo raccontare con un celebre successo dei Queen: “Too much love will kill you”, cioè “il troppo amore ti ucciderà”. Gli arancioni iniziano quest’ultima stagione con due pareggi e una sconfitta in serie D. Così lui decide di mettersi da parte. “Non mi ero mai dimesso in ventun’anni di carriera. Però un tecnico realmente attaccato alla maglia, capisce quando il clima non è quello giusto. L’ho scritto pure in una lettera aperta sul sito della Pistoiese. C’erano 35 gare da disputare e 105 punti da conquistare – spiega a mente fredda – il tempo e i modi non sarebbero mancati al mio successore per cambiare la situazione, mentre il mio percorso era finito. Vivevo lo spogliatoio, la partita e relativi annessi, dalle sette di mattina alle dieci la sera – racconta – non staccavo mai la spina. Mi sono reso conto che chi vuole allenare in una piazza come Pistoia, sia pure a livello di serie D, deve fare solo quello come lavoro. Così ora mi chiederete: perché accettai quell’incarico? Semplice: dopo tanti anni di panchina e undici trofei alzati, tra coppe e campionati, in giro per la Toscana, allenare per la prima volta in serie D e, oltretutto, la squadra della tua città, per me era il massimo. Un’offerta impossibile da rifiutare”. Quindi di questa avventura cosa resta? “Tanti bei ricordi, due campionati vinti , 140 punti in due stagioni e soprattutto gli innumerovoli attestati d’afetto e di stima dei tifosi e degli amici nei momenti difficili. Vi sembra poco?”.
Un’altra storia che vi vogliamo raccontare accade al di là del Serravalle, a Montecatini. Parliamo di Massimo Cardelli (nella foto di sinistra), ex enfant prodige del calcio biancoleste (a soli 15 anni era il pilastro della Berretti, poco prima di passare all’Empoli e quindi alla Fiorentina). Bagnaiolo doc, da allenatore è un alternarsi tra prima e seconda categoria. La scorsa estate arriva la proposta che non puo’ rifiutare: il Montecatini. Come per Agostiniani, si avverà il sogno di una vita. Fra alti e bassi, l’avventura dell’ex pupillo di Arrigo Sacchi ha breve durata. Di comune accordo con la società, lascia la guida dei biancocelesti. Cardelli evita polemiche e ringrazia il gruppo: “La squadra ha sempre lavorato con la massima serietà e gliene rendo atto – dice – ma non sempre le ciambelle riescono col buco . E’ stata una breve quanto intensa esperienza che comunque arricchisce il mio bagaglio personale. Al Montecatni posso solo augurare le migliori fortune”.
Di esonero vero e proprio invece si deve parlare per Federico Barni, altro allenatore indigeno, costretto ad abbandonare la panchina della Vergine dei Pini, tuttora in cattive acque, nonostante il cambio. Grande amarezza per il giovane e passionale tecnico monsummanese che avrà modo e tempo di metabolizzare e rimettersi in gioco. A chiusura del cerchio mettiamo un’altra storia simile di qualche mesi indietro: l’addio forzato di Bicchieri dalla Larcianese. Per gli amanti delle statistiche invece aggiungiamo che in Valdinievole resiste per ora Massimo Chesi, pievarino alla guida del Via Nova. E’ l’unico sopravvissuto. Gli scongiuri sono d’obbligo.

11,

dic at 9:43 AM

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