Il Giullare > Ville Sbertoli sempre nel degrado. Quando il completo recupero?

Ville Sbertoli sempre nel degrado. Quando il completo recupero?

Riparte (e questa volta proseguirà ogni mese) la nostra rubrica “Sprechi”. Su ogni numero pubblicheremo quello che nei paesi della Valdinievole, nelle cittadine di Montecatini, Pescia e Monsummano o nel capoluogo di Pistoia, è lasciato incustodito, abbandonato, nel degrado e nell’incuria più profonda. Abbiamo iniziato con Pistoia, dal caso che, forse, in città è maggiormente sentito: Ville Sbertoli, antico luogo di cultura, arte ma,  soprattutto, di cura e dolore, in via di Collegigliato. La nostra giornalista Diletta Severi e il fotografo Cristiano Bianchi, sono andati sul posto alla “vecchia maniera”, da veri reporter d’assalto, cercando di immortalare tutti i punti di maggiore criticità dell’area.

Segnalateci anche voi gli sprechi del vosto paese:

[singlepic id=2862 w=320 h=240 float=left]Il paesaggio è incredibilmente bello, anche in una mattinata uggiosa di inizio novembre. Perché domini la città, e perché hai la sensazione di essere un po’ fuori dal tempo. O dallo spazio. Ti sei arrampicato su per il poggio, e ciò che vedi sembra voler premiare la tua fatica. Siamo sulla collina di Collegigliato “ad un’altezza di metri 145 sul livello del mare e di metri 89 sopra la pianura di Pistoia.

E’ un luogo privilegiato per la salubrità dell’aria dovuta alle leggere correnti provenienti dagli Appennini; dalla perfetta esposizione a Mezzogiorno; dal riparo che gli fanno i monti a Settentrione e dal libero passaggio per la foce di Serravalle dei venti di mare tanto desiderati nell’estate. (…)”. Lo scriveva in un manifesto lasciatoci in eredità, nel 1868, il Professor Agostino Sbertoli, l’allora proprietario del complesso – 26 edifici, sorti in epoche diverse per esigenze di espansione, di cui 3 ville storiche, per un totale di oltre 14mila metri quadrati di superficie coperta e un grande spazio verde circostante – passato alla storia proprio con il suo nome.

Da quell’epoca, per le condizioni climatiche favorevoli, grazie anche alla qualità dell’aria e dell’acqua, tali proprietà sono state destinate ad un uso riabilitativo/curativo: all’inizio, questo spazio fu caratterizzato dall’insediamento di ville suburbane nobiliari e successivamente (dal 1868 al 1951) vi operò una grande casa di cura. Dal 1952 al 1988, infine, il complesso divenne sede dell’ospedale neuropsichiatrico provinciale.

[singlepic id=2856 w=320 h=240 float=right]Con la chiusura definitiva del manicomio, questo come molti altri siti di questo tipo in Italia, venne trascurato, fino all’attuale situazione. Villa Tanzi Lugaro, quella che regalmente sovrasta la città, la residenza padronale del dottore e del figlio matto, che lui per tutta la vita ha cercato di curare, oggi gode solo di uno sbiadito ricordo della sua passata bellezza. Ha ancora l’altezzosità di nobile dimora; ha, anche e ancora, gli inequivocabili segni di una recente attività manicomiale e di segregazione, con tutte le sue sbarre alle finestre, le sue porte massicce a chiudere le celle di contenzione fisica.

L’accesso alla Villa è stato interdetto: catenacci, porte e finestre murate sul davanti. Mentre sul retro, l’unica protezione restano le inferriate ed è possibile, così, sbirciare all’interno, dai vetri in frantumi, la desolazione della villa. Tutto intorno, si palesa una selva oscura dantesca: erba alta come una persona, alberi con rami totalmente fuori controllo. E poi rovi, ovunque. Il Comune, di concerto con l’Asl 3 proprietaria degli immobili, ha avviato già da due anni un percorso atto a salvaguardare la memoria di questa zona nonché a predisporre un vero e proprio piano attuativo di recupero, in un’ottica di urbanistica partecipata, con tutta una serie di incontri promossi sul territorio comunale al fine di mettere a fuoco e ottenere indicazioni utili alla redazione dello strumento di pianificazione urbanistica. Ad oggi, però, la superficie complessiva di 50.000 metri quadrati di suolo e i 14.000 metri quadrati di edifici – alcuni dei quali destinati ad attività marginali dell’Asl 3 – risultano ancora inutilizzati. Fu proprio l’Azienda Sanitaria Locale, nel 2007, a lanciare l’allarme sul futuro di questa zona, la cui manutenzione richiede un investimento economico oneroso, e il cui degrado è evidente, dopo decenni di incuria.

[singlepic id=2857 w=320 h=240 float=left]Il Regolamento Urbanistico prevede per le Ville un sistema che comprende l’insieme di aree e di edifici destinati a servizi di interesse pubblico. In considerazione di questo e delle indicazioni emerse dal percorso di urbanistica partecipata, attivato dal Comune lo scorso anno, le destinazioni d’uso ammissibili sono centrate sulla relazione tra quelle socio-sanitarie e quelle culturali e didattiche.

