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“Siamo donne e nel cuore abbiamo l’arte”

Abbiamo incontrato le fondatrici dell’associazione culturale “Il Funaro”, splendida realtà culturale di Pistoia destinata a far parlare di sé.

Solo in geometria le rette parallele non si incontrano. Mai. Nella vita invece e in particolare in quella delle esperienze artistiche, l’inderogabile assioma geometrico mostra pertugi sondabili, nei quali, soprattutto il teatro, penetra inesorabilmente.
[singlepic id=2334 w=320 h=240 mode=watermark float=left]“Nel 2003 è nata l’Associazione Culturale Teatro Studio Blu – racconta Antonella Carrara, una delle magnifiche quattro (con Francesca Giaconi, Mirella Corso e Lisa Cantini) di quello che è poi diventato il Funaro – ed è stata la conseguenza naturale della passione, condivisa con le altre fondatrici, per il teatro.

L’associazione si è occupata fin dall’inizio di formazione teatrale e ha sviluppato nel tempo un solido lavoro di base con un’ampia offerta di laboratori annuali molto seguita sul territorio. Il nostro obiettivo è sempre stato, comunque, la creazione di un Centro Teatrale, uno spazio indipendente dedicato alla ricerca, allo studio, alla creazione in stretto contatto con lo scenario internazionale.

Per questo, fin dai primi anni, la nostra attività si è arricchita con i percorsi professionali e abbiamo avuto l’onore e la gioia di condividere il nostro progetto con Maestri internazionali di grande qualità”.
Il presupposto metaforico è solo una banale variante per introdurre e cercare di riassumere la splendida realtà culturale de “Il Funaro”, quella fucina di idee, quel laboratorio indispensabile, quel trampolino di lancio, quella zattera di salvataggio, quell’agglomerato artistico che sorto sulle ceneri di un angolo di Pistoia dimenticato e abbandonato ha saputo (ri)sollevarsi ed ergersi a faro della vita culturale della città.

[singlepic id=2335 w=320 h=240 mode=watermark float=left]“Il Centro Culturale Il Funaro, oggi, rappresenta tutto questo. E’ il nostro sogno – continua Antonella Carrara, incarnando, con le sue affermazioni, l’umore che avvicina le quattro ragazze pistoiesi – che si è avverato e credo che la sua unicità risieda oltre che nella struttura stessa (davvero portentosa, ndr), nello sviluppo dell’attività su due livelli paralleli, la formazione di base e i percorsi professionali, nonché nella cura e nella professionalità con la quale questo meraviglioso patrimonio informale viene sistematicamente gestito”.

Ma cos’è, esattamente, Il Funaro. Una cantina dove si produce del buon vino accanto alle bottiglie d’annata tenute a riposare per dare loro la migliore stagionatura, una fusione costante del teatro che verrà e che non può prescindere dal teatro che è stato. Non a caso, nel centro pistoiese, in via del Funaro (bando ad inutili fantasie emotive ed evocative), stage e workshop sono affidati a maestri di calibro internazionale, come Andres Neumann, Enrique Vargas, Juan Carlos Corazza e Jean-Guy LeCat, registi e scenografi di fama internazionale che hanno individuato nel fiorente centro interculturale pistoiese il loro gancio ideale globalizzante, un ponte sospeso, ma non per questo instabile, tra le culture andine e dell’altro emisfero con il solido tessuto connettivale europeo.

[singlepic id=2336 w=320 h=240 mode=watermark float=left]“Sono felice di poter dire – aggiunge Antonella Carrara, portavoce ufficiale de Il Funaro – che i nostri associati hanno un’età che va dai 6 ai 90 anni e che il Centro è frequentato sia da pistoiesi che da persone che vengono da altre città del territorio italiano ed europeo”.
Perché Il Funaro non è quella scuola chiusa dove possono avere accesso soltanto coloro che sono in possesso delle chiavi della comunicazione teatrale. Il centro culturale pistoiese è, contemporaneamente, maestro e discepolo, docente e discente, protagonista e spettatore, un centro gravitazionale attorno al quale ruotano, con sistematica ed indispensabile irregolarità, una serie di informazioni, prodotti ed effetti collaterali che partono e tornano al teatro solo dopo aver a lungo ispezionato molti altri campi dell’interpersonalità: la biblioteca, le attività, le sezioni, i laboratori, i progetti, gli interscambi, gli spettacoli, gli incontri, la musica.

“Il cuore della nostra attività – conclude Antonella Carrara – rimane il teatro ma non siamo ovviamente chiusi a contaminazioni con altre forme d’arte”. Che vuol dire praticamente tutto, proprio spolverando nelle sue viscere etimologiche il concetto di teatro, che si fonda su due elementi principali: l’attore e lo spettatore. Bene. A Il Funaro, questa secolare dicotomia, tende a fondersi e confondersi, nel segno della più alta aspirazione delle loro fondatrici. “La speranza è che un domani il riconoscimento possa trasformarsi anche in sostegno economico, perché davvero il nostro Funaro è e possa soprattutto essere e diventare uno spazio aperto e vissuto dall’intera città”.

2,

ago at 6:22 PM

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