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“Siamo noi gli Oasis italiani”

[singlepic id=2751 w=420 h=340 float=left]A differenza degli originali Oasis, tra i Rubbish regna l’armonia e l’affiatamento. Insieme dal 2008, i cinque componenti del gruppo si dedicano con capacità e successo a portare in giro per la Toscana, e non solo, le note della famosa band inglese: Andrea Tonti (voce), Luca Paolinelli e Marco Accorroni (chitarre), Giuliano Simone (bassista) e Sergio Simone ((batterista) ripropongono con precisione ed accuratezza i maggiori successi degli anni ‘90 (da Wonderwall a Champagne Supernova), ricreando con giochi di luci e suoni le ambientazioni sonore e visive che hanno reso famosi in tutto il mondo gli Oasis.

La comune passione per la band inglese e la sorprendente somiglianza fisica e canora del cantante a Liam Gallagher, hanno decretato il successo di questa tribut band. Successo che li porta ad esibirsi nei migliori locali della zona ed oltre almeno in cinque date diverse al mese: un repertorio di 35 pezzi, prove tre volte alla settimana per ampliare e migliorare la scaletta, due ore di spettacolo sono i numeri dei Rubbish.

I componenti del gruppo sono musicisti veri e completi, che non si limitano ad esibirsi con le cover di altri cantanti ma si mettono in gioco anche con inediti: 4/5 della band, infatti, con il vecchio chitarrista dei Rubbish, Luca Ciampricotti, si esibiscono anche con gli Understation mentre Marco Accorroni fa parte dell’Overdrive. Tanti sono stati i loro successi e i loro riconoscimenti, ma quando chiediamo loro di parlarci della più grande soddisfazione professionale non hanno dubbi: suonare al raduno nazionale dei fans degli Oasis al Keller di Prato. Bagno di folla, ragazzi in delirio a seguire nota dopo nota la loro esibizione. Prato è stata la piazza anche del loro ultimo concerto, il 15 ottobre al Siddharta.

Foto di: © Cristiano Brizzi, 2010 All Rights Reserved

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L’opinione di: Riccardo Ancillotti

“Grande impatto scenico e assoluta fedeltà dei suoni”

La prima cosa positiva che ho percepito ascoltando i Rubbish è stata la loro fedeltà ai suoni e all’impatto scenico sul pubblico, assolutamente due ingredienti indispensabili per definirsi tribute band e non più soltanto cover band, termini spesso fraintesi e confusi. I Rubbish sono ciò che definiamo una tribute band in quanto l’intento e il duro lavoro alle spalle non sono finalizzati solo ed esclusivamente ad una buona esecuzione, o ad una gradevole emissione di suoni, ma vanno ben oltre: un vero e proprio studio particolareggiato delle esatte sonorità di ogni singolo brano e di ogni parte strumentale, l’attenzione al modo di porsi di ogni singolo componente del gruppo e, chiaramente, l’indispensabile somiglianza vocale del cantante: tutte qualità che mettono in mano a questa band (più di molte altre) quelle carte che, se ben giocate, possono davvero portare grandi soddisfazioni.

19,

ott at 11:07 AM

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One Response to “Siamo noi gli Oasis italiani”

Margherita 23 ottobre 2010 at 15:49

Una tribute band come poche in giro. Venerdì 15 ottobre il siddharta è diventato Wembley e i Rubbish erano gli Oasis. L’emozione nel sentire una meravigliosa versione di ‘Wonderwall’, ‘Live Forever’ dedicata a Loro, ‘Don’t look back in Anger’ coi ritornelli cantati a squarciagola dai ragazzi che riempivano il locale è stata veramente alta. Auguro a questa band fantastica il meglio, se riescono a far credere per una sera che gli Oasis siano tornati.

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