Tra le destinazioni categoricamente escluse: la residenza, il commercio, le attività ricettive di tipo alberghiero. Questo è il progetto. Sulla carta. E nella realtà? Di scadenze, nessuno parla; intanto il tempo passa e l’incuria ed il degrado continuano a mangiarsi questa, potenziale, grande risorsa.

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“Un grande patrimonio lasciato ancora in totale abbandono”

Ancora una volta la città sta perdendo una grande occasione. A seguito del mancato coordinamento tra Comune, Provincia e Regione infatti una larga parte della collina di Collegigliato, sulla cui sommità sorgono le famose Ville Sbertoli, è stata già venduta ed oggi appare ancor più difficile poter recuperare questo grande patrimonio in totale abbandono. Il Regolamento Urbanistico infatti, adottato lo scorso marzo dalla maggioranza di centrosinistra del Comune sulla base di un Piano Strutturale ideologico, prevede un recupero ed un utilizzo totalmente pubblico dell’area, e vista la situazione delle casse locali e regionali – e le operazioni urbanistiche nel frattempo intervenute – ciò appare quanto mai di dubbia realizzabilità.

[singlepic id=2824 w=320 h=240 float=left]Chissà come sarebbe stato bello avere un grande campus universitario, dotato di comfort assoluto, con ostello per i giovani, spazi di aggregazione, laboratori e centri di sperimentazione; chissà come avremmo potuto giocare il ruolo di Pistoia nell’area metropolitana se quel complesso fosse divenuto un grande albergo diffuso, di primissima categoria, all’interno del quale realizzare anche residenze private o ville affittabili a stagione; chissà, infine, come avremmo potuto rilanciare occupazione ed economia prevedendovi un grande centro di ricerca scientifica, sullo stile di quelli che nell’hinterland fiorentino si occupano di farmaceutica, magari concentrandosi sull’ambiente, i trasporti ferroviari, la tecnologia informatica.

Chissà…ma nel frattempo l’università è stata collocata nell’area ex Breda, l’albergo è stato fatto fare ai privati a Villa Cappugi (proprio sotto Collegigliato) e i piani urbanistici attuali prevedono per questa area solo funzioni pubbliche. Anzi, la scheda tecnica del RU delle Ville Sbertoli prevede come ipotesi tassative di esclusione sia la residenza che le attività turistico ricettive, immaginando ipotetici percorsi di arte contemporanea, di arte terapia, di sedi di associazioni. Ma come dice un vecchio proverbio “senza lilleri non si lallera”, e lo sa bene la ASL che annualmente rimette un tanto solo per contenere i danni dovuti ai crolli, alla messa in sicurezza dei locali, alla semplice manutenzione ordinaria di un patrimonio che – tanto era bello quando era privato, povero Agostino Sbertoli, pace all’anima sua! – inesorabilmente appare destinato a crollare mattone dopo mattone.

Con la beffa che la Villa messa peggio è proprio quella dai contenuti storici ed architettonici di maggior pregio, quella color ocra – tanto per capirsi – che si vede bene dalla città appena si alza lo sguardo verso Collegigliato (Villa Tanzi Lugaro, vedi foto copertina reportage, ndr). Una villa cui è permesso accedere di lato, come i ladri o gli antichi servitori, non più utilizzando il maestoso ingresso monumentale perché nel frattempo una parte del giardino su cui lo stesso si snodava è stata venduta! Povere Ville Sbertoli, signorile luogo di cura prima, di grande dolore (pubblico) poi; costrette per ancora tanto tempo a restare nell’oblio da un’Amministrazione incapace di confrontare i propri sogni illuminati con le reali esigenze della nostra comunità.

Alessandro Capecchi
Capogruppo di AN-PDL
in Consiglio Comunale a Pistoia

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VOX POPULI:

“Un centro culturale o una struttura ricettiva ma così è un’area isolata”

Francesco Rossano – 36 anni – Giornalista di TVL

[singlepic id=2786 w=200 h=120 float=left]“Qualsiasi sia la futura destinazione di quest’area, bisogna pensare a come unirla al tessuto cittadino. Studiare collegamenti pratici e funzionali, perché non resti isolata dal resto della città, come lo è, forse, oggi”.

Nicola Bottari Scarfattoni – 46 anni – Architetto e Insegnante

[singlepic id=2768 w=200 h=120 float=left]“Non sono d’accordo con il divieto di ospitare strutture ricettivo-turistiche. Sarebbe, invece, a mio avviso una soluzione di alto livello che a Pistoia manca. Oltretutto, l’importante sarebbe non disperdere funzioni e servizi, quindi razionalizzare al meglio l’utilizzo del nostro territorio”

[singlepic id=2759 w=200 h=120 float=left]Antonio Vignali – 55 anni – Esperto d’Arte

“A Pistoia, ad esclusione del Centro Marini, non esiste niente per promuovere arte e cultura. E neppure musica. Potrebbe essere una soluzione destinare l’intera area alla realizzazione centro culturale di livello. Un fiore all’occhiello non solo per la città, ma per tutta la provincia”.



2,

dic at 12:06 PM

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