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Il parco di Pinocchio è una bugìa? Necessario un ammodernamento

Ecco la seconda puntata della nostra rubrica “Sprechi”. Come sullo scorso numero, abbiamo pubblicato quello che, secondo noi, è un patrimonio culturale, immenso, non sfruttato. Parliamo del Parco di Pinocchio, dedicato alla favola amata da tutti i bambini, nato nel 1956 a Collodi. La nostra giornalista Diletta Severi e il fotografo Cristiano Bianchi, sono andati sul posto alla “vecchia maniera”, da veri reporter d’assalto, cercando di immortalare i punti di maggior criticità di un parco che racconta la favola del burattino di legno, ma che, forse oggi, favola non è più.

Segnalateci anche voi gli sprechi del vosto paese:

[singlepic id=2977 w=320 h=240 float=left]La giornata è grigia, umida e piovigginosa. Ma è il 7 dicembre, un prefestivo. E nei centri la gente si muove come in un formicaio già assorbita dallo shopping natalizio, noncurante del meteo. A Collodi, invece, c’è calma e silenzio. Collodi è un piccolo paese, portato nel mondo da tal Carlo Lorenzini, divenuto famoso per aver scritto (con lo pseudonimo di Collodi, appunto) il libro, non religioso, più conosciuto e stampato di sempre, “Le avventure di Pinocchio”.

Un piccolo borgo, quasi fiabesco, insignito della Bandiera arancione, ovvero il marchio di qualità turistico-ambientale del Touring Club Italiano rivolto alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Collodi ha anche la fortuna di avere, in pochi metri quadrati, tre attrazioni su cui si basa l’economia turistica cittadina, facendo sì che il nome della cittadina sia internazionalmente riconosciuto. Anche perché internazionale è il nome di Pinocchio. Insieme al Parco tematico, dedicato al burattino, famosa è l’incantevole Villa Garzoni, che aristocraticamente si erge sul poggio della Collodi medievale, nonché lo storico giardino della villa stessa, progettato nelle sue forme attuali nel ‘700.

[singlepic id=2961 w=320 h=240 float=right]Le carte in regola per ergersi a polo del turismo toscano ci sono tutte: eppure, in un giorno prefestivo, facendo un giro per il Parco, in un’ora circa di passeggiata, incontriamo soltanto un padre con due bambini, e una famiglia milanese di quattro persone. “A me è piaciuto molto il parco – ci spiega la mamma – perché ho visto i bambini divertirsi. Eppure, la proprietaria dell’albergo dove alloggiamo a Montecatini Terme, ci aveva caldamente sconsigliato di  venire qui. A detta sua, il parco ha ben poco da offrire”.

Lungi dal dare giudizi, raccontiamo fedelmente, con immagini e sensazioni, quello che offre il parco tematico di Pinocchio. E da dove potrebbe nascere – a ragione o torto – la scarsa reputazione del parco stesso. Il portale internet cita: “non è un consueto parco di divertimenti, ma piuttosto la preziosa creazione collettiva di artisti di grande personalità. Il percorso letterario, scandito da mosaici, edifici e sculture immerse nel verde, nasce grazie all’unione fra arte ed ambiente”.  Effettivamente, attrazioni – nel senso di qualcosa che diverta – non ce ne sono. C’è l’arte (scultorea di Emilio Greco, Piero Consagra, Venturino Venturi), immersa però in verde ben poco rigoglioso. Eppure, la vicina Pescia è la patria indiscussa dei fiori. Viali di cespugli spogli, rami secchi, nonché un arredo disadorno – aree ristoro con cannicci saltati, ammuffiti, spaccati – danno un quadro sciatto e desolante.

[singlepic id=2963 w=320 h=240 float=left]Lungo il vialetto panoramico che si affaccia sulla Pescia, in fila ordinata ci sono delle belle panchine per godere di pace, coccolati dal rumore del fiume che scorre. Peccato, però che lungo l’argine, campeggino, indecentemente, rifiuti di ogni tipo. All’ingresso, in un cilindro di plastica, un Pinocchio meccanico pedala senza sosta, girando la testa a destra e sinistra. Le ruote della bicicletta cigolano, il colletto dell’abito del burattino da bianco è diventato grigio e il nastro è giallo sporco. Dal manubrio, pendono ragnatele. Che pendono anche nella casina della Fata Turchina, lungo le scale interne della Balena, da alcune sculture. E’ un prefestivo, eppure le giostre sono ferme. E anche i laboratori sono fermi. Perché una nota su un cartello avverte che le attività verranno svolte solo per gruppi con almeno 20 bambini.

[singlepic id=2965 w=320 h=240 float=right]Ma se si visita il sito si legge: “tutti i giorni di apertura del parco dalle 10,00 alle 18,30, laboratori didattici di pittura, di maschere, di decorazione, ecc. (…) Cantastorie oppure intrattenimenti con burattini; racconti e mini magie nel carrozzone delle fate; tutti i giorni di apertura del Parco dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,30 nel Laboratorio delle Parole e delle figure.” Eppure, il prezzo del biglietto (10€ bassa stagione, solo per l’ingresso al parco, 11€ alta stagione) comprende l’ingresso più laboratori ed animazioni. Non è, forse, corretto pagare per un servizio che non viene offerto, se non a particolari condizioni. Nel 2009, Panorama dedicò una piccola inchiesta al parco, sottolineando il degrado e l’incuria dello stesso. Allora, le scritte sui cartelli erano sbiadite, alcune strutture erano state danneggiate volontariamente. Oggi, questi problemi sono stati risolti ma rimane, ad esempio, la balena con i denti neri: tre file di zanne macchiate qua e là di muschio. L’emblema di un’ inspiegabile trascuratezza.


“Patrimonio culturale-artistico ma l’offerta turistica è superata”

La nascita del parco risale, ormai, alla fine degli anni ‘50. Le aspettative e le ambizioni di quando è stato concepito, sono via via mutate negli anni, mentre il parco è rimasto sempre uguale. Di conseguenza, oggi, risulta essere superato, mantenendo tuttavia un’importanza storico-culturale senza eguali. Effettivamente, era stato pensato come centro culturale – le sculture presenti sono, infatti, testimonianza di arte ad altissimi livelli, riconosciuta ed apprezzata all’unisono da critici ed esperti – ma i tempi sono cambiati e, oggigiorno, vuoi anche condizionati dai fantastici parchi disneyani, ci aspettiamo un qualcosa di più attraente, con un appeal più marcato, con vere e proprie attrazioni che possano divertire i bambini. Aspetti che, purtroppo invece, sono stati un po’ trascurati. E’ un parco con ambizioni non più al passo con i tempi. La conseguenza è che, ovviamente, il pubblico non risponde come dovrebbe, gli incassi calano, e la costosa manutenzione ne risente. L’amministrazione comunale, sensibile all’importanza che il “marchio” Pinocchio riveste per il nostro territorio, propone una politica di rinnovamento, avendo individuato, nel Piano Strutturale, un’area adatta (zona Veneri) dove poter costruire un nuovo parco che non deve sostituire quello esistente, ma deve andare a completare un’offerta turistico-attrattiva che, oggi, risulta ormai superata. Un input per chi vuole investire sul marchio del burattino più famoso nel mondo. Sarebbe, oltretutto, un ulteriore fiore all’occhiello per Collodi, che già vanta la Bandiera Arancione, ovvero il marchio di qualità turistico ambientale del Touring Club Italiano rivolto alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità.

Stefano Cirrito
Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Pescia

19,

dic at 12:36 AM

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