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Da Pracchia al Book Expo negli USA in un giro… di pagina. Cristiano Gaggioli – un pistoiese al suo primo romanzo
[singlepic id=2326 w=320 h=240 float=left] Pensiamo spesso agli artisti come a persone un po’ lontane da noi, che conducono vite avventurose, in posti sconosciuti, remoti. Pensiamo che le loro creazioni siano frutto di un genio partorito da esperienze che trascendono la quotidianità. Poi accade che un giorno, in libreria, prendi fra le mani un libro con una copertina che ha il sapore dell’avventura. Ti sei imbattuto ne “L’ultimo tesoro”. E capita così che tu legga che l’autore che ti racconta una storia di passione, odio, guerra, rancore, avidità, sacrificio, e anni di efferati omicidi sia di Pracchia. In quel volume di trecento pagine che stringi tra le mani è racchiuso il lavoro di un nostro concittadino, che negli anni ha intessuto nel suo paese natale, Pracchia per l’appunto, una storia di aria pulita, di pace assoluta, mistero e crimine da loggia al contempo. Cristiano Gaggioli sente l’urgenza di scrivere questa storia che è parte di sé e che intesse fantasia a dati storici reali, per poi decidere di tentare la strada delle “Nuove Voci” del Gruppo Albatros – Il Filo. Ed arriva la telefonata. Ed arriva il libro. Un romanzo che porta il nome di Pistoia nelle librerie italiane, non solo fisicamente, ma anche con le numerose presentazioni che Gaggioli inizia a fare per promuovere il proprio lavoro, fino ad arrivare a far parlare di sé alla Fiera Internazionale del libro “Book Expo America” nel maggio 2010. “L’Ultimo tesoro” sbarca così oltreoceano creando un caso di successo che conduce già alla prima ristampa del romanzo nel luglio 2010.
Valentina Pedroni
Nel 2008, l’8 marzo vide la luce “Giudicare la vita”, tre storie di donne scritte da Daniela Toschi, me e Marina Cirese, psichiatra Daniela, giudice come me Marina. I racconti che compongono il libro parlano della vita di ogni donna. Daniela parla del lavoro e del rapporto di coppia per le nuove donne che hanno incarichi impori e, riescono a fuggire ai loro aguzzini e chiedono la protezione dello Stato italiano che, nella famosa Legge Bossi Fini sul trattamento degli extra-comunitari, ha inserito l’art.18 che prevede un percorso di protezione, aiuto e recupero per queste donne, grazie ad un permesso di soggiorno per aiuto umanitario. Nel libro si affrontano le storie, gli aspetti psicologici e legali del problema. Ma la violenza sulla donna, estrema nel caso delle donne dell’art.18, si estende oltre, a forme di violenza psicologica e sull’identità della donna. Il tema, iniziato ad affrontare nel libro “Le donne dell’art.18”, viene sviscerato nell’ultimo libro, uscito l’8 marzo 2010, “Il Corpo di una donna”, scritto a quattro mani da me e Angela Galli, con un saggio sull’anoressia di Jinia Mukerjee Nath, psicologa indiana. Il libro è appunto una nuova ipotesi sulle cause dell’anoressia, un’ipotesi di tipo antropologico, che vede l’anoressia come forma estrema di violenza sulla donna. Questi tre libri formano quasi una trilogia sul tema della violenza di genere e riportano la storia e le esperienze di varie donne e diverse professionalità. L’impegno dell’editore Marco Del Bucchia continua, sta infatti per partire un Progetto Donna dal nome “Scilla e Cariddi”, che vedrà nascere opere di donne e i quaderni del Centro donna di Livorno.
Jacqueline Monica Magi
[singlepic id=2377 w=320 h=240 float=left] “Sambartolomeo”, o, come diminutivo “Sammèo”, nel linguaggio antico stava ad indicare un bambino particolarmente vivace e rompiscatole. Il 24 agosto a Pistoia c’è appunto la festa di S.Bartolomeo Apostolo, protettore dei bambini, durante la quale è usanza portare i figli a far “ungere” (benedire) nella chiesa di San Bartolomeo in Pantano, in centro storico. Nell’occasione i banchi vendono le corone con i biscotti. Per inciso, la mì nonna paterna, come rafforzativo, usava dire “Sambartolomeo spellato”, infatti è per questo che, spesso, S.Bartolomeo Apostolo, nell’arte, viene raffigurato spellato, perché pare che sia stato ucciso così.
Stefano Porciani
